giorgia meloni emmanuel macron sergio mattarella

"MATTARELLA HA CONSOLIDATO IL SUO CONTROLLO SULLE SCELTE DEL FUTURO GOVERNO" – STEFANO FOLLI: “PUÒ PIACERE O NO, MA È COSÌ. E TALE CONTROLLO, COME TUTTI SANNO, SI ESERCITERÀ IN PRIMO LUOGO SULLA NOMINA DEI MINISTRI" - "IL CAMMINO DEL GOVERNO MELONI IN EUROPA SARÀ FATICOSO. TUTTI GLI OCCHI SONO SU DI LEI, NEL TIMORE CHE VOGLIA FARE DELL'ITALIA UNA SECONDA POLONIA. OVVERO CHE FINISCA PER RESTITUIRE SLANCIO ALL'ESTREMA DESTRA FRANCESE E TEDESCA: LA VERA ANGOSCIA D'OLTRE CONFINE..."

Stefano Folli per “la Repubblica”

 

LA DRAGHETTA - BY EMAN RUS

Secondo Draghi, è "la curiosità, non la preoccupazione" il sentimento prevalente in Europa nei confronti del nuovo corso in Italia. Frase rassicurante e ottimista, ma non proprio esatta, se si guarda a quello che è successo ieri (venerdì 7 ottobre).

 

Non è cosa di tutti i giorni leggere critiche così esplicite da parte di una ministra francese (l'intervista a Repubblica della responsabile degli Affari Europei) e sentire il nostro presidente della Repubblica replicare che "l'Italia sa badare a se stessa".

 

sergio mattarella emmanuel macron mario draghi 2

Per finire con il presidente francese che corregge, ma più che altro nella forma, la sua collaboratrice, visto che si limita a esprimere stima e fiducia nel presidente Mattarella, garantendo che "lavoreremo con chiunque egli nominerà": beninteso, "senza rinunciare ai nostri valori". Un attimo prima Macron aveva elogiato Draghi con parole quasi commosse, lasciando trapelare il rimpianto di non poter continuare a collaborare con lui.

 

laurence boone 1

Se si mettono insieme i tasselli, emerge la foto della fase che si apre a Roma in rapporto all'Europa. La Francia dà voce a una diffidenza non solo sua, perché quanto meno coinvolge Berlino. In sostanza, l'asse che regge l'Unione.

 

Il fatto che sia il governo francese a esporsi in una polemica preventiva assai inusuale verso un Paese come l'Italia - non una nazione marginale, bensì tra i fondatori dell'Europa politica - , si spiega con il rapporto privilegiato che Parigi intrattiene con Roma.

 

VIKTOR ORBAN GIORGIA MELONI

È un'ingerenza? Secondo il vecchio riflesso nazionalista, senza dubbio lo è. Ma nell'Europa integrata di oggi non è facile stabilire dove passa il confine delle interferenze, specie quando si parla di valori comuni e fondanti.

 

Comunque sia, l'avvertimento a Giorgia Meloni non potrebbe essere più ruvido. Ed è comprensibile l'irritazione di chi ha appena vinto le elezioni e si sente trattare con sufficienza. Ma il passaggio che l'Unione vive è assai delicato e quel che succede in Italia coinvolge, è inevitabile, anche il destino dei nostri vicini: tedeschi, spagnoli o francesi che siano. Dove esistono i valori, ma anche gli interessi.

 

Ribattere quindi accusando Parigi di "interferire" con i nostri processi democratici serve a poco. O meglio, getta le premesse per ulteriori frizioni. Non proprio quello che serve all'Italia, tanto è vero che la prima convinta di doversi muovere nella scia di Draghi sembra la premier in pectore. La quale peraltro non può passare sotto silenzio l'incidente.

 

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI MEME

Qui entra in gioco Sergio Mattarella. La sua risposta ai francesi è netta e ovviamente anche dovuta: a essere attaccato è il partito che sta per esprimere il presidente del Consiglio e nessuno deve nemmeno sospettare che le scelte del Quirinale siano condizionate da fattori esterni. Quindi il capo dello Stato, tutelando Giorgia Meloni, tutela anche il suo ruolo istituzionale. Un punto che le prime dichiarazioni francesi sembravano mettere in dubbio, sia pure in modo indiretto.

 

Dall'episodio si possono trarre due conseguenze. La prima è una conferma: il cammino del governo Meloni in Europa sarà faticoso. Tutti gli occhi sono su di lei, nel timore che voglia fare dell'Italia una seconda Polonia. Ovvero che finisca per restituire slancio, magari in modo involontario, all'estrema destra francese e tedesca: la vera angoscia d'oltre confine.

 

SERGIO MATTARELLA MARIO DRAGHI MEME

La seconda riguarda il Quirinale. Anche in virtù degli ultimi fatti, Mattarella ha consolidato il suo controllo sulle scelte del futuro governo. Può piacere o no, ma è così. E tale controllo, come tutti sanno, si eserciterà in primo luogo sulla nomina dei ministri.

 

Macron ha detto in sostanza che l'Italia di cui gli europei si fidano è quella di Mattarella e Draghi. Ora però sul palcoscenico c'è la giovane Meloni. Puntare sulla destabilizzazione può essere molto pericoloso, chiunque concepisca questo disegno. Mattarella ci ha invece detto che lui lavora per la stabilità e una normale dialettica.

Articoli correlati

IL MINISTRO BOONE FA INCAZZARE MELONI E MENTANA: VIGILEREMO SU DIRITTI E LIBERTA\'...

MATTARELLA CONTRO IL MINISTRO BOONE: L\'ITALIA SA BADARE A SE STESSA NEL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…