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DEL DIMON NON V’È CERTEZZA: NUOVO ATTACCO DEL GRAN CAPO DI JP MORGAN CHASE A TRUMP – “LA GUERRA COMMERCIALE RISCHIA DI COLPIRE LA CREDIBILITÀ DEGLI STATI UNITI. IL TENTATIVO DI RIMODELLARE IL COMMERCIO GLOBALE STA METTENDO IN DISCUSSIONE GLI USA COME ‘RIFUGIO’” – DIMON, TRA I BIG DELLA FINANZA, È QUELLO PIÙ DURO CONTRO IL TYCOON: DA GIORNI, LO CANNONEGGIA PUBBLICAMENTE, A DIFFERENZA DI MOLTI COLLEGHI PIÙ REALISTI DEL RE – LE GRANDI BANCHE AMERICANE GODONO: GRAZIE ALLA VOLATILITÀ DEI MERCATI, LE COMMISSIONI VOLANO (LE “BIG FIVE” AMERICANE HANNO INCASSATO 37 MILIARDI IN TRE MESI)

 

 

DAZI: CEO JP MORGAN, 'DA GUERRA COMMERCIALE TRUMP COLPO A CREDIBILITA' USA'

jamie dimon intervistato dal financial times

(Labitalia/Adnkronos) - La guerra commerciale di Donald Trump rischia di colpire la credibilità degli Stati Uniti. A sostenerlo è il Ceo di Jp Morgan Chase, Jamie Dimon chiedendo all'amministrazione Usa di negoziare con la Cina.

 

Dimon ha sostenuto in un'intervista al 'Financial Times', che gli Stati Uniti rimangono "un rifugio" grazie alla loro prosperità, allo stato di diritto e alla loro forza economica e militare ma la prosperità dell'America potrebbe essere minacciata dal tentativo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di rimodellare il commercio globale.

 

JAMIE DIMON - DONALD TRUMP

"Molte di queste incertezze stanno mettendo un po' in discussione tutto questo. Quindi se ne parlerà senza sosta fino a quando, si spera, questi dazi e queste guerre commerciali non si calmeranno e non spariranno, in modo che la gente possa dire: posso contare sull'America", sottolinea Dimon al quotidiano economico britannico.

 

Il Ceo di Jp Morgan Chase ha esortato gli Stati Uniti e la Cina a impegnarsi reciprocamente: "Non credo che ci sia un impegno in questo momento... non è necessario aspettare un anno. Potrebbe iniziare domani". "Quando hanno annunciato le tariffe il 'giorno della liberazione', erano molto diverse da quelle che ci si aspettava. E questo è stato scioccante per il sistema globale, non solo per gli Stati Uniti", sottolinea Dimon.

 

DONALD TRUMP E I MERCATI

"Penso che dovremmo essere chiari su ciò che stiamo cercando di ottenere", aggiunge Dimon, riferendosi ai dazi annunciati dal presidente Usa. "E penso anche che dovremmo farlo con gli alleati... Vorrei negoziare con l'Europa, con il Regno Unito, con il Giappone, la Corea, l'Australia, le Filippine e avere una relazione economica molto forte".

 

SORPRESA DEI BIG DELLA FINANZA USA, NESSUNO OGGI OSA ATTACCARE TRUMP. DAZI? «LA BUFERA PASSERÀ». E SPERANO TUTTI NELLA DEREGULATION BANCARIA

Estratto dell’articolo di Franco Bechis per www.open.online

 

DONALD TRUMP - WALL STREET

Nonostante la tempesta che ha fatto salire i mercati sull’ottovolante facendo perdere non pochi soldi a tutti, quasi nessuno dei grandi banchieri e finanzieri americani se l’è presa pubblicamente con Donald Trump e l’altalena dei dazi.

 

Forse non trovando il coraggio o semplicemente per non spaventare ulteriormente la clientela peggiorando le cose. Ma negli ultimi giorni quasi tutti nelle call con gli analisti finanziari per presentare i risultati del primo trimestre 2025 (con numeri record), pur ammettendo che le incertezze sul commercio internazionale pesano, hanno cercato di fare capire come anche in questa situazione loro abbiano l’opportunità di fare ugualmente soldi.

 

MEME SUL CROLLO DEL VALORE DEL DOLLARO BY TRUMP

Tanto è che nessuna delle grandi banche e istituzioni finanziarie nell’occasione ha cambiato le proprie previsioni sul risultato di fine anno rispetto a quelle date a gennaio. Il vero accento critico sulle tariffe è stato proprio sulla misura accolta con un certo sollievo nel resto del mondo e nell’immediato pure dai mercati: la sospensione del loro effetto per 90 giorni.

 

Secondo i principali banchieri americani, infatti, proprio questa scelta mette a rischio il loro futuro, allungando il periodo di incertezza e probabilmente provocando negoziati ancora più lunghi e incerti. Per alcuni di loro in quei colloqui il caos tariffe però sarebbe compensato e anche più dal guadagno che verrebbe da una deregulation bancaria e finanziaria promessa da Trump e a cui sta effettivamente lavorando il segretario al Tesoro Scott Bessent.

 

JAMIE DIMON A DAVOS

[…] «L’attenzione dell’Amministrazione Trump sul rafforzamento della posizione competitiva degli Stati Uniti», ha per esempio sostenuto davanti agli analisti David Solomon, presidente e amministratore delegato di Goldman Sachs group, «è lodevole. Allo stesso tempo è importante riconoscere che poche aziende hanno beneficiato di un ordine economico e finanziario post Seconda Guerra Mondiale più degli Stati Uniti. Ciò non significa che non siano necessarie riforme significative in alcuni settori».

 

DONALD TRUMP E I WALL STREET - VIGNETTA BY ALTAN

Una sorprendente carezza all’amministrazione Trump, a cui Salomon ne ha aggiunta una seconda, proprio sulla deregulation: «Apprezziamo», ha detto, «la forte attenzione dell’Amministrazione nel calibrare adeguatamente la regolamentazione per il settore dei servizi finanziari. A seguito della recente nomina di Michelle Bowman a Vicepresidente della vigilanza presso la Federal Reserve, continueremo a impegnarci attivamente su questi temi e speriamo di vedere progressi sostanziali in materia di capitale, leva finanziaria, liquidità e vigilanza».

 

[…] Se Solomon è stato uno zuccherino per Trump, un altro dei grandissimi banchieri come il presidente e amministratore delegato di BlackRock, Laurence Fink, ha spiegato la preoccupazione per una situazione di incertezza che lui non aveva mai visto in 49 anni in questo modo, ma ha aggiunto che «le opportunità di investimento negli Stati Uniti continueranno ad essere molto rilevanti», e che «la flessione del mercato è diversa da quella che abbiamo visto in altri shock della crisi finanziaria. Non vediamo rischi sistemici, non c’è una pandemia. Ovviamente c’è incertezza a breve termine, ma le grandi tendenze macroeconomiche che erano in atto 80 giorni fa, in realtà sono ancora presenti».

 

donald trump larry fink

Fink ha spiegato di non avere visto nemmeno con il crollo dei mercati «una vera capitolazione dei clienti azionari. In realtà nella maggiore parte dei casi, sempre più clienti ci chiedono quando dovrebbero entrare a comprare azioni». […]

 

[…] Il solo banchiere che ha criticato pubblicamente Trump sui dazi, e cioè Jamie Dimon, il capo assoluto di JP Morgan Chase & co, incontrando gli investitori a sorpresa non ha calcato la mano. Anzi, ha fatto un mezzo passo indietro a dimostrazione che in questo momento nemmeno i veri potenti d’America se la sentono davvero di andare a testa bassa contro Trump e la sua Amministrazione.

 

«Alcune delle questioni sollevate», ha risposto Dimon a una domanda sui dazi sollevata dall’analista di Bank of America, «esistevano già prima della nuova Amministrazione, come la situazione geopolitica, i deficit fiscali eccessivi, le normative mal fatte e tutto il resto.

 

SCOTT BESSENT INTERVISTATO DALLA MSNBC

Ovviamente, è positivo essere a favore della crescita, delle imprese e della deregolamentazione. Penso che la cosa migliore da fare sia permettere al Segretario del Tesoro e alle persone che lavorano con lui nell’Amministrazione di concludere il più rapidamente possibile gli accordi che devono fare con i nostri partner commerciali, per quanto riguarda le tariffe.

 

E penso che ci saranno accordi di principio, non saranno… gli accordi commerciali stessi sarebbero lunghi 5.000 o 10.000 pagine. E questo è il modo migliore per procedere in questo momento. Ciò non significa che non si verificheranno comunque alcuni degli effetti».

 

PETER NAVARRO - DONALD TRUMP - HOWARD LUTNICK

E l’uomo di JP Morgan ha versato camomilla sulla appetibilità dei titoli di Stato americani: «L’idea che il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni debba scendere è falsa», anche se sono difficili grandi previsioni sul futuro: «Ce la faremo. Abbiamo già avuto delle recessioni e cose del genere. Certo, la questione della Cina è una questione importante. Non so come andrà a finire. Ovviamente dobbiamo seguire la legge del paese, ma è un cambiamento significativo che non abbiamo mai visto in vita nostra…»

 

TRADER E GRANDI BANCHE: COME HANNO USATO L’INCERTEZZA PER AUMENTARE I GUADAGNI

Estratto dell’articolo di Giu. Fer. per il “Corriere della Sera”

 

david solomon 2

«I mercati sono molto volatili, questo spaventa le persone», sostiene Jamie Dimon, ceo di Jp Morgan Chase, il maggiore istituto di credito americano. Ma l’instabilità dei mercati […]si è trasformata in un’occasione di forti guadagni per le grandi banche di Wall Street.

 

Nel primo trimestre dell’anno, la volatilità globale ha alimentato utili record, più delle attese, spinti soprattutto dal boom del trading azionario. Così JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America e Citigroup hanno incassato nel complesso quasi 37 miliardi di dollari dai ricavi da trading, il risultato migliore da oltre un decennio.

 

MEME SUL CROLLO DEI MERCATI DOPO I DAZI DI DONALD TRUMP

[…] E mentre i numeri uno delle banche e delle istituzioni finanziarie, da Jamie Dimon a David Solomon, ceo di Goldman Sachs, a Larry Fink di BlackRock, lanciavano allarmi contro il rischio di recessione, provocato dai dazi di Trump, il trading azionario è stato il comparto più redditizio per le banche: nel primo trimestre di quest’anno i ricavi dei cinque istituti di credito, che hanno finora presentato i conti, sono saliti complessivamente a circa 16 miliardi di dollari, con un incremento del 34 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, calcola il Financial Times .

 

Tutti gli istituti hanno registrato ricavi record nella negoziazione di azioni. Goldman Sachs ha fatto meglio di tutte le altre banche, con 4,2 miliardi di dollari, ma Morgan Stanley, con una crescita del 45%, si è avvicinata alla rivale restando indietro solo di 70 milioni.

 

JP Morgan ha guidato il gruppo in termini di ricavi complessivi da trading pari a 9,7 miliardi di dollari, in crescita di circa un quinto rispetto all’anno prima.

 

Citigroup, che ha pubblicato ieri i conti, ha registrato un utile netto trimestrale in aumento del 20%, pari a 4,1 miliardi di dollari, mentre Bank of America ha segnato 7,4 miliardi, in crescita dell’11%. Sia Citi che BofA, però, hanno riportato incrementi più modesti nel comparto trading rispetto agli altri istituti, dato che possiedono strutture meno orientate a questo tipo di attività.

 

In crescita anche i ricavi sul mercato obbligazionario, che nelle ultime settimane ha visto un’ondata di vendite dei titoli di Stato americani, spingendo il rendimento dei Treasuries decennali fino al 4,5% la settimana scorsa e mettendo in allarme perfino l’amministrazione Trump, con un’improvvisa retromarcia da parte del presidente e la sospensione dei dazi reciproci nei confronti di tutti i Paesi ad esclusione della Cina.

 

CHARLES SCHWAB E RICHARD PENSKE CON TRUMP ALLA CASA BIANCA

L’occasione per nuove fortissime oscillazioni in Borsa e altrettanti guadagni. Secondo lo stesso Trump il broker Charles Schwab avrebbe incassato 2,5 miliardi in un giorno, il 9 aprile.

 

Nel complesso il trading delle banche sui titoli a reddito fisso includendo obbligazioni, valute e materie prime, è cresciuto del 6%, raggiungendo circa 21 miliardi di dollari, il livello più alto dalla fase acuta della pandemia nel secondo trimestre del 2020. […]

IL POST DI DONALD TRUMP CHE INVITA A COMPRARE SUI MERCATI PRIMA DI SOSPENDERE I DAZIfabio dazio - meme by emiliano carli L INSTABILITA ECONOMICA BY TRUMP - ILLUSTRAZIONE DEL FINANCIAL TIMES donald trump Larry Fink I WANT TO BREAK FEE - MEME BY EMILIANO CARLI

 

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