GABANELLI ALLA DERIVA(TI) - MI-JENA CONTRO L’ASSENZA DI REGOLE SUI TITOLI CHE AFFONDANO BANCHE E COMUNI, MA SUPERBONUS DIFENDE LA PROPOSTA TREMONTI

. LA FINANZA CHE DANNEGGIA I CITTADINI E L'ASSENZA DI REGOLE PER I DERIVATI
Milena Gabanelli per "Il Corriere della Sera"

«Per un nuovo inizio bisogna rimettere la finanza al proprio posto, la causa principale della crisi infatti è stata proprio il non svolgere il proprio ruolo. La finanza deve essere sussidiaria alle imprese». Enrico Letta apriva così il suo discorso al meeting di Rimini. Ma come si fa a rimettere la finanza al proprio posto?

Intanto in un Paese dove l'inglese lo conoscono in pochi è meglio parlare di «credit crunch», o dire «le banche non fanno credito»? Sempre a Rimini, Corrado Passera, in veste di ex ministro o di ex banchiere, dichiara che le imprese devono farcela senza il supporto delle banche, che invece a loro volta sono supportate dal denaro dei risparmiatori e dalla Bce. Servono idee per trovare posti di lavoro e non distruggere quelli che ci sono.

Servono idee anche per risolvere i problemi di chi con la finanza è riuscito a far deragliare l'economia reale e la vita dei cittadini. All'onorevole Giulio Tremonti le idee non mancano, e senza tanti clamori il 15 luglio scorso ha presentato il seguente disegno di legge che andrà in discussione con la riapertura dei lavori parlamentari: «Onorevoli senatori, i contratti cosiddetti derivati sono tra i principali fattori di lievitazione della massa finanziaria globale.

E, per questa ragione, sono tra i principali originatori della crisi finanziaria globale ancora in atto. Se introdotta, la presente normativa priverebbe sostanzialmente i cosiddetti strumenti derivati della componente speculativa». Poi disserta sui derivati buoni (un'assicurazione che ti protegge da rialzi eccessivi dei tassi di interesse) e quelli cattivi (che scommettono sui fallimenti degli Stati) e che hanno trascinato nei guai le imprese e gli enti locali.

Ma non fu proprio un decreto di Tremonti nel 2003 ad autorizzare gli enti locali a procurarsi risorse stipulando questi contratti senza misure di controllo? Da allora via libera a banche, prevalentemente estere, che hanno allettato funzionari pubblici che nella migliore delle ipotesi non capivano cosa stavano firmando, e in cambio di un po' di cassa (speriamo solo per l'ente) hanno strangolato per i secoli a venire Comuni, Province e Regioni.

Il divieto di Padoa-Schioppa
Quando il bubbone è esploso il ministro dell'Economia era Tommaso Padoa-Schioppa, il quale li ha sostanzialmente vietati in attesa che si promulgasse un regolamento del Mef che obbligava le banche a dichiarare in anticipo le probabilità che il derivato potesse essere utile ai conti dell'ente.

Come? Attraverso gli scenari probabilistici ideati dall'ufficio analisi quantitative della Consob all'epoca della presidenza di Luigi Spaventa. Poi è caduto il governo (2008), Tremonti è tornato ministro, ed ha bloccato il regolamento, oltre ad aver sostanzialmente eliminato l'informativa contabile dei residui passivi dal bilancio dello Stato. Per questa ragione la somma esatta dell'indebitamento degli enti locali (che si stima in oltre 100 miliardi di euro) è ignota.

Da un paio d'anni Giuseppe Vegas (già viceministro di Tremonti) è diventato presidente della Consob, e a suo avviso il lavoro di questo ufficio non è attendibile e crea allarmi che possono limitare la libertà d'azione di banche e imprese. Pensiero condiviso da una ricerca pubblicata a fine luglio e firmata «autonomamente» dal capo degli studi della Consob. La ricerca dice in sostanza che è sbagliato dire al pubblico, risparmiatori o enti locali che siano, quali probabilità hanno di perdere, andare in pari o guadagnare investendo nella finanza strutturata.

Lo studio degli scenari probabilistici
Ci si chiede su quali basi scientifiche sia stata fatta la ricerca visto che ad una recente consultazione dello Iosco (l'associazione delle Consob mondiali) sulla trasparenza della finanza strutturata, un centinaio di docenti universitari e altri esperti della materia hanno detto che gli scenari probabilistici sono invece l'unica maniera di rappresentare i rischi.
Se «l'impreciso» ufficio avesse esaminato i derivati Mps Santorini e Alexandria, travestiti da titoli di Stato, forse sarebbe stato chiaro a tutti che quelle operazioni erano folli e alla lunga avrebbero fatto fallire la banca.

A perdite conclamate, oggi l'importante è invece consentire a Montepaschi di continuare a non contabilizzare le perdite di questi derivati.
La fusione Unipol-Fonsai sta andando avanti, ma la procura di Milano vuole vederci chiaro e chiede alla Consob «quanto valgono oggi quei 6 miliardi di strutturati che fanno quasi metà del portafoglio finanziario di Unipol?». E chissà che non stia venendo fuori qualcosa, dato che Unipol ad aprile ha dichiarato riduzioni del valore per 240 milioni di euro.

Guarda caso però, oggi, mentre l'ufficio quantitativo della Consob fa le sue analisi e magari trova i problemi, l'approccio ideato proprio da questo ufficio sta supportando efficacemente gli enti locali nei contenziosi con le banche, la stessa Consob rende nota una ricerca dove si dice che i presupposti di quelle analisi sono sbagliati. Insomma il tema non sembra tanto quello di come affrontare i problemi, ma piuttosto di come nasconderli, possibilmente legalizzando l'opacità.

La proposta di legge di Giulio Tremonti
La soluzione potrebbe essere dietro l'angolo con la proposta di legge dell'ex ministro Tremonti. Un solo articolo, ma sufficiente per occultare tutta la finanza scomoda dai bilanci delle imprese:
a) obbligo per le società dell'iscrizione dei contratti derivati nella nota integrativa;
b) divieto per le società dell'iscrizione «ex ante» degli effetti degli stessi contratti;
c) obbligo per le società dell'iscrizione solo «ex post» degli effetti degli stessi contratti.

In altre parole: se con un prodotto si rischia di perdere 1.000, la cosa rileva per il bilancio solo quando ci sarà stato realmente un esborso di 1.000. Alla faccia della contabilità-base che prevede appositi accantonamenti proprio perché se c'è un rischio il bilancio deve tenerne conto appena quel rischio viene assunto. Alla faccia dello IAS39, lo standard internazionale di contabilità degli strumenti finanziari, adottato dall'Unione europea nel 2004.

Quindi non misurare i rischi, non prevenirli, ed esporre il nostro asset migliore, cioè il risparmio, all'assedio delle banche estere. Le imprese italiane soffrono il credit crunch? Consentiamogli di affidarsi ignare alla finanza speculativa o di fare derivati a go-go.


2. LA PROPOSTA TREMONTI RENDEREBBE PIÙ CHIARA LA DISCIPLINA DEI DERIVATI
Superbonus per Dagospia

Capita a tutti di prendere un granchio, soprattutto quando si parla di contratti derivati. E' successo oggi a Milena Gabanelli che dalle pagine del Corriere della Sera online ha criticato il disegno di legge Tremonti sulla contabilizzazione dei derivati. Il testo e' il seguente:

a) obbligo per le società dell'iscrizione dei contratti derivati nella nota integrativa;
b) divieto per le società dell'iscrizione «ex ante» degli effetti degli stessi contratti;
c) obbligo per le società dell'iscrizione solo «ex post» degli effetti degli stessi contratti.»

La Gabanelli ne deduce che in questo modo le banche e le aziende possano occultare le perdite sui prodotti derivati piu' facilmente. Purtroppo per il "Team Gabanelli", non e' cosi'.

Oggi le banche (o aziende) che sottoscrivono un derivato possono contabilizzare i profitti del contratto "upfront", se ad esempio si realizzeranno 10 milioni di utili nei prossimi 10 anni la banca puo' contabilizzare 10 milioni al momento della sottoscrizione ignorando i rischi conseguenti. In questo modo i manager riceveranno un lauto bonus mentre gli azionisti (ed i risparmiatori) piangeranno le eventuali perdite negli anni successivi.

Alessandro Profumo dovrebbe essere un esperto in materia visto che ha avuto il ruolo di carnefice di questo meccanismo in Unicredit e di vittima in MPS.
Alla Gabanelli sarebbe bastato chiedere al Presidente di MPS cosa ne pensa di una norma simile per capire che in fondo non sarebbe cosi' dannosa.

Nello stesso articolo si fa anche riferimento ad Unipol: se la norma Tremonti fosse gia' in vigore (e state sicuri non lo sara' mai) la compagnia assicurativa sarebbe gia' con un piede nella fossa mentre continua ad essere una protagonista della finanza italiana.

Come tutti i Ministri del tesoro Italiani Tremonti ha le sue colpe in non aver scoperchiato la massa di derivati contabilizzati in modo fantasioso dal Ministero dell'Economia ma questa volta non e' da crocifiggere.

 

 

MILENA GABANELLI NELLA REDAZIONE DI REPORT FOTO LUCIANO VITI PER SETTE milena gabanelli movimento stelle x TREMONTI profilo ocon55 profumo tremontiAntonio Rizzoft derivati scandalo x mussari I DERIVATI FINANZIARI copj asp DERIVATI

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO