I GIUDICI DI LEONE XIV RESETTANO IL PROCESSO BECCIU – CHE SUCCEDE ORA CHE LA CORTE D’APPELLO VATICANA HA ANNULLATO (IN PARTE) IL PROCEDIMENTO DI PRIMO GRADO SULLA COMPRAVENDITA DEL PALAZZO DI SLOANE AVENUE A LONDRA? IL PROCESSO D’APPELLO, INIZIATO DA POCHI MESI, RIPARTIRÀ DA ZERO E POTREBBERO ESSERE ANNULLATE LE CONDANNE DI PRIMO GRADO NEI CONFRONTI DI BECCIU (5 ANNI E 6 MESI PER PECULATO E TRUFFA) E PER UNA SERIE DI MANAGER E IMPRENDITORI – DIETRO ALLA DECISIONE CI SONO VIZI PROCEDURALI (L’ALLORA PROMOTORE ALESSANDRO DIDDI HA “DEPOSITATO DOCUMENTI PARZIALMENTE COPERTI DA OMISSIS”, VIOLANDO IL DIRITTO ALLA DIFESA) E LA MANCATA PUBBLICAZIONI DI ALCUNI “RESCRIPTA” DI BERGOGLIO CHE HANNO “INCISO SULLA LEGITTIMITÀ DEGLI ATTI ISTRUTTORI” – LE CHAT SU WHATSAPP TRA GIOVANNA CIFERRI, FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI E IL PROMOTORE DIDDI...
Estratto dell’articolo di Enrica Riera per “Domani”
giovanni angelo becciu papa francesco bergoglio
«Provvedimenti insanabilmente viziati», hanno sempre sostenuto i legali di coloro che, come il cardinale sardo Giovanni Angelo Becciu, sono stati condannati in primo grado a conclusione del processo del secolo. Quello, cioè, sulla compravendita con fondi della Segreteria di Stato del Vaticano dell’immobile di lusso situato a Londra, al numero 60 di Sloane Avenue.
Martedì 17 marzo, con un’apposita ordinanza, la Corte d’appello d’Oltretevere ha dato ragione agli avvocati, accogliendone alcune eccezioni e annullando, sebbene solo in parte, il procedimento di primo grado. Risultato: il processo d’appello, iniziato da pochi mesi, ripartirà ex novo. I giudici hanno ordinato «la rinnovazione del dibattimento».
stabile di sloane avenue londra
Decisione da cui deriva un solo effetto: le condanne di primo grado potrebbero essere annullate. Con una precisazione: «Nel nuovo dibattimento – scrive il collegio nel suo provvedimento - non potrà essere messa in discussione la responsabilità degli imputati prosciolti, nei cui confronti non fu proposto appello dall’Ufficio del Promotore di giustizia o nei cui confronti l’appello dell’accusa sia stato dichiarato inammissibile».
Adesso solo formalmente in piedi, col nuovo giudizio le condanne nei confronti di Becciu (5 anni e 6 mesi per peculato e truffa) e per una serie di manager e imprenditori – come Raffaele Mincione, Gianluigi Torzi, Fabrizio Tirabassi, Enrico Crasso – potranno pertanto decadere. Tutto è di nuovo in discussione, il processo a rischio.
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ALESSANDRO DIDDI PAPA FRANCESCO
In particolare due sono i motivi alla base della pronuncia della Corte. «Nel corso del giudizio di primo grado – si legge nelle sedici pagine di ordinanza vaticana – non si è proceduto, da parte dell’Ufficio del promotore di giustizia, al deposito integrale del fascicolo istruttorio».
Ancora, secondo i giudici, va accolta l’eccezione presentata dai legali riguardante il fatto che l’allora promotore, Alessandro Diddi, avesse «depositato documenti parzialmente coperti da omissis». In questo modo, precisano gli avvocati, è «stato violato il diritto di difesa». Ma non solo. Sempre secondo la Corte «la mancata pubblicazione di un Rescriptum del papa ha inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base dello stesso».
Da qui «il vizio di nullità da ultimo rilevato implica che la Corte debba disporre la rinnovazione del dibattimento». Adesso, sempre in base a quanto emerge dal provvedimento dei giudici d’appello, l’«Ufficio del promotore di giustizia» dovrà «depositare in cancelleria entro il 30 aprile 2026 tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale».
Qualora il termine non venisse rispettato, il processo potrebbe saltare. Le parti invece hanno tempo fino al «15 giugno 2026 per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa». Prima (nuova) udienza in programma il 22 giugno per la calendarizzazione del processo d’appello, che era iniziato a settembre alla presenza dello stesso Diddi nella veste di pubblica accusa. Il promotore in seguito aveva fatto un passo indietro, con una «dichiarazione d’astensione».
Dietro la sua decisione, probabilmente, le famose conversazioni su WhatsApp, pubblicate da questo giornale e intercorse fra Giovanna Ciferri, Francesca Immacolata Chaouqui e il promotore: le chat, secondo le difese, avrebbero avuto lo scopo di condizionare uno dei testimoni chiave del processo, monsignor Albero Perlasca, ex direttore dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di stato, nelle sue accuse contro il cardinale Becciu.
«Quella della Corte d’Appello è una decisione storica perché per la prima volta nella storia vaticana si è ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione. Confidiamo di poter arrivare ad una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria», ha concluso l’avvocato Intrieri. […]
stabile di sloane avenue londra
ALESSANDRO DIDDI
ANGELO BECCIU CON BRUNO VESPA A CINQUE MINUTI

