khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

 

DAGOREPORT

NICOLAS MADURO ALI KHAMENEI

Il 2025 è stato un anno da incubo per gli ayatollah. Il 2026 potrebbe essere ancora peggiore.

 

Il blitz americano in Venezuela, culminato con l’arresto di Nicolas Maduro, ha lasciato sbigottiti i conturbanti capoccioni di Teheran.

 

E non solo perché Maduro, insieme a Vladimir Putin e Xi Jinping, era uno degli alleati principali di Teheran, sia dal punto di vista ideologico che pratico, ma anche perché rappresenta un monito per quello che, prima o poi, potrebbe succedere loro.

 

meme su maduro in bikini

Come scrive Benoit Faucon sul “Wall Street Journal”, “i leader iraniani stavano già rivalutando le proprie vulnerabilità dopo un anno disastroso, in cui Israele […] ha distrutto le difese aeree iraniane in una guerra di 12 giorni nel mese di giugno e […]ha decimato alleati iraniani come Hezbollah e Hamas […].

 

La cattura di Maduro costringerà ora il regime iraniano a valutare con maggiore attenzione la possibilità che la Guida Suprema, Ali Khamenei, possa essere rimossa con la forza”.

 

Nella sua ricostruzione, Faucon fa capire che Israele era arrivata molto vicino a far fuori la guida suprema: “Durante la guerra di 12 giorni di giugno, gli attacchi israeliani e statunitensi erano mirati soprattutto ai programmi nucleare e missilistico dell’Iran. Ma Israele colpì anche alti ufficiali militari e simboli del regime, come il carcere di Evin a Teheran, alimentando il timore che potesse tentare di forzare la fine del regime”.

 

vladimir putin ali khamenei

Uno scenario di terrore, che si aggiunge alla drammatica situazione interna del Paese. Tradizionalmente, la dittatura islamica che governa Teheran dal 1979, non soffre troppo il fronte domestico: le poche proteste vengono represse nel sangue, i dissidenti e i membri dell’opposizione finiscono in carcere o alla forca. Ma qualcosa è cambiato: da ormai una settimana, le piazze iraniane ribollono.

 

Che si trasformino in rivoluzione, è tutto da vedere: la maggior parte dei manifestanti non chiede la caduta della Repubblica islamica, ma denuncia l’insostenibilità dell'’inflazione, che a dicembre ha raggiunto il 45% (ma molti generi alimentari hanno visto aumentare i prezzi sino al 70%) e dall’assenza di prospettive.

 

Più di qualcuno in piazza ne ha approfittato per urlare “Morte a Khamenei”, o inneggiare al premier israeliano, Netanyahu, o al figlio dell’ultimo scià, Reza Pahlavi, ma la maggior parte dei contestatori non sta connotando politicamente la  protesta.

 

ali khamenei come nicolas maduro - meme

Ed è proprio questa natura “non ideologica” a rendere pericolose le piazze iraniane: non offrono al regime un nemico politico chiaro, ma ne mettono a nudo l’inefficienza. Se il deterioramento materiale e psicologico continuerà, il rischio che il malcontento dilaghi — trascinando con sé anche la classe media che ha sempre sostenuto in silenzio il regime — è concreto.

 

Il cuore della crisi non è la politica estera né, come spesso si sostiene, esclusivamente il regime delle sanzioni. Il nodo centrale è l’economia. L’Iran continua a incassare decine di miliardi di dollari dal petrolio, cifre non lontane da quelle registrate nel 2015, all’apice dei colloqui con Usa e Ue per il disastroso accordo sul nucleare. Allora incassava dal greggio 65 miliardi di dollari, lo scorso anno sono stati 62, ma la ragione principale è dovuta al calo del prezzo globale del petrolio (-20%)

khamenei come maduro - meme by dagospia

 

 

Nonostante le entrate petrolifere tengano, l’economia è fuori controllo. Il motivo è strutturale: controllo dei prezzi, sussidi energetici massicci e distorsivi, interventismo statale, corruzione sistemica e una fuga di capitali che ogni anno sottrae all’economia iraniana tra i 40 e i 50 miliardi di dollari. Il petrolio non è più una leva di sviluppo, ma una rendita che alimenta sprechi, clientele e saccheggi.

 

In questo contesto, la perdita del Venezuela pesa più di quanto appaia. Caracas non era solo un alleato ideologico, ma un partner energetico e logistico che consentiva triangolazioni commerciali e aggiramenti delle sanzioni.

 

La cooperazione petrolifera rafforzava anche la posizione negoziale iraniana nei confronti di Russia e Cina. Con Maduro fuori dalla scena, Teheran diventa più dipendente da interlocutori che non hanno alcun interesse a sostenerla più del minimo necessario.

 

proteste in iran 6

Mosca condivide con l’Iran una visione del mondo fondata sulla forza e sulla sovranità assoluta, ma guarda prima di tutto ai propri interessi. Per Pechino, l’Iran è soltanto un fornitore di petrolio a condizioni vantaggiose: un Paese indebolito è più controllabile, ma anche potenzialmente instabile. La caduta di Maduro non provoca uno shock immediato per Khamenei, ma contribuisce a isolare ulteriormente Teheran in una rete di relazioni sempre più asimmetriche.

 

proteste in iran 3

Questo non significa che la Repubblica islamica sia sul punto di crollare. L’apparato di sicurezza rimane solido e, soprattutto, non esiste oggi un’opposizione organizzata in grado di prendere il controllo del Paese. Anche un’eventuale morte, ritiro o fuga della Guida Suprema non determinerebbe la fine del sistema. Anzi: accelererebbe una trasformazione già in atto.

 

È qui che entra in scena quello che alcuni esperti e analisti hanno ribattezzato il “Napoleone” iraniano: una figura quasi messianica che, come il Bonaparte, prenda le macerie di una rivoluzione (nello specifico quella khomeinista) per creare un nuovo impero. Vasto programma, difficile, se non impossibile per un’autocrazia praticamente fallita.

 

La storia lo insegna: quando un regime arriva a un vicolo cieco, quando le proteste crescono ma non esiste un’alternativa politica credibile, la storia tende a produrre un uomo forte dall’interno del sistema. Un leader autoritario incaricato di salvare lo Stato da sé stesso. In Iran, il bonapartismo significherebbe ulteriore concentrazione del potere, disciplina economica, riduzione delle rendite e coesione decisionale.

vladimir putin xi jinping

 

Questo Bonaparte non si limiterebbe a sostituire il governo in carica. Si collocherebbe al livello del vertice supremo del sistema, con il consenso esplicito della Guida o come suo successore di fatto. La società, stremata, sembra oggi più disposta ad accettare autorità ed efficienza in luogo di ideologia e paralisi.

 

I CALCOLI DELL’IRAN SONO STATI SCONVOLTI DAL RAID AMERICANO A CARACAS

Traduzione di un estratto dell'articolo di Benoit Faucon per il “Wall Street Journal”

 

proteste in iran 8

La minaccia del presidente Donald Trump di intervenire a sostegno delle proteste in Iran assume una nuova urgenza per Teheran dopo che la cattura da parte degli Stati Uniti del leader venezuelano Nicolás Maduro ha aumentato l’incertezza su fino a che punto il presidente americano sia disposto a spingersi.

 

 

Trump ha dichiarato venerdì che Washington è «carica e pronta» ad accorrere in aiuto dei manifestanti iraniani qualora Teheran dovesse reprimerli duramente. Un giorno dopo, l’esercito statunitense ha lanciato attacchi sulla capitale del Venezuela, Paese alleato dell’Iran, e ha trasferito Maduro e sua moglie, Cilia Flores, negli Stati Uniti per affrontare accuse penali.

 

raffineria di petrolio colpita da israele in iran

«Questo conferma che Trump è imprevedibile e che, per quanto riguarda l’Iran, davvero tutto è sul tavolo», ha dichiarato Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Nord Africa di Chatham House, think tank con sede a Londra.

 

Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump ha condotto attacchi aerei contro militanti in Yemen, Nigeria e Siria, sostenendo che minacciassero interessi statunitensi o di Paesi alleati. Ma la cattura di Maduro […] rappresenta finora l’operazione più audace dell’amministrazione.

 

proteste in iran 1

[…] I leader iraniani stavano già rivalutando le proprie vulnerabilità dopo un anno disastroso, in cui Israele ha rotto in modo netto una lunga riluttanza ad attaccare direttamente il Paese e ha distrutto le difese aeree iraniane in una guerra di 12 giorni nel mese di giugno. Trump si è unito agli attacchi nelle fasi finali del conflitto, bombardando siti nucleari chiave dell’Iran.

 

Israele ha inoltre decimato alleati iraniani come Hezbollah e Hamas, membri centrali della rete di milizie regionali di Teheran che contribuiva a scoraggiare attacchi diretti.

 

La cattura di Maduro costringerà ora il regime iraniano a valutare con maggiore attenzione la possibilità che la Guida Suprema, Ali Khamenei, possa essere rimossa con la forza, ha affermato Roozbeh Aliabadi, consulente iraniano presso la società di consulenza geopolitica Global Growth Advisors.

 

video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 2

«La cattura di Maduro è un punto di svolta per l’Iran», ha detto. «Apre possibilità che prima non esistevano».

 

Israele ha elogiato la rimozione di Maduro e ha dichiarato di schierarsi al fianco del popolo venezuelano.

 

[…]

 

Durante la guerra di 12 giorni di giugno, gli attacchi israeliani e statunitensi erano mirati soprattutto ai programmi nucleare e missilistico dell’Iran. Ma Israele colpì anche alti ufficiali militari e simboli del regime, come il carcere di Evin a Teheran, alimentando il timore che potesse tentare di forzare la fine del regime.

 

video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 1

La recente minaccia di Trump amplia gli scenari possibili di un’azione militare includendo la tutela dei diritti umani, affermano gli analisti.

 

[…]

 

L’aumento dei rischi esterni arriva mentre il governo di Teheran fatica a elaborare una risposta alle proteste scoppiate una settimana fa, innescate dalla frustrazione per il collasso della valuta nazionale.

 

vladimir putin donald trump xi jinping

Il regime ha alternato toni concilianti sulle rivendicazioni economiche a minacce di violenza contro i manifestanti, bollati come agenti di nemici stranieri. Nella sua prima risposta ufficiale alle proteste, sabato Khamenei ha detto di comprendere le preoccupazioni economiche, ma ha sostenuto che i disordini siano stati orchestrati dai nemici dell’Iran.

 

«Questo aumento ingiustificato del tasso di cambio non è naturale; è opera del nemico», lo hanno citato i media statali. «I rivoltosi devono essere trattati nel modo appropriato».

 

meme su maduro

Almeno 15 manifestanti sono stati uccisi finora nei disordini, che si sono estesi a 60 città, ha riferito sabato sera il gruppo Human Rights Activists in Iran.

 

Khamenei, che ha l’ultima parola sulla politica interna ed estera dell’Iran, è al potere dal 1989. La sua insistenza sul diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio è stata il principale ostacolo nei negoziati nucleari che potrebbero portare a un alleggerimento delle sanzioni paralizzanti.

 

La Guida Suprema è diventata un bersaglio simbolico per i manifestanti che contestano la sua linea inflessibile in politica estera e le politiche repressive e i rigidi codici morali sul piano interno.

 

I manifestanti potrebbero sentirsi rafforzati dall’impegno di sostegno espresso dagli Stati Uniti.

 

«Il 2026 inizia come un incubo per la leadership iraniana», ha affermato Mustapha Pakzad, analista geopolitico specializzato sull’Iran. «Le opzioni del regime si sono ristrette in modo molto significativo».

vladimir putin ali khamenei

 

proteste in iran 4il discorso di ali khamenei dal bunker 2

impianto di arricchimento dell uranio a fordow iran impianto nucleare di Fordow in iran donald trumpjohn ratcliffe nella situation room durante i bombardamenti americani sull'iransito nucleare di fordow prima dei bombardamenti americanivideo dell attacco americano al sito nucleare di fordow 12video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 10video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 6proteste in iran 5proteste in iran 9proteste in iran 8proteste in iran 6proteste in iran 2proteste in iran 7proteste in iran 4

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