giacomo valentini

UN TROLLEY A PROVA DI 007 – A SALVARCI LA VITA CI PENSA UN TROLLEY REALIZZATO DA UN DESIGNER ITALIANO CON MATERIALI AEROSPAZIALI CHE FA DA SCUDO PERFINO IN CASO DI ATTACCHI TERRORISTICI: IL CARBONIO, RIVESTITO CON UN FOGLIO DI FIBRA ARAMIDICA, IL KEVLAR, FERMA I COLPI E LA VALIGIA È DIVENTATA OGGETTO DEL DESIDERIO DI MAGISTRATI, INDUSTRIALI E SOLDATI - E LA WARNER BROS NE HA VOLUTO UNO PER UNA SCENA DI “WONDER WOMAN”…

Per concessione dell’editore, pubblichiamo l’articolo uscito sul numero di aprile di “Arbiter”, mensile di piaceri e virtù maschili, dedicato alle valigie rivoluzionarie realizzate da Giacomo Valentini, fondatore di Tekno Monster. Trolley in carbonio, antiproiettile, che possono diventare uno scudo formidabile perfino nel caso di attentati terroristici.

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Stefano Zurlo per “la Verità”

 

L' unico materiale che non puoi nominare davanti a lui è la plastica. Ti guarda storto, come avessi detto una parolaccia davanti alla regina d' Inghilterra. «Nei miei trolley, nelle mie valigie, nei miei zaini», mette subito in chiaro, «non c' è posto per la plastica».

 

Giacomo Valentini è un caleidoscopio che lascia a bocca aperta: non ha mai finito gli studi in ingegneria ma, in compenso, ha un pacco alto così di master, è stato premiato a tutte le latitudini e tiene lezioni nelle più prestigiose università giapponesi. Ha imparato a pilotare l' aereo prima di prendere la patente.

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È stato, a 28 anni, il più giovane dirigente della Montedison, ha disegnato borse a Tokyo, ma cinque anni fa si è inventato una start-up che crea valigette in carbonio diventate subito un must have. La loro eccellente qualità le rende costose, certo, ma sono leggerissime e cariche di effetti speciali, come se a utilizzarle fosse James Bond in persona.

 

lezioni di volo a 17 anni Valentini è un creativo, un designer, un imprenditore, con una chiara visione strategica, ogni definizione sembra riduttiva: «Sono nato a Gallarate, persino mia mamma, oggi ottantaseienne, ha il brevetto di pilota, io a 17 anni andavo a lezione di volo all' aeroporto di Vergiate in bicicletta non potendo ancora guidare la macchina.

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Per questo voglio rilanciare il glorioso distretto aerospaziale della mia terra che oggi ha perso gran parte della propria forza. Qui c' erano la Siai Marchetti, l' Agusta, la Caproni, l' Aermacchi. Mio papà era amico del conte Caproni così come era intimo di Giovanni Borghi, il patron dell' Ignis. Mio padre fece una scommessa con lui e la vinse riuscendo a vendere i suoi impianti per frigoriferi in Siberia». Coraggio. Talento. Lo spirito pionieristico degli anni del boom.

 

Il figlio non è da meno e, con il suo ottimismo visionario e contagioso, prova a rompere quella bolla che sta soffocando il fermento e il desiderio di innovazione delle nuove generazioni. «Qui c' era una filiera di eccellenze al servizio dell' industria aeronautica che rischia di andare perduta». E invece no: «Cinque anni fa mi sono inventato la TecknoMonster».

 

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E Valentini in poche battute racconta quella che sembra una favola: «Io ho grande familiarità con il carbonio, materiale di casa sugli elicotteri Agusta, fondamentale per assemblare gli aerei. Io ho intuito che potesse avere una seconda vita. Sorprendente.

 

Può essere rigido, ma anche flessibile. Io lo tratto come nessun altro e riesco perfino a cucirlo», e qui scoppia in una risata che disorienta il visitatore, seguita da una dimostrazione in cui passa in rassegna pagaie in carbonio, la testata in legno di un letto incapsulata nel carbonio, intrecci di carbonio. Creazioni molto eleganti e originali.

 

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«Ho studiato l' evoluzione del lifestyle e ho capito che dopo il food e il fashion c' era spazio per un nuovo capitolo». Ecco la linea di prodotti griffatissimi che fanno girare la testa ad americani, cinesi e inglesi.

 

«Ho fatto nascere qualcosa di cui le persone più facoltose hanno scoperto di avere un disperato bisogno». Il trolley in carbonio ha un suo fascino indiscutibile. Ma l' estetica è solo una parte del culto che si è creato. Le ruote, con doppi cuscinetti a sfera, sono in poliuretano, altra vecchia conoscenza di Valentini, quando trafficava nella chimica con papà. I dettagli sono curatissimi, le cerniere sembrano l' opera di un ingegnere, i magneti affrettano le chiusure, i sigilli, che conferiscono ai clienti il rango di ambasciatori, vengono forniti da un' azienda svizzera.

 

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Valentini si mette a cavalcioni del borsone, carica con i piedi e parte come una scheggia. Il mezzo, che sembra quasi un bob, fruscia leggero e irresistibile nell' aria. Ma le meraviglie non sono finite.

 

«Una delle percezioni del lusso», spiega lui, «è la sicurezza. E noi la garantiamo ai massimi livelli». Potrebbe sembrare una boutade, ma video e foto impressionanti documentano test che forse nemmeno il solito 007 avrebbe superato. Ecco i trolley sotto un uragano di pallottole.

 

E poi centrati dai frammenti di una bomba. Pistole. Mitragliatrici. Fuoco a volontà. Il carbonio, rivestito con un foglio di fibra aramidica, il kevlar, ferma i colpi. E rende quasi invulnerabili, come nelle celle di sicurezza della Formula 1. «Questo naturalmente significa che anche dati riservatissimi sono al riparo da ogni incursione. Alcuni magistrati molto noti proteggono i loro pc e iPad chiudendoli dentro le nostre valigette».

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Non è tutto: «Se uno si accuccia dietro il nostro trolley», riprende Valentini, «ha alte possibilità di salvarsi anche se si trova in mezzo a un attentato terroristico. In un centro commerciale. In un aeroporto. Su una spiaggia del Mar Rosso. Il nostro trolley», chiarisce, «aiuta il suo padrone due volte. Arresta la penetrazione dei proiettili, ma non solo.

 

Un gel giapponese, che inserisco all' interno, assorbe l' urto. Per capirci, un giubbotto antiproiettile, peraltro scomodissimo, salva la vita ma magari si spaccano le costole.

Qui non succede nulla: un uovo che precipita dal decimo piano e atterra su quel gel resta integro. Del resto ci siamo arrivati dopo lunghe sperimentazioni. Abbiamo effettuato prove al limite ovunque, anche in Giappone, abbiamo passato gli esami balistici della Nato. Un mio consulente, il generale dell' Arma La Stella, ha indagato in modo capillare sul tema».

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Naturale che la valigetta dei sogni, come il tappeto magico delle fiabe, sia diventata più di una guardia del corpo: un compagno di viaggio indivisibile. E che i trolley siano richiesti da industriali, finanzieri, militari, compresi i soldati italiani in Afghanistan, sceicchi, principi. Emanuele Filiberto di Savoia adora lo zaino che, va da sé, può essere agganciato al trolley e formare una muraglia invalicabile.

 

Ma gli usi possono essere bizzarri e imprevedibili, come il ceto sociale che maneggia questi gioielli: «Il presidente dell' American Eagle (rivenditore di abbigliamento e accessori, ndr) mi ha comprato la valigetta per metterci la sua collezione di orologi. Le autorità di Macao, dove fra l' altro c' è uno dei nostri più importanti negozi monomarca, ne hanno volute 150 per farne dono ai più importanti frequentatori delle loro case da gioco. Le apri e all' interno spunta una carta che a Macao ti permette di entrare ovunque».

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Ma la consacrazione è arrivata da Hollywood. «Un giovedì mi telefona una vicepresidente della Warner Bros. E mi dice che si sono innamorati della mia valigetta in carbonio che hanno visto da Harrods a Londra: la vogliono assolutamente per girare la scena iniziale del film Wonder Woman.

 

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Ci sarà l' esplosione e il mio articolo andrà in pezzi. Pazienza, è una pellicola, e rispondo: «Ok, fra un mese ve la consegniamo». Anzi, «ve le consegniamo», perché, causa botto, ne pretendono due. «No», replica lei serafica, «ci servirebbero per lunedì». Sono le 9 di sera e cerco la soluzione a un problema quasi insolubile.

Chiamo Harrods: la valigetta che avevano in esposizione è stata venduta. Tiro giù dal letto i miei. Discussioni. Adrenalina. Obiezioni. Lunedì alle 2 un mio tecnico entra con la valigetta negli studi di Londra.

 

Ce l' abbiamo fatta, lavorando giorno e notte. Quel film ci ha fatto conoscere in tutto il pianeta, è stato un biglietto da visita strepitoso. Fra l' altro, la sceneggiatura è cambiata e la valigetta non è volata per aria, con nostra grande soddisfazione».

 

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pronti per il saltoOra la start up è pronta per il salto: «Siamo presenti in 27 Paesi e vogliamo crescere ancora». Anche con l' aiuto di un imprenditore americano, Michael De Prenda, da sempre legatissimo al nostro Paese e alla sua cultura. «Michael era a Porto Cervo, ha visto qualche nostro pezzo, ha voluto incontrarci. E il progetto gli è piaciuto così tanto che ha deciso di investirci risorse, diventando mio socio di minoranza in questa avventura».

 

De Prenda, da Taiwan, conferma ad Arbiter: «Quando ho visto per la prima volta in Sardegna le borse Teckno Monster sono rimasto incantato. Come trovarsi davanti a una donna bellissima. Ti fa sognare e non puoi più farne a meno».

 

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Negli ultimi tempi il carbonio è stato affiancato dal titanio e, a scendere, dall' alluminio. Più cheap. Ma forse ancora più impalpabile, dolcissimo da trasportare. Lo store si allarga, con un catalogo più esteso e variegato. Un po' di politica industriale, insomma, per una firma che resta artigianale.

 

E per prezzi che, in un batter di ciglia, raggiungono quota 7-8.000 euro. Cifre impegnative, ma briciole per chi ha molte disponibilità. «Presto», è l' ultimo paradosso di questo inventore inquieto, «il nostro made in Italy sbarcherà pure in via Monte Napoleone. E proverà a sedurre gli italiani».

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