LE PAROLE SONO IMPORTANTI. ANCHE PER CAPIRE COSA SE MAGNAMO! – PARLAMENTO EUROPEO E CONSIGLIO UE HANNO DECISO CHE NON SI POTRÀ SCRIVERE TERMINI COME “BISTECCA” E “BACON” SULLE CONFEZIONI DI PRODOTTI CHE NON SIANO CARNE, MENTRE HANNO DATO IL VIA LIBERA ALLE DENOMINAZIONI “BURGER” E “SALSICCIA” PER I PREPARATI VEGETALI – IN TUTTO SONO 31 I TERMINI MESSI AL BANDO – L'ACCORDO ARRIVA DOPO LE PRESSIONI DELLE CATEGORIE DEGLI AGRICOLTORI – C'È ANCHE IL “NO PREVENTIVO" SULLA CARNE COLTIVATA, TANTO OSTEGGIATA DAL MINISTRO LOLLOBRIGIDA E COLDIRETTI
Estratto dell’articolo di Luisiana Gaita per www.ilfattoquotidiano.it
No a termini come “bistecca” e “bacon” sulle confezioni di prodotti che non siano carne, sì a denominazioni come “burger” e “salsiccia”. È intesa tra Parlamento europeo e Consiglio Ue sul meat sounding, l’utilizzo di terminologie legate alla carne per denominare prodotti vegetali o a base di cellule coltivate.
L’accordo è arrivato durante i negoziati trilaterali tra Commissione Ue, Europarlamento e Consiglio sulla riforma del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli (che fa parte di quella della Politica agricola comune) proposta per rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori nella filiera. I dettagli tecnici del testo saranno definiti venerdì prossimo.
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Sono 31 i termini messi al bando per questi prodotti e che indicano le specie animali, come manzo, pollo, pollame, vitello, maiale, tacchino, agnello, capra, anatra, oca, montone, ovino o tagli specifici, come coscia, filetto, controfiletto, fianco, lombo, costine, spalla, stinco, costoletta, ala, petto, coscia, punta di petto, ribeye (il cuore della costata disossata), T-Bone (la Fiorentina), scalone, bacon (pancetta). Saranno vietati anche i termini bistecca e fegato, aggiunti nella lista durante le negoziazioni finali.
Sarà possibile, invece, continuare a utilizzare alcuni dei termini già oggi più comuni sulle confezioni, ossia ‘veggie burger’, che la spunta dopo intense trattative, ‘burger’, ‘salsiccia’, ‘nuggets’.
carne vegetale stampata in 3d 2
L’accordo è una sintesi tra la proposta presentata un anno fa dall’eurodeputata francese Céline Imart, molto più restrittiva a dire il vero (e tanto cara al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e a Coldiretti), e quella portata avanti pochi mesi dopo dalla Commissione, che prevedeva il divieto di 29 denominazioni, riprendendo un’iniziativa analoga già respinta dal Parlamento europeo nel 2020.
Tra le altre cose, l’accordo introduce una definizione del termine “carne” come “parti commestibili di animali”, escludendo quindi nomi come bistecca, filetto o fegato per prodotti coltivati in laboratorio. [...]
SERGIO MATTARELLA E LA LEGGE SULLA CARNE SINTETICA - MEME BY VUKIC
L’altra questione controversa nei negoziati è stata l’inclusione dei nuovi alimenti, come i prodotti a base di carne coltivata. Sebbene tali prodotti non siano ancora disponibili sul mercato dell’Unione europea (l’Efsa deve valutare due richieste di autorizzazione, relative al foie gras coltivato e al grasso coltivato per burger vegetali) il divieto è stato esteso preventivamente anche a questi. Così, in previsione, come è ormai consuetudine sul tema.
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Il Parlamento europeo aveva già discusso simili restrizioni nel 2020, respingendo il cosiddetto Veggie Burger Ban. Circa un anno fa, l’eurodeputata francese Céline Imart ha presentato alla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo un emendamento con proposte – approvate in commissione a inizio settembre – ancora più restrittive.
Obiettivo: vietare qualsiasi termine legato a specie animali, tagli di carne o persino forme associate ai prodotti convenzionali. Insomma, una misura simile a quella adottata dall’Italia nel 2023 e che rimane tuttora inattuata e potenzialmente inapplicabile a causa della violazione della procedura riguardo alla notifica Tris, che i Paesi Ue devono inviare a Bruxelles quando vengono approvate leggi che ostacolano la libera circolazione delle merci in ambito comunitario.
La proposta di Imart, poi, è stata adottata con voto in seduta plenaria dall’intero Parlamento europeo l’8 ottobre. Con grande soddisfazione da parte di Lollobrigida (“Ora l’Europa ci segue!”). Successivamente, Commissione, Parlamento e Consiglio hanno avviato negoziati informali, ma a dicembre non si è arrivati all’accordo su un testo finale comune. [...]




