“IN CAMERA EITAN BONDI AVEVA UN ARSENALE” – IL RAGAZZO CHE HA SPARATO CON UNA PISTOLA DA SOFTAIR CONTRO DUE ATTIVISTI DELL’ANPI A ROMA, LO SCORSO 25 APRILE, È UN GIOVANE DELLA COMUNITÀ EBRAICA - IN CASA AVEVA COLTELLI, PISTOLE, FUCILI E MUNIZIONI: HA DETTO DI FAR PARTE DELLA “BRIGATA EBRAICA” - E AGGIUNGE: “NON VOLEVO UCCIDERE NESSUNO” - GLI INQUIRENTI CERCANO DI CAPIRE SE BONDI ABBIA AVUTO A CHE FARE CON AZIONI VIOLENTE CONTRO LA GALASSIA PRO-PAL (DALL’ATTACCO ALL’AULA AUTOGESTITA NELL’UNIVERSITÀ ROMA TRE ALLO SFREGIO AL MURALE DEDICATO A HANDALA) - IL PADRE DI EITAN HA ALLE SPALLE UNA STORIA SEGNATA DA DIPENDENZE, CARCERE E ANCHE UN’ACCUSA DI RAPINA AGGRAVATA DA ODIO RAZZIALE – UN VICINO: “EITAN ERA DIVENTATO UN ESTREMISTA”
Andrea Ossino per repubblica.it - Estratti
Il fermo arriva nella notte, dopo una perquisizione e la scoperta di un arsenale: coltelli, fucili, pistole, munizioni e armi ad aria compressa. Eitan Bondì, 21 anni, vicino alla comunità ebraica di Roma, viene fermato nella sua cameretta adornata con bandiere israeliane e accompagnato in questura. Millanta di far parte della “Brigata ebraica” e ammette di aver sparato una raffica di piombini con una pistola da softair contro due persone che indossavano un fazzoletto dell’Anpi: «Ma non volevo uccidere nessuno».
Sono i fatti avvenuti il 25 aprile ai margini del parco Schuster, dove migliaia di persone festeggiavano la Liberazione. Dopo tre giorni è stato rintracciato e ieri la procura ha chiesto la convalida dell’arresto. Ora il ragazzo è nel carcere di Regina Coeli, in attesa di essere interrogato dal giudice. L’accusa è pesante: detenzione di armi e tentato omicidio.
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Il procuratore Francesco Lo Voi e la pm Lucia Lotti stanno analizzando anche altri fatti, eventuali collegamenti, possibili tracce lasciate nel cellulare sequestrato al ventunenne. Dal 7 ottobre, infatti, la cronaca racconta di eventi non trascurabili, come lo strappo di manifesti pro-Palestina fuori dal centro sociale La Strada, l’attacco all’aula autogestita nell’Università Roma Tre e lo sfregio al murale dedicato a Handala, il personaggio a fumetti simbolo della sofferenza del popolo palestinese e dell’infanzia negata. Occorre capire se Eitan Bondì abbia avuto a che fare con queste azioni, se sia legato a un gruppo radicalizzato.
Il racconto
Lui, agente immobiliare che trascorre il fine settimana lavorando come rider, ha un precedente per una modesta truffa assicurativa, nessun crimine violento. Sostiene di appartenere alla Brigata ebraica. Un’affermazione smentita dai diretti interessati. Dicono di non conoscerlo. Non è dei loro. Non lo è mai stato. Anzi, a Roma non c’è nessun esponente ufficiale della Brigata, che trova il suo perimetro a Milano. Il direttore del museo, Davide Riccardo Romano, è netto: «La Brigata ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio». La comunità ebraica di Roma prende le distanze. Il presidente Victor Fadlun condanna, parla di sgomento e rifiuto di ogni violenza.
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EITAN BONDÌ, DALLA SINAGOGA AL FANATISMO, LO SGOMENTO DELLA MADRE: “NON CE NE SIAMO ACCORTI”
Marco Carta per repubblica.it - Estratti
Non voglio parlare, sto cercando di capire quello che è successo. Non me ne faccio una ragione». Eleonora ha gli occhi sbarrati mentre risponde a chi prova a confortarla dall’uscio della sua casa in zona Marconi. Tiene la porta socchiusa, come a voler limitare il contatto con l’esterno. Suo figlio, Eitan Bondì, da ieri mattina è nel carcere di Regina Coeli. L’accusa è pesante: tentato omicidio. Ha sparato con una pistola ad aria compressa contro due attivisti dell’Anpi durante il corteo del 25 aprile.
Nell’abitazione del ragazzo, che ha 21 anni, la polizia ha trovato bandiere israeliane, gadget sionisti, coltelli, pistole, fucili e munizioni. «Come è possibile che non mi sia accorta di nulla?», ripete la donna, che poi chiede di essere lasciata in pace. «Non posso parlare», aggiunge.
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Della comunità capitolina Eitan Bondì è uno degli iscritti. Si era diplomato al liceo linguistico Renzo Levi, al Portico d’Ottavia, nel Ghetto ebraico di Roma. Un percorso non semplice, concluso con fatica, anche con il supporto del sostegno scolastico. «Sono stato vittima di bullismo», aveva raccontato Eitan ai suoi amici. Poi l’iscrizione alla Sapienza, facoltà di Architettura, senza però riuscire a ingranare.
Per questo, a gennaio, decide di cambiare. Vuole diventare indipendente e non gravare sulla madre, che da sola si occupa di tre figli. Il padre non vive più in casa da tempo: alle spalle ha problemi con la giustizia, un carattere difficile e una storia segnata da dipendenze e periodi in carcere, tra cui un’accusa di rapina aggravata dall’odio razziale.
Eitan, insomma, prova a diventare grande. «Durante la settimana lavorava in un’agenzia immobiliare del centro», racconta una collega del ragazzo, che rimane coinvolto anche in una truffa assicurativa. «Il weekend faceva il rider». Sempre in giro con il motorino, che sistemava e ridipingeva di continuo. «L’ho visto crescere — aggiunge un vicino — La famiglia la conosciamo. Sono ebrei come tanti altri che vivono qui. Però negli ultimi mesi era diventato più rigido. Un estremista».
In molti indicano una data: il 7 ottobre 2023, il giorno dell’attacco di Hamas. Da lì, raccontano, qualcosa cambia. Le discussioni più accese, le posizioni più nette, la sua come quella degli amici che incontra tra una birreria di via Fermi e la sinagoga a pochi passi da casa. Per segnare la sua appartenenza aveva appeso una bandiera d’Israele alla finestra, proprio nei giorni in cui Netanyahu veniva messo sotto accusa per la guerra in Palestina.
Un gesto che aveva creato tensioni nel condominio. «Alla fine l’ha tolta», ricorda un altro vicino. Ora gli investigatori cercano di capire perché il ventunenne custodisse un piccolo arsenale. Qualcuno, questa è una delle ipotesi, potrebbe averlo arruolato in una sorta di servizio di vigilanza informale. Poi ci sono le indagini sull’agguato. Le immagini sono chiare: il 25 aprile Eitan ha fatto tutto da solo. Ha preso il motorino, ha raggiunto parco Schuster, ha sparato contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Entrambi indossavano il fazzoletto dell’Anpi al collo.
Dopo aver esploso i colpi ad aria compressa Eitan è ritornato verso casa. Si è chiuso nella sua cameretta. Ha ripreso la sua vita. Come se nulla fosse. «Non ci siamo accorti di niente», ripete la madre. Ma forse Eitan aveva annunciato la sua azione a qualcuno. Per questo nel suo telefono si cercano possibili complici e si analizza il passato.
Anche perché sono numerosi gli episodi negli ultimi due anni avvenuti nel quartiere tra Marconi e Ostiense, soprattutto contro la galassia proPal: aggressioni, provocazioni, manifesti strappati, scritte, bombe carta. Di sicuro un filo diretto territoriale lega il giovane alla cosiddetta brigata ebraica “Dario Vitali”, gruppo d’azione di estrema destra dedicato al militare ebreo e dichiaratamente fascista Dario Vitali.



