“L’IA POTREBBE UCCIDERCI, NON VOGLIAMO UN FINALE ALLA TERMINATOR” – L’INQUIETANTE MONITO DI ELON MUSK DURANTE IL PROCESSO A OAKLAND A SAM ALTMAN, ACCUSATO DA “MR. TESLA” DI AVER “TRADITO” LA MISSIONE DI OPENAI TRASFORMANDOLA IN UN’AZIENDA A SCOPO DI LUCRO – IL MILIARDARIO KETAMINICO HA PARAGONATO L’EX STARTUP A UN NEGOZIO MUSEALE CHE INIZIA A GESTIRE IL MUSEO STESSO, “RUBA TUTTI I PICASSO E LI USA PER TRASFORMARLI IN PROFITTO” – I LEGALI DI ALTMAN RISPONDONO ACCUSANDO MUSK DI ESSERE “INVIDIOSO” PERCHÉ VOLEVA PRENDERE IL CONTROLLO DELLA SOCIETÀ: “SIAMO QUI PERCHÉ MUSK NON È RIUSCITO A OTTENERE CIÒ CHE VOLEVA IN OPENAI. I MIEI CLIENTI HANNO AVUTO IL CORAGGIO DI…”
Estratto dell’articolo di Michela Rovelli per il “Corriere della Sera”
Il tradimento di Altman o l’invidia di Musk? La storia dei primi anni di vita di OpenAI […] potrebbe avere due titoli diversi a seconda di chi sia a raccontarla. Il primo, Elon Musk, è colui che ha avviato la causa legale che ha portato al processo iniziato questa settimana. Ed è stato proprio lui a salire per primo sul banco dei testimoni nell’aula del tribunale di Oakland, California.
Nelle due audizioni di ieri e l’altro ieri, ha contestato al ceo Sam Altman e al presidente Greg Brockman di aver trasformato quella che era nata come una no profit in una macchina da soldi. Un progetto che ha preso una direzione per lui inaccettabile, dato che ha contribuito a fondarla, nel 2015, con la missione di sviluppare nuovi strumenti di AI a beneficio dell’umanità.
«Questa causa è semplice — ha esordito il suo avvocato Steven Molo — non è giusto appropriarsi indebitamente di un ente benefico». Sarà la giudice Yvonne Gonzales Rogers a valutare se davvero Musk ha diritto a quei 150 miliardi di dollari di danni che chiede. Intanto lo ha ammonito, avvertendolo di interrompere il flusso continuo di post su X che sta scrivendo contro OpenAI e Altman: «Come possiamo portare a termine le cose senza che lei peggiori la situazione fuori dall’aula di tribunale?».
Musk nella sua testimonianza ha paragonato l’ex startup a un negozio museale che inizia a gestire il museo stesso, «ruba tutti i Picasso e li usa per trasformarli in profitto». Ha raccontato di aver pensato a questo progetto come reazione a una discussione avuta con Larry Page, cofondatore di Google, che lo aveva definito uno «specieist», ovvero una persona che dà più importanza agli esseri umani rispetto alle future forme di vita digitali. «Volevo un’azienda che fosse l’opposto di Google». […]
Parla delle possibili ripercussioni che l’AI potrebbe avere sull’umanità: «Potrebbe ucciderci. Non vogliamo un finale alla Terminator ». In attesa di ascoltare le parole di Sam Altman, una prima versione che contraddice la ricostruzione di Musk la dà il suo avvocato William Savitt.
elon musk vs sam altman illustrazione by wall street journal
Secondo lui c’è pura invidia nelle motivazioni dell’imprenditore: «Siamo qui perché Musk non è riuscito a ottenere ciò che voleva in OpenAI. I miei clienti hanno avuto il coraggio di andare avanti senza di lui. Al signor Musk questo non è piaciuto». Musk ha lasciato OpenAI nel 2018, tre anni dopo la fondazione. La «scusa» era quella di un conflitto di interessi con una delle sue aziende, Tesla, che iniziava a lavorare sulla stessa tecnologia di OpenAI: l’intelligenza artificiale generativa.
Altman ha però raccontato una storia diversa, sostenendo che l’obiettivo di Musk fosse diventare l’unica guida di OpenAI. Se ne sarebbe dunque andato per il rifiuto del suo piano da parte degli altri fondatori. […]




