LATITANTI, CAMORRISTI E MIGNOTTE (PARDON, "SEX WORKER" E INFLUENCER): LA CITTÀ-STATO EMIRATINA È IL PARADISO PER CRIMINALI E CHIUNQUE VOGLIA RICICLARE DENARO SPORCO O AGGIRARE LE SANZIONI. COMPRESI GLI OLIGARCHI RUSSI E PEZZI DEL REGIME IRANIANO, CHE PER ANNI HA UTILIZZATO DUBAI COME BASE PER GLI AFFARI - UN SOGNO INFRANTO CON LA RAPPRESAGLIA DI TEHERAN ALLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU DI SABATO SCORSO - LO SCHIAVISMO COME REGOLA, IL TRAFFICO SESSUALE, LA REPRESSIONE DEL DISSENSO: TUTTE LE OMBRE DIETRO ALLE LUCI SCINTILLANTE DELL'EMIRATO - I "PORTA PATTY", DOVE LE INFLUENCER A CACCIA DI SOLDI SI FANNO UMILIARE SESSUALMENTE...
AVETE MAI SENTITO PARLARE DELLE FESTE “PORTA POTTY” DI DUBAI? SI TRATTA DI PARTY IN CUI INFLUENCER E SIGNORINE CHE VOGLIONO REGALI E SOLDI FACILI PARTECIPANO A QUESTE SERATE DALLE QUALI ESCONO LETTERALMENTE CON LE OSSA ROTTE - A ORGANIZZARLE SONO UOMINI RICCHI, LE RAGAZZE SONO PER LO PIÙ INFLUENCER A CACCIA DI UN GUADAGNO FACILE CHE FINISCONO PER SUBIRE “UMILIAZIONI SESSUALI DEGRADANTI” - UNA 20ENNE UCRAINA HA RACCONTATO DI ESSERE STATA AGGREDITA E DI ESSERE STATA ABBANDONATA PER STRADA A DUBAI CON FRATTURE MULTIPLE E…
DAGONEWS
DUBAI - PRIMA E DOPO ATTACCO IRANIANO
Grattacieli a specchio, palme artificiali nel mare, influencer e sex worker (ora si chiamano così) che postano aperitivi da 300 euro sulle terrazze degli hotel a sette stelle.
È il "brand" Dubai, la città dove chi ha i soldi, veri o presunti, e si vuole dare uno status, voleva e doveva essere a tutti i costi: megalopoli del futuro, oasi di lusso, soprattutto paradiso fiscale per chi vuole vivere bene pagando pochissimo.
Ma dietro questa vetrina scintillante si nasconde - come documentava già nel 2020, in modo dettagliato, il rapporto del Carnegie Endowment for International Peace, “Dubai’s Role in Facilitating Corruption and Global Illicit Financial Flows” - uno dei più sofisticati hub mondiali per riciclaggio di denaro, aggiramento delle sanzioni internazionali, sfruttamento umano e criminalità organizzata. Un sistema che ha prosperato per decenni, fino a quando, tra sabato e domenica, i missili iraniani hanno spazzato via l’illusione che Dubai fosse intoccabile.
Il segreto del successo di Dubai è il suo modello finanziario. Secondo il “Carnegie Endowment”, la città combina zero imposte sul reddito personale, scarsa trasparenza sulla proprietà societaria e circa 30 zone franche, dove i controlli doganali e antiriciclaggio sono estremamente blandi.
Nelle free zone come DMCC e JAFZA proliferano migliaia di shell company da beneficiari opachi, usate per riciclare denaro: fatture gonfiate, spedizioni fittizie, triangolazioni commerciali che cancellano l’origine dei capitali.
consolato americano a Dubai colpito da un drone iraniano
L’oro è un caso emblematico. Come ricostruisce il rapporto di Carnegie, lingotti di provenienza russa o africana - anche provenienti da imprese sanzionate - arrivano a Dubai, vengono fusi e “rinominati”, per poi rientrare sui mercati mondiali con un nuovo certificato di nascita pulito.
Alcune inchieste giornalistiche del progetto OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project ), “Dubai Uncovered” (2022) e “Dubai Unlocked” (2024) hanno allaragato il quadro, mostrando come il mattone emiratino - acquistabile con contanti o criptovalute - sia diventato il deposito preferito di politici corrotti, trafficanti e magnati di regimi autoritari.
Russi e iraniani
Il Carnegie documenta come i legami tra Dubai e la Russia siano profondi da decenni: già nel 2016, oltre 100.000 russi risiedevano nell’emirato. Storicamente, i connazionali di Putin sono i più munifici compratori seriali al Dubai Shopping Festival, una fiera che si tiene ogni anno tra dicembre e gennaio
spiaggia artificiale a dubai 6
Con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quel flusso è diventato incontrollabile: oligarchi colpiti dalle sanzioni occidentali hanno spostato capitali, aperto società di comodo, acquistato ville sull'isola di Palm Jumeirah con prestanome e sfruttato desk e piattaforme di criptovalute locali per convertire Bitcoin e Tether in valuta apparentemente pulita.
Società di consulenza specializzate, alcune citate nelle indagini del Dipartimento di Giustizia USA, hanno aiutato l’élite del Cremlino a ottenere nuove residenze emiratine e conti bancari fuori dai limiti delle sanzioni.
Per l’Iran, il rapporto Carnegie è particolarmente dettagliato: i legami risalgono alla Guerra Iran-Iraq degli anni ‘80, quando Dubai fungeva già da principale transito per materiali bellici destinati a Teheran.
Nel 2010, quasi 10.000 aziende iraniane erano registrate negli Emirati e gli iraniani superavano numericamente i cittadini emiratini tre a uno. Dubai offre ciò che l’Iran non può avere altrove: transazioni in valute non-dollaro, banche disposte a non alzare troppo lo sguardo, e la possibilità di re-etichettare petrolio, oro e prodotti petrolchimici per farli sparire nel mercato globale.
influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 5
Sex worker e Kafala
Il Carnegie dedica un intero capitolo al sistema kafala, il programma di "sponsorizzazione" che lega il permesso di soggiorno dei lavoratori stranieri al datore di lavoro, che molti sostengono somigli a una tratta di esseri umani.
Muratori, rider, camerieri e colf dipendono totalmente dal loro sponsor per restare nel Paese: rifiutare gli straordinari significa rischiare il rimpatrio. Turni massacranti sotto i 45 gradi, paghe da miseria, morti nei cantieri raramente investigate. È la manodopera invisibile che regge il parco giochi del lusso.
Anche sul fronte del sesso, nonostante la costituzione emiratina si fondi sulla sharia, Dubai è un hub significativo alimentato da reti criminali transnazionali: donne dall’Europa dell’Est, dall’Asia meridionale e dall’Africa vengono reclutate con promesse di lavoro e finiscono in appartamenti e locali notturni. La struttura legale emiratina rende le vittime ricattabili: prostituzione e rapporti extraconiugali sono reati. Chi denuncia uno stupro rischia di essere incriminata per “comportamento immorale”.
influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 3
Alle vittime della tratta, si aggiungono centinaia di "influencer", che planano sul Golfo attratte dai petroldollari e finiscono per riciclarsi come "dame di compagnia" dei conturbanti sceicchi locali.
Gli italiani
Dubai è da anni rifugio per un pezzo d’Italia che non vuole farsi trovare. Il caso più documentato è Raffaele Imperiale, boss della camorra napoletana collegato ai clan degli Scissionisti: dal 2013 viveva liberamente ad Emirates Hills, aveva investito decine di milioni in immobili e sull’isola artificiale “The World”, prima di essere arrestato nel 2021 per uso di falso passaporto ed espulso nel 2022.
Ma la lista dei latitanti italiani a Dubai è lunga. Tra i casi più clamorosi c’è quello di Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, formalmente ancora compagna dell’ex leader di AN Gianfranco Fini.
Tulliani fuggì a Dubai nel dicembre 2016 non appena fu resa pubblica l’inchiesta a suo carico (riciclaggio in concorso con il “re delle slot” Francesco Corallo): lo stesso giorno ordinò il bonifico di 520.000 euro su un conto emiratino, poi bloccato dalla Guardia di Finanza, e prese il primo volo disponibile.
A Dubai visse una “latitanza dorata”: residence a cinque stelle nel quartiere di Al Barsha, attività nel settore immobiliare, la fidanzata che lo raggiungeva da Roma in business class.
Fu arrestato dalla polizia emiratina nel novembre 2017 mentre accompagnava la compagna all’aeroporto, ma la vicenda giudiziaria si è trascinata per anni. Nel 2024 è stato condannato in primo grado a 6 anni per riciclaggio; attualmente è di nuovo latitante a Dubai.
Nel novembre 2025, la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro da 2,2 milioni di euro — una villa a Roma, conti correnti italiani ed esteri, due autovetture di lusso — nei suoi confronti. Nonostante la condanna, gli Emirati continuano a ospitarlo.
Accanto a questi casi, la Direzione Investigativa Antimafia documenta come camorra, ndrangheta e Cosa nostra continuino a usare Dubai per riciclare i proventi del narcotraffico.
Nel giugno 2025 sono scattati dieci arresti tra Italia e Dubai nell’ambito di un’operazione contro il riciclaggio internazionale legato alla camorra. Sul fronte fiscale, la “Lista Dubai” ha rivelato migliaia di contribuenti italiani con asset non dichiarati, mentre influencer e imprenditori digitali si fingono residenti emiratini pur continuando di fatto a vivere e lavorare in Italia.
Autoritarismo e repressione
Nonostante il brand cosmopolita, gli Emirati restano un regime senza spazio per il dissenso. Il Carnegie sottolinea come le autorità emiratine abbiano impiegato misure robuste per spegnere il dissenso interno: le critiche al governo vengono criminalizzate, gli attivisti per i diritti umani condannati a pene pesanti, ogni forma di opposizione politica azzerata.
Mohammed bin Rashid Al Maktoum - EMIRO DI DUBAI
La completa assenza di stampa libera, elezioni aperte e società civile autonoma rende Dubai immune alle pressioni riformiste domestiche. A questa opacità politica si aggiungono segnalazioni documentate di torture durante gli interrogatori, che delegittimano le testimonianze nei tribunali occidentali e rendono la cooperazione giudiziaria internazionale particolarmente difficile.
28 Febbraio 2026
Il mito di Dubai come “oasi sicura nel caos mediorientale” si è infranto nella notte del 28 febbraio 2026, quando l’Iran ha scatenato una massiccia rappresaglia missilistica contro gli alleati USA nel Golfo - inclusi gli Emirati - in risposta ai raid coordinati di Washington e Israele.
Il bilancio è stato pesante: 165 missili balistici (152 intercettati), oltre 500 droni, ma detriti e ordigni sfuggiti alle difese aeree hanno raggiunto obiettivi civili. Un missile ha colpito il Fairmont The Palm sulla Palm Jumeirah, causando un incendio e ferendo quattro persone.
L’aeroporto internazionale di Dubai - il più trafficato al mondo - è stato danneggiato da droni: un dipendente è morto, sette sono rimasti feriti. Residenti dei grattacieli hanno visto le proprie finestre esplodere. In totale, negli Emirati tre persone sono morte e 58 ferite.
Già nel 2020 il rapporto del Carnegie concludeva con una "visione" profetica : il rapporto avvertiva che la stabilità di Dubai era “almeno in parte dovuta al robusto apparato di sicurezza e sorveglianza costruito dallo Stato emiratino”, e che l’emirato restava “esposto a shock esterni” proprio perché la sua prosperità mescolava flussi leciti e illeciti senza distinguere.
bombardamenti iraniani a dubai 1
Ospitare basi militari americane e fare da transito ai capitali di mezzo mondo significa essere al centro di ogni possibile conflitto regionale.
hotel fairmont the palm colpito dai BOMBARDAMENTI iraniani
influencer a dubai durante gli attacchi iraniani 1
porta potty party a dubai 3
dubai allagata 5
PAVEL DUROV A DUBAI
alcol a dubai 2
porta potty party a dubai 2





