VIENI AVANTI, MARINO! - FINITA LA (BREVE) LUNA DI MIELE, L’ALLEGRO CHIRURGO COLLEZIONA DISASTRI: IL PASTICCIACCIO DEL NUOVO CAPO DEI VIGILI È DA ANTOLOGIA

1. LA PROFEZIA DELLA «MUSATA»
Maurizio Fortuna per "Il Corriere della Sera - Roma"


La frase, pronunciata in forma privata qualche giorno fa da un autorevole esponente del Pd, suonava pressappoco così: «Mi auguro, per Roma e per il sindaco stesso, che Marino prenda al più presto una musata. Perché prima la prende e prima correggerà il suo atteggiamento, di fronte alla città e di fronte alle forze politiche». Frase forse ingenerosa ma profetica, visto che dopo pochi giorni, la musata Marino l'ha presa per davvero, con l'incredibile vicenda del comandante dei vigili urbani.

La storia è nota: il prescelto, colonnello dei carabinieri Oreste Liporace, presentato in pompa magna dal sindaco stesso come l'uomo che avrebbe dovuto «restituire l'orgoglio della divisa» a un Corpo dei vigili rassegnato e sfiduciato, non ha i requisiti chiesti nell'«avviso pubblico» con il quale Marino ha voluto individuare il nuovo comandante. Novantanove curricula sono arrivati in Campidoglio, cinque le persone che, in fondo alla selezione, hanno meritato un colloquio faccia a faccia con il sindaco. Che alla fine ha valutato e deciso.

Peccato che la scelta si sia rivelata viziata dalla mancanza dei requisiti.
È così, quella che doveva essere una grande operazione di moralità, riforma del Corpo, trasparenza (ma i nomi dei partecipanti al bando - chiusi in cassaforte - non li ha mai visti nessuno) si è goffamente trasformata in un boomerang che colpisce in pieno il primo cittadino della Capitale.

Certo, qualcuno ha sbagliato, ed è importante capire chi: ma è più importante ancora correggere l'errore. E l'unico modo di limitare i danni è risolvere rapidamente e con eleganza istituzionale il nodo del Comandante, senza dover assistere a beghe intestine o a polemiche da basso impero.

Anche perché un corpo della Municipale acefalo non conviene a nessuno, meno che mai ai cittadini. Se ne è avuta la riprova ieri, quando il II Gruppo dei vigili (quello che si occupa dello stadio Olimpico, per intenderci) ha deciso la convocazione dell'assemblea in concomitanza con la partita Roma-Napoli, uno degli eventi più attesi (e più temuti) di questo periodo.

Un'assemblea in polemica con le decisioni del sindaco, certo, ma che fa a cazzotti con gli interessi della città.
Ma proprio gli interessi della città sono rimasti ai margini: errori gravi, opacità, operazioni maldestre e una sostanziale mancanza di chiarezza hanno accompagnato tutta questa vicenda, dall'allontanamento del comandante Buttarelli alla scelta infelice di Liporace.

Rischia di affievolirsi perfino l'appoggio che la stragrande maggioranza dei romani ha dato al sindaco Marino in questa operazione di riorganizzazione - possibile forse solo grazie a un comandante esterno - della Municipale. E se verrà a mancare il sostegno dei cittadini, la riforma del Corpo non sarà difficile, sarà impossibile. Quindi, auguriamoci che Marino sappia risolvere in fretta il caso del Comandante, anche perché sembra essere atteso (vista la profezia dell'autorevole esponente pd) da un problema infinitamente più complesso, quello dei rapporti con il Partito democratico. Auguri.


2. DAI RIFIUTI AI FORI PEDONALI, GLI SCIVOLONI DEL CAPO DI GABINETTO
Da "Repubblica - Roma"

Cose che capitano quando più che la preparazione si premia la fedeltà. E dire che il sindaco Marino aveva giurato e spergiurato che mai, nella scelta dei collaboratori, si sarebbe fatto guidare dalla seconda, dimenticando la prima. E invece, come un Alemanno qualsiasi, allorché si è trattato di nominare il capo di gabinetto, vale a dire il vertice tecnico- politico dell'amministrazione, l'inquilino del Campidoglio ha optato per un uomo di strettissima fiducia, già alle sue "dipendenze" a palazzo Madama dove presiedeva la commissione sugli errori sanitari.

Sovrapponibile al punto che «lui sono io», ama ripetere Marino per segnalare agli interlocutori la perfetta sintonia con il suo braccio destro: conversare con uno equivale a parlare con l'altro.
E pazienza se, in poco più di cento giorni, il funzionario del Senato Luigi Fucito ne ha combinate delle grosse. Celandosi, quasi sempre, dietro tutti i passi falsi del sindaco, l'ultimo sul curriculum del colonnello Liporace che lui ha sbagliato a valutare.

Talmente «onnipresente e accentratore», secondo la definizione dei detrattori, da risultare ormai inviso a mezza giunta, a buona parte dello staff e alla quasi totalità dei consiglieri comunali.
Ha cominciato presto il giovane capo di gabinetto. Fin dal progetto più caro al sindaco-chirurgo, quella pedonalizzazione dei Fori su cui Marino s'è giocato la faccia rischiando di perderla per colpa del suo imprudente collaboratore.

Ideatore del meccanismo in base al quale, non avendo il Comune i soldi per finanziare i lavori necessari alla chiusura dello stradone lungo il Colosseo, ha individuato
in Roma Metropolitane il soggetto attuatore dell'intera operazione, spostandone il costo sui fondi della metro C, come se lo stop alle auto fosse un cantiere della terza linea sotterranea. Non contento, più o meno negli stessi giorni, Fucito ha fatto firmare a un sindaco del tutto ignaro l'opposizione al ricorso straordinario presentato dai cittadini della Valle Galeria al presidente Napolitano contro la discarica di Monti dell'Ortaccio.

Una vicenda che, pare, Marino abbia scoperto solo dai giornali («Quando Fucito mi fa firmare gli atti, io mi fido» avrebbe urlato a chi gli chiedeva spiegazioni), per poi scatenare tutta la sua rabbia. Conseguenze? Nessuna. Da buon incassatore, Fucito ha continuato a essere l'ombra del sindaco, a seguirlo in ogni dove, dai vertici ministeriali ai comitati per l'ordine pubblico. «Lui sono io». Almeno sino a ieri. Domani, dopo la figuraccia sul nuovo comandante dei vigili, chissà.
(gio.vi.)

 

Regina Dassu Marino Abete e Giovannini Ignazio Marino e Luigi Abete Ignazio Marino premia Nicolo Bassetti oreste liporace

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