appendino e sala

MILANO/TORINO 2026: SOLO IN ITALIA SI POSSONO CANDIDARE PER LE OLIMPIADI INVERNALI DUE CITTÀ CHE NON VOGLIONO STARE INSIEME E CHE HANNO IMPIANTI A 6-8 ORE DI DISTANZA (VEDI BORMIO-SESTRIERE). MA I GIOCHI INVERNALI SONO MESSI COSÌ MALE CHE IL CIO POTREBBE ANCHE DARE L'OK. E A QUEL PUNTO APPENDINO E SALA DEVONO DECIDERE CHI SI PRENDE LE LUCI DELLA RIBALTA E CHI GLI AVANZI

1. TORINO FRENA SULL' ALLEANZA "NON FAREMO DA STAMPELLA PIUTTOSTO NIENTE GIOCHI"

Luca Ferrua per ''La Stampa''

grillo appendino

 

Il messaggio che arriva da Torino è chiaro: se martedì il Cio dovesse indicare come unica opzione la candidatura Milano/Torino i piemontesi sono pronti a dare battaglia ma non a schierarsi con i lombardi. La sindaca Chiara Appendino aspetta notizie dalla Svizzera prima di fare dichiarazioni ufficiali ma la sua posizione - con il suo entourage come con il territorio - è la stessa da settimane e ieri al suo fianco sono scesi tutti i Comuni montani, quelli delle Montagne Olimpiche del 2006.

 

Hanno scritto una lettera ufficiale - firmata dal loro leader e sindaco di Sestriere Valter Marin - al presidente del Coni Malagò per mettere nero su bianco che tutto il sistema di impianti che ha ospitato i Giochi vent' anni fa è pronto a scendere in campo «solo ed esclusivamente con la Città di Torino». Tradotto «meglio niente che con Milano».

 

Un messaggio condiviso anche da quel pezzo di Movimento Cinque Stelle che nelle ultime settimane aveva messo in crisi la maggioranza in Comune a Torino proprio sulle Olimpiadi. Ieri i dissidenti pentastelllati postavano sulle loro pagine Facebook commenti di questo tono: «C' è solo una cosa peggiore delle Olimpiadi a Torino, farle con Milano».

 

L' operazione Torino 2026 ha rafforzato il dialogo della sindaca Appendino con il territorio, anzi l' ha di fatto trasformata in punto di riferimento abbattendo quegli steccati di diffidenza che la sua militanza nei Cinquestelle aveva creato. È stato l' intervento della sindaca di Torino ha riportare il Piemonte dentro una partita olimpica che a fine 2017 aveva un solo giocatore: Milano.

 

BEPPE SALA

A gennaio il Coni ha dato il via libera allo studio di fattibilità per il capoluogo lombardo e chi lo compilato si è reso conto che la soluzione migliore per i milanesi è un' alleanza con Torino, un' operazione capace di rendere molto più sostenibile anche la candidatura milanese. Ma il dialogo tra le due città non è mai cominciato e, nonostante la cordialità dei rapporti tra i due sindaci, al momento sembra difficile che i due protagonisti principali dello scenario politico del Nord-Ovest trovino le basi per lavorare insieme. E l' assenza di un governo a fare da mediatore complica le cose.

 

In futuro comunque il peso del governo in questa vicenda sarà decisivo e guardando al fronte Cinque Stelle sia Grillo che Di Maio si sono espressi a favore della candidatura di Torino.

 

malago'

I torinesi hanno un rapporto complicato con Milano e sull' altare del non dialogo sono pronti a sacrificare anche le possibili ricadute sul territorio del ruolo attore non protagonista agli eventuali Giochi del 2026. Torino dovrebbe mettere in campo un paio di impianti in città, mentre il bob e il salto sarebbero oggetto di una trattativa con i Comuni montani.

 

Tutti gli attori piemontesi in questo momento non aprono neanche lo spioncino della porta al dialogo con Milano, ma molto dipenderà dalla posizione espressa dal Cio martedì: se dovesse chiudere alla soluzione «andiamo da soli» dei torinesi lo scenario potrebbe cambiare. Anche se è difficile pensare che la montagna piemontese faccia da comparsa in un progetto che avrebbe come fulcro un pericoloso concorrente come Bormio.

 

OLIMPIADI INVERNALI TORINO

I torinesi poi sono convinti che il loro progetto di riciclo degli impianti del 2006 e i loro Giochi a basso impatto ambientale e a costo ridotto siano più in linea di quelli di Milano con le direttive del Cio. Un' idea destinata a vivere sicuramente fino a martedì.

Poi tutto sarà più chiaro.

 

 

2. ANCHE MILANO BALLA DA SOLA "TANDEM? FORMULA CURIOSA LA NOSTRA CITTÀ SIA CAPOFILA"

Alberto Mattioli per ''La Stampa''

 

 

LA RAMPA DI LANCIO SLAVINATA DEL TRAMPOLINO DI PRALEGATO

Un MiTo a Cinque cerchi? Chissà. Nella parte Mi della strana coppia che il Coni vuole candidare alle Olimpiadi invernali del 2026 prevale, per ora, la prudenza. Certo, è partita la lettera del sindaco, Beppe Sala, con la manifestazione di interesse di Milano e anche il post su Facebook che ne informava i cittadini. Ma con due «ma»: il primo è che non si tratta della «candidatura della città di Milano/Torino» immaginata dal Coni («Una formula curiosa», chiosa qualcuno a Palazzo Marino), bensì di Milano e basta. Il secondo è che tutto è subordinato alle decisioni del governo, «e un governo per ora non c' è, né abbiamo alcuna idea delle condizioni che verranno poste», come spiega l' assessore milanese allo Sport, la piddina Roberta Guaineri.

L ILLUMINAZIONE DISMESSA DELLO SLALOM DEL SESTRIERE

 

Aggiungendo, giusto per mettere un altro puntino sulle «i», di non ricordare «due città candidate insieme per la stessa Olimpiade».

Insomma, se Milano è interessata ai Giochi, è per farseli in casa. Torino idem, così per il momento le pre-candidature riguardano le singole città, non l' ircocervo immaginato da Malagò. Poi si vedrà: «Meglio seguire il percorso istituzionale. Noi siamo disponibili, ma spetta a governo e Coni decidere chi candidare davvero», dice Guaineri.

 

Solo «a titolo personale» accetta di dire quale delle tre opzioni preferirebbe, se Milano da sola, Milano e Torino insieme e Milano e Torino insieme ma con Milano capofila: «Mi piacerebbe la terza, per fare gioco di squadra e coinvolgere un territorio più ampio, però mantenendo il fulcro qui» (che poi, per inciso, è quel che succede di solito quando le due città provano a realizzare qualche iniziativa insieme invece di litigarsela).

L IMPIANTO DI BIATHLON SEPOLTO SOTTO LA NEVE

 

Intanto Sala incassa l' appoggio del nuovo governatore della Lombardia, Attilio Fontana, da sempre pro-Giochi: «È un' altra battaglia sulla quale ci impegneremo con la massima determinazione, perché io credo che le Olimpiadi siano un evento che la nostra Regione si merita». Orgoglio lombardo a parte, il segnale è importante, perché l' appoggio del leghista Fontana alla giunta milanese di centrosinistra significa che anche sul fronte politico si può «fare squadra» (l' espressione più usata in questi giorni, forse perché di derivazione sportiva).

 

L ALBERGO DA 120 POSTI AI PIEDI DEI TRAMPOLINI

Resta da capire se Milano sia pronta. «A livello organizzativo e ricettivo, sicuramente sì - assicura Guaineri -. Manca un Palazzetto dello Sport all' altezza, ma sarebbe l' occasione per farlo, finalmente». E già qualcuno immagina dove sistemare le gare, il fondo intorno al Castello Sforzesco, il pattinaggio e l' hockey al Forum di Assago o al Palalido, lo sci alpino forse a Bormio. Riservando magari ai torinesi lo slittino o il trampolino, visto che lì gli impianti li hanno già.

 

IL POLIGONO DEL BIATHLON SEPOLTO DALLA NEVE

Quanto alla candidatura «last minute» di Erzurum, non preoccupa troppo. Guaineri: «Il Paese che ospita i Giochi deve garantire il rispetto dei diritti umani e non mi sembra che attualmente sia il caso della Turchia». Meglio concentrarsi su Milano. Concesso e non dato che si passi da questa prima manifestazione d' interesse a una candidatura vera e propria, il relativo dossier sarà seguito in prima persona da Sala, che del resto, dopo Expo, ci è abituato. Il sindaco non lo dice apertamente ma, dicono, ci tiene moltissimo.

 

LADY GAGA AL FORUM DI ASSAGO MILANO

Alla città, al momento in grande spolvero, non parrebbe vero di portare sotto la Madunina un altro evento internazionale. Milàn l' è on gran Milàn. Guaineri non ha dubbi: «Sono certa che faremmo una bella figura».

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”