QUANTO VALE UN LETTO SFATTO? 2 MILIONI E MEZZO DI STERLINE - È QUESTA LA CIFRA A CUI È STATA VENDUTA, NEL 2014, L'OPERA "MY BED" REALIZZATA DA TRACEY EMIN NEL 1998 - ANTONIO RIELLO: "LA SI PUÒ AMMIRARE NELLA MOSTRA CHE LA TATE MODERN HA DEDICATO ALL'ARTISTA FIGLIA DI EMIGRANTI DI MODESTE CONDIZIONI ECONOMICHE" - "SONO ESPOSTI MOLTI ALTRI LAVORI CHE COSTITUISCONO UN ONESTO E SPIETATO COMPENDIO VISUALE DELLE SOFFERENZE CHE LA VITA HA IMPOSTO AD UNA DONNA. UNA GIOVENTÙ DI ABUSI CULMINATA ANCHE CON UNO STUPRO. MOMENTI DI BUIA DEPRESSIONE. POI UN ABORTO E..."

Antonio Riello per Dagospia

 

tracey emin

"My Bed" (1998) è un'opera che rappresenta un momento cruciale per l'Arte Britannica. Il paesaggio artistico inglese è stato marcato dalla sua irriverenza quasi aggressiva e rigurgitante di espliciti contenuti sessuali. Nel 1999, "My Bed" fu in lizza per vincere il Turner Prize, ma per un soffio non vinse. In compenso, nel 2014, passò in asta a più di due milioni e mezzo di sterline. È un letto sfatto avvolto dal tipico disordine di un'adolescente tardo-punk. Soprattutto mostra i segni inequivocabili di una caotica e impetuosa vita sentimentale.

 

Lo si può ammirare nella mostra (curata da Maria Balshaw, Alvin Li, Jess Baxter e Harry Weller) che la Tate Modern dedica a Dame Tracey Emin (1963). Più che una semplice artista lei fa ormai parte dei "National Treasures". Il successo di Tracey Emin, figlia di emigranti (il padre è originario di Cipro) di modeste condizioni, tra l'altro simboleggia magnificamente un riscatto culturale-sociale e testimonia che l'inclusione è qualcosa di possibile.

 

te my bed 03

Corrono voci che le fosse stata offerta, come di rito si fa con gli artisti britannici di fama, una mostra alla Tate Britain. Ma che lei abbia insistito per la Tate Modern ritenendola più adatta al suo status.

 

Sono qui esposti, assieme all'eponimo letto, molti altri lavori che costituiscono una specie di diario/confessione. O meglio: un onesto e spietato compendio visuale delle sofferenze - anche fisiche - che la vita ha imposto ad una donna (e alla sua eccezionale resilienza). Una gioventù di abusi culminata anche con uno stupro. Momenti di buia depressione. Poi un aborto e, anni dopo (2020), un cancro che ha lasciato purtroppo dei segni indelebili sul corpo. 

 

riello 3

La serie delle coperte/patchwork ricamate è quella che personalmente preferisco. L'idea stessa di coperta - primo scudo domestico contro le minacce della vita - mostra con chiarezza in anticipo il bisogno di proteggersi dell'artista. "Hotel International" (1993) e "Mad Tracey from Margate - Everyone's been there" (1997) sono tra le opere più belle di questo periodo. Assolutamente superba l'opera-poltrona dal titolo "Their Lots Money Chairs" (1994).

 

Alcuni video: How it Feels" (1996) e l'auto-ironico "Why I never become a dancer" (1995). Meno noti di altre sue opere, meritano senz'altro di essere visti. C'è anche la ricostruzione dell'interno del suo storico studio londinese.

 

Ovviamente le classiche scritte al neon (spesso ispirati dalle insegne di Margate, cittadina sul mare dove Tracey Emin è cresciuta) non potevano mancare: "Just like nothing" e tanti altri testi che rimandano a momenti più o meno disperati. Si alternano ad installazioni che mostrano raccolte di foto o di piccoli disegni. "My Future" (1993), probabilmente la più interessante, mostra una sua lettera, un dente perduto e il passaporto dell'epoca (dove risulta come una "fashion designer")

tm blanket

 

E' quindi la volta delle sculture in bronzo, tra cui la più drammatica è la "maschera mortuaria" dell'artista (fatta evidentemente ancora da viva). Molti quadri. Sono tutti belli tosti e molto focalizzati sul corpo dell'artista. Ma, forse, sono un po' troppi. Nel senso che appaiono abbastanza simili e rischiano dunque di diventare un po' ripetitivi (questo è anche il parere di Jackie Wullschlager che scrive sul Financial Times e di Jon Bird che scrive su Le Monde Diplomatique).

 

La Tate ha confezionato una mostra che omaggia una grande e geniale artista che, in estrema sintesi, spaccia con grande generosità la propria intimità. Ovvero trasforma in opere d'arte - senza remore - il suo dolore personale. Una pratica assodata nell'Arte Contemporanea, fin dai tempi di Van Gogh. Un sentimento di diffusa commozione è garantito in questi casi. Proseguendo verso l'uscita due domande possono affiorare.

 

te blanket 03

La prima riguarda tutte le retrospettive. Come varia (se varia) il rapporto del pubblico con opere nate in un contesto di 20/30 anni fa? I codici di riferimento cambiano assai velocemente. E cambia anche la tolleranza allo scandalo. Il letto di Tracey Emin che effetto ci fa oggi, rispetto a quello che induceva nel 1998/99? Ci sembra probabilmente più innocuo e meno dirompente. Per qualcuno è addirittura una icona semi-archeologica del Regno Unito nell'età di Tony Blair.

 

La seconda ha a che fare con la specifica attitudine di Tracey Emin. Se entri nella sua dolente narrativa personale - e ci rimani - tutto è pregnante ed empatico (succede comunque con un gran numero di visitatori). Se però ti stacchi - anche solo per un po' - dal contesto privato dell'artista allora il coinvolgimento prodotto dalle opere è meno intenso. Almeno in alcuni casi, le creazioni artistiche iniziano ad avere bisogno delle vicende biografiche dell'artista. Possono insomma non riuscire, talvolta, ad essere abbastanza autonome.

 

te hotel international

Dopo l'uscita i visitatori sono accolti da un irresistibile merchandising molto "gattoso" (i bookshop dei musei britannici sono sempre più colonizzati dai mici). Il catalogo vale in ogni caso la pena di acquistarlo.

te their lots money chairste mad tracey from margatete funerary mask 03te in her studiotracey emin tracey eminTracey EminTracey EminTracey Eminritratto di tracey emintracey eminte painting 18te my futurete neon installation 02te funerary mask 01te entrancete bronze sculpturete my bed 01te painting 07te painting 14te bookshop 01te painting 01te bookshop 02te studio viewte painting 09

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