mario draghi

DRAGHI HA FATTO 30, FARÀ 31? - IL DIFENSORE CIVICO EUROPEO HA RACCOMANDATO AL PRESIDENTE DELLA BCE DI NON FREQUENTARE PIÙ IL ‘GRUPPO DEI 30’, CLUB PRIVATO DI WASHINGTON DOVE SI RIUNISCONO BANCHIERI CENTRALI, BANCHIERI D’AFFARI ED ECONOMISTI: ‘QUELLE BANCHE SONO SUPERVISIONATE DALLA BCE, NON PUÒ DARE L’IMPRESSIONE CHE LA SUA INDIPENDENZA SIA COMPROMESSA’

EMILY O REILLY

1. OMBUDSMAN UE, DRAGHI SOSPENDA ADESIONE A GRUPPO DEI 30

 (ANSA) - Al termine di un'indagine durata un anno, l'Ombudsman europeo Emily O'Reilly ha raccomandato che il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi "sospenda la sua adesione al Gruppo dei 30 (G30) per il resto del periodo del suo mandato, al fine di proteggere la Bce ed il suo presidente, da percezioni che l'indipendenza dell'Istituto possa essere compromessa". Si legge in una nota del difensore civico.

 

O'Reilly ha inoltre raccomandato che i futuri presidenti della Bce non diventino membri del G30. Il G30 è un gruppo privato, basato a Washington, a cui partecipano vari governatori di banche centrali, banchieri del settore privato e accademici, e vi si può partecipare solo su invito. Tra i membri ci sono rappresentanti di banche supervisionate direttamente o indirettamente, dalla Bce. Da Francoforte la Bce fa sapere di aver preso atto del rapporto e che risponderà a tempo debito.

 

 

2. UN ANNO FA, LA RISPOSTA DEL PORTAVOCE BCE A ‘POLITICO.EU’

MARIO DRAGHI

 

“Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea richiede che la Bce mantenga un dialogo con gli azionisti esterni. Il gruppo in questione è un forum molto eterogeneo, che include governatori in carica ed ex governatori delle banche centrali, ministri delle finanze, esponenti del mondo accademico e rappresentanti del settore privati, inclusi i banchieri. Si tratta, come si può notare, di una platea importante con cui avere rapporti, ricordando sempre che ci sono regole e strumenti atti ad evitare apparenti o potenziali conflitti di interessi”.

 

 

3. CHI È EMILY O’REILLY, L'OMBUDSMAN UE CHE PUNTA IL DITO SU DRAGHI

Francesco Russo per www.agi.it

 

A farla risalire agli onori delle cronache è stata la richiesta al presidente della Bce, Mario Draghi, di abbandonare il “gruppo dei 30”, opaco organo di consultazione composto da alcuni dei leader del mondo finanziario, inclusi banchieri che ricadono sotto la supervisione di Francoforte, che in tale sede discutono a porte chiuse le problematiche relative al settore. Quasi un caso di scuola delle ragioni che hanno gettato milioni di elettori tra le braccia dei partiti euroscettici e nazionalisti.

 

DRAGHI GIORNALISTI1

“La presenza del presidente della Bce tra i membri del G30 potrebbe far sorgere la percezione nell’opinione pubblica che l’indipendenza della Bce possa essere compromessa”, scrive nella sua raccomandazione Emily O’Reilly, la donna che dal 2013 ricopre il ruolo di ombudsman, o mediatore, europeo, “che negli anni la Bce abbia consentito a questa percezione di consolidarsi costituisce, da parte sua, un caso di cattiva amministrazione”.

 

Una donna in lotta per un'Europa più trasparente

Si tratta solo dell’ultimo capitolo della lotta di O’Reilly per un’Europa più trasparente, in grado di riguadagnare la fiducia dei cittadini. Un anno fa aveva aperto un’inchiesta sulla nomina dell’ex presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, a consulente nei ranghi della Goldman Sachs, lamentando l’assenza di un richiamo formale da parte di Bruxelles. Nel 2016 aveva ingaggiato una battaglia, lungi dall’essere conclusa, per chiedere che vengano pubblicate le minute dei vertici istituzionali europei nei quali vengono stese le bozze dei provvedimenti legislativi comunitari.

 

Prima ancora si era resa portabandiera della richiesta di maggiore trasparenza nelle segretissime trattative per il Ttip, l’accordo di libero scambio, poi naufragato, tra Usa e Unione Europea. Più recente la richiesta al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, di stendere un registro dei lobbisti autorizzati a relazionarsi con i rappresentanti di Bruxelles e a pubblicare le minute di tali incontri.

 

EMILY O REILLY E BARROSO

Tutte vicende nelle quali la posta in gioco è il rapporto tra gli europei e le istituzioni comunitarie che vengono percepite sempre più distanti. Senza un cambiamento di passo, ha avvertito O’ Reilly, la Ue rischia di ritrovarsi “come Maria Antonietta”- Bruxelles, quindi, “deve ascoltare i cittadini prima di raggiungere un punto di non ritorno”, fu il monito lanciato nel dicembre 2016, pochi giorni prima del referendum costituzionale italiano che aveva spinto la “ombudswoman”, come non disdegna di farsi chiamare, a paventare che Roma sarebbe stata “la terza tessera del domino”.

 

Dal giornalismo alla Ue

Importata dalla tradizione scandinava, la figura dell’ombudsman, o “difensore civico”, ha lo scopo di raccogliere ed esaminare le lamentele di cittadini e aziende nei confronti delle istituzioni della Ue. Le sue raccomandazioni non sono vincolanti ma ignorarle non è saggio. Poche figure nell’organigramma comunitario hanno infatti un simile polso della percezione pubblica dell’Unione Europea.

 

G30

"La mia priorità è avere un forte impatto sul lavoro delle istituzioni europee", spiegò O' Reilly in un'intervista, "punto a far ciò concentrandomi sulle questioni sistemiche chiave che sono più rilevanti per gli interessi di cittadini, aziende e altre organizzazioni. Intendo poi utilizzare tutti i poteri a mia disposizione, incluso il mio diritto di avere accesso a tutti i documenti Ue e di chiedere ai funzionari Ue di testimoniare, in certi casi". Un lavoro, quello della consultazione dei documenti, nel quale a O' Reilly sarà tornata sicuramente utile l'esperienza come giornalista politica.

 

Questa era infatti la professione dell'agguerrita irlandese prima di diventare, nel 2003, la prima "ombudswoman" di Dublino. Una carriera che la portò a vincere una borsa di studio a Harvard nel 1988 e a ottenere, nel 1986 e nel 1994, i riconoscimenti di "giornalista dell'anno" e "donna giornalista dell'anno". Una delle caratteristiche chiave di un buon giornalista, del resto, è quella necessaria per svolgere il ruolo di ombudsman: l'amore per la verità e per la trasparenza.

 

YELLEN AL G30

 

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