MI SI NOTA DI PIÙ SE VENGO E ME NE STO IN DISPARTE O SE NON VENGO PER NIENTE? - MAURIZIO SARRI È INCERTO SE PRESENTARSI AL DERBY CONTRO LA ROMA. IL MOTIVO? L'ALLENATORE HA INTENZIONE DI PROTESTARE CONTRO LA DECISIONE DI FAR GIOCARE LA PARTITA DOMENICA ALLE 12 (SARRI AVEVA DETTO NEI GIORNI SCORSI: "SE SI GIOCA ALLE 12 IO NON VENGO") - REPUBBLICA: "ALLA FINE L'ALLENATORE NON LASCERÀ SOLA LA SQUADRA IN UNA PARTITA COSÌ IMPORTANTE. MA CERTO LA RABBIA PER LA SCELTA LO STA FACENDO RIFLETTERE"
Estratto dell'articolo di Giulio Cardone per www.repubblica.it
Il derby fantasma della Lazio. I tifosi non saranno nella loro curva per lo sciopero contro Lotito – appena mille i biglietti venduti nel settore Nord – e c'è pure Maurizio Sarri che minaccia di non presentarsi per protesta contro la decisione di far giocare la sfida con la Roma domenica alle 12.
In realtà alla fine l'allenatore non lascerà sola la squadra in una partita così importante e nella quale i suoi giocatori non potranno contare sul sostegno della gente laziale (un inedito assoluto nel derby), ma certo la rabbia per la scelta lo sta facendo riflettere.
Valentin Castellanos maurizio sarri
Di sicuro al momento Sarri è ancora combattuto e una mossa dimostrativa e polemica vorrebbe farla, senza arrivare al punto di disertare la panchina, il che potrebbe teoricamente costargli una multa da parte della società (a meno che non presenti un certificato medico). “Non parlerò con i media prima e dopo la gara”, aveva detto tra l'altro. Su questo il tecnico toscano potrebbe non tornare indietro e allora la multa la pagherebbe la società per gli obblighi previsti dagli accordi contrattuali tra la Lega e la tv (Dazn) che detiene i diritti per trasmettere la gara. [...]
In effetti la sanzione prevista dal regolamento per la squadra che non si presenta è proprio quella, un punto di penalizzazione, oltre allo 0-3 a tavolino. “A quell'ora ci giocano loro, non io. Sono gli errori fatti dalla Lega (al momento di programmare il calendario, ndr), ora devono rimediare. Si vuole farlo facendo passare come fosse normale giocare alle 12.30 a fine maggio, ma questo normale non è”, aveva concluso. Il gesto forte – per passare dalla provocazione dialettica alla protesta vera che resta nella storia - sarebbe arrivare in panchina, salutare Gasperini, dare le ultime raccomandazioni alla squadra e poi andarsene, tornare negli spogliatoi.
A Formello sono convinti che rinuncerà all'iniziativa rivoluzionaria per non far mancare la sua presenza – già nella finale di Coppa Italia non era in panchina per la squalifica – alla squadra, tra l'altro in un momento di difficoltà morale e fisica. Per Sarri la rabbia resta, la tentazione di mandare tutti a quel paese pure, ma la sua priorità è il rapporto con un gruppo che l'ha sempre seguito, tra mille problemi, in quella che lui ha definito “la stagione più difficile della carriera”.[...]


