OCCHIO A TAIWAN: XI STA TRAMANDO QUALCOSA – DOPO ANNI DI INCURSIONI QUOTIDIANE, SONO DUE SETTIMANE CHE GLI AEREI MILIARI CINESI SONO SCOMPARSI DAI CIELI INTORNO ALL’ISOLA, DA QUANDO È SCOPPIATA LA GUERRA NEL GOLFO. PERCHÉ QUESTA “TREGUA”? – FORSE PECHINO VUOLE FAR CREDERE A TRUMP CHE LA MINACCIA MILITARE SU TAIWAN È RIDOTTA, PER SPINGERLO AD ABBASSARE LA GUARDIA E A SOSPENDERE LE PREVISTE FORNITURE DI SISTEMI DI DIFESA A TAIPEI – LA TEORIA PIÙ INQUIETANTE È CHE LA SOSPENSIONE DEI SORVOLI SIA DOVUTA AL FATTO CHE IL DRAGONE HA DECISO DI PASSARE A UNA NUOVA FASE DI PREPARAZIONE A UN’EVENTUALE OFFENSIVA PER PAPPARSI TAIWAN…
Estratto dell’articolo di Guido Santevecchi per www.corriere.it
PILOTA CINESE SUI CIELI DI TAIWAN
In questa epoca di «guerra mondiale a pezzi» (definizione preveggente di Papa Francesco) gli strateghi discutono già del prossimo conflitto. Il pensiero corre da tempo a Taiwan. Pechino ricorda quasi ogni giorno che l’isola dovrà «inevitabilmente» tornare sotto il controllo della «madrepatria». E quasi ogni giorno, dal 2020, la difesa di Taipei ha assistito ai voli di caccia e bombardieri cinesi nella sua Air defence identification zone [...]
L’aviazione dell’Esercito popolare di liberazione comunista ha stabilito record sempre più minacciosi: nel 2024 furono avvistati 153 apparecchi nel giro di 24 ore. Nel 2025 un crescendo impressionante: 3.764 incursioni, una media di 10,3 al giorno, con concentrazioni di dozzine in alcune occasioni. [...]
Improvvisamente, il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i taiwanesi hanno smesso di registrare azioni aeree da parte cinese.
Il vuoto è continuato per due settimane, aprendo un dibattito tra gli analisti occidentali sui motivi della scomparsa di tracce sui radar taiwanesi.
Domenica 15 marzo Taipei ha annunciato di aver nuovamente individuato 26 jet cinesi intorno all’isola nelle ultime 24 ore.
Gli interrogativi sulla «tregua» finita restano: «Molti hanno una teoria, nessuno ha la risposta», ha detto Drew Thompson, ex funzionario del Pentagono nel desk China-Taiwan e ora docente universitario a Singapore. «L’incertezza è un’arma», osserva Thompson.
Alcuni politologi hanno ipotizzato che i voli fossero stati sospesi per evitare tensioni inutili prima del vertice tra Xi Jinping e Donald Trump, previsto tra il 31 marzo e il 2 aprile e ora messo in dubbio dal presidente americano a causa della guerra contro l’Iran e della crisi di Hormuz (la Casa Bianca vorrebbe che i cinesi mandassero una flottiglia a pattugliare lo stretto chiuso dagli Ayatollah).
Un’altra possibile spiegazione è che a inizio marzo a Pechino si sono tenute le «Due Sessioni» parlamentari per le quali il Partito richiede calma su tutti i fronti. Però, durante la riunione politica, il premier Li Qiang ha ribadito la volontà politica di prendere il controllo dell’isola, indurendo il linguaggio. [...]
E anche durante la dozzina di giorni di pausa nei cieli, il mare intorno a Taiwan ha continuato ad essere presidiato da navi da guerra cinesi e i satelliti hanno anche individuato massicce e sorprendenti concentrazioni di pescherecci cinesi (fino a duemila) in formazioni geometriche che hanno fatto pensare a una tattica nuova in preparazione di un blocco.
A Taipei pensano che la riduzione delle incursioni aeree sia un tentativo cinese di segnalare e far credere a Washington che la minaccia militare su Taiwan sia ridotta, per spingerla ad abbassare la guardia e a sospendere le previste forniture di sistemi di difesa all’isola democratica.
Ancora, qualcuno pensa che le recenti purghe di Xi tra i ranghi delle forze armate possa aver ridotto l’operatività anche dell’Aeronautica comunista.
La teoria più inquietante è che la diminuzione dei sorvoli dei cieli taiwanesi sia dovuta al fatto che Pechino ha deciso di passare a una nuova fase di preparazione a un’eventuale offensiva. L’aviazione starebbe cambiando le tattiche di penetrazione nella Adiz e oltre la Linea Mediana dello Stretto e per farlo si starebbe addestrando lontano da Taiwan, in zone meno scrutate dagli avversari di Taipei e Washington.
Analizzando i tracciati radar, la difesa taiwanese ha accertato che lo scorso dicembre un caccia cinese J-16 ha volato poco sotto la fusoliera di un bombardiere H-64, in una manovra definita in gergo «piggybacking» (a cavalcioni) studiata per nascondere la propria presenza ai radar.
Secondo gli esperti la manovra ha copiato quella usata nel 1976 dagli israeliani per far arrivare nell’aeroporto ugandese di Entebbe i commandos che liberarono gli ostaggi in mano di terroristi filopalestinesi.
esercitazioni militari taiwan
esercitazioni militari cinesi taiwan
xi jinping
cina vs taiwan




