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DAGOREPORT – TRUMP HA FINALMENTE CAPITO CHE NON POTEVA PERMETTERSI, COME È SUCCESSO A FERRAGOSTO IN ALASKA, DI FARSI PRENDERE DI NUOVO PER CULO IN MONDOVISIONE DA PUTIN - L’INCONTRO DI BUDAPEST NON POTEVA ASSOLUTAMENTE FINIRE CON UN NUOVO FALLIMENTO, MA DI FRONTE AL NIET DI MOSCA A OGNI COMPROMESSO, HA DOVUTO RINUNCIARE – ORA CI SONO DUE STRATEGIE: O RIEMPIE KIEV DI TOMAHAWK, MISSILI IN GRADO DI COLPIRE IN PROFONDITÀ LA RUSSIA, OPPURE SCEGLIE LA STRADA MORBIDA CHE VERRÀ LANCIATA DOMANI DAL CONSIGLIO EUROPEO (L’INVIO A KIEV DI 25 BATTERIE DI MISSILI PATRIOT) – L’INNER CIRCLE “MAGA” LO PRESSA: “L’UCRAINA? LASCIA CHE SE NE OCCUPI L’UE” –  IN USA MONTA L’ONDATA DI SDEGNO PER LA SALA DA BALLO ALLA CASA BIANCA - LA STRIGLIATA A NETANYAHU DEL TRIO VANCE-WITKOFF-KUSHNER… - VIDEO

 

DAGOREPORT

vladimir putin donald trump anchorage, alaska. foto lapresse

L’Alaska, come inculata, può bastare. Donald Trump non voleva ripetere la figura da cojone rimediata con il vertice di Ferragosto ad Anchorage: accolse Putin con tutti gli onori (anche un applauso spontaneo), promettendo che la guerra in Ucraina si sarebbe chiusa di lì a poco, senza accorgersi che il presidente russo lo aveva preso per il naso.

 

Per chi si considera il più grande e furbo affarista del mondo, capace di sistemare qualsiasi guerra (il megalomane affferma che ne avrebbe chiuse sette!), è stata una brutale umiliazione in mondovisione.

 

Dopo 4 mesi i bombardamenti continuano spediti, e “Mad Vlad” ha incassato quello che voleva: un riconoscimento da “pari” da parte del Presidente degli Stati Uniti. Grazie alla cojonaggine di Trump, la Russia di Putin è stata rilegittimata sulla scena internazionale del potere.

 

Questa volta, si era detto quando Trump ha iniziato a ipotizzare un nuovo vertice con lo Zar, il finale sarà diverso. Talmente diverso che quel vertice, previsto a Budapest nelle prossime settimane, non si terrà proprio.

 

sergei lavrov marco rubio anchorage, alaska foto lapresse

L’annuncio e il rinculo improvviso è il frutto di una settimana agitatissima, l’ennesima, tra Washington, Mosca, Bruxelles e Kiev.

 

Il 16 ottobre Putin alza la cornetta e chiama Trump. Il presidente russo non si muove mai a caso: la scelta di telefonare al suo caro amico Donald arriva dopo settimane di riallineamento tra Washington e Kiev.

 

Il tycoon, deluso da “Mad Vlad”, sembrava ormai aver aperto alla possibilità di concedere a Zelensky l’utilizzo dei micidiali e precisissimi missili Tomahawk, un’eventualità da scongiurare per Mosca.

 

VOLODYMYR ZELENSKY INCONTRA DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA - 17 OTTOBRE 2025 - FOTO LAPRESSE

È in questo contesto che Putin china il capino e decide di chiamare il Coatto della Casa Bianca: se ci parlo, è stato il suo ragionamento, lo convincerò di nuovo ad allontanarsi dall’Ucraina.

 

E così, infatti, è stato. Nelle ore successive, Trump ha parlato di “colloquio produttivo”, e venerdì 17 ottobre, ospitando Zelensky alla Casa Bianca, lo gela: i Tomahawk? Te li puoi scordare…

 

In cambio del mancato invio dei Tomahawk all'Ucraiana, smanioso di ripetere l'operazione vincente Gaza-Israele, Trump ha intascato da Putin, nella telefonata di giovedì, la promessa di un incontro, questa volta in Europa, nell’Ungheria dell’autocrate filo-russo Viktor Orban, per trovare finalmente la quadra definitiva al conflitto.

 

Putin non poteva fare il paraculo con la minaccia di Tomahawk in direzione delle sue chiappette, e ha accettato il faccia a faccia. Nello stesso tempo è scattato l’allarme. Intorno al presidente Usa è partito un cordone sanitario, per evitare che l’eventuale summit si trasformasse in un bis di quello, fallimentare, in Alaska.

 

MISSILE TOMAHAWK

Trump stesso ha preteso di organizzare con più attenzione il secondo incontro del secolo, e così ha inviato il suo segretario di Stato, Marco Rubio, a trattare le condizioni con il suo omologo, quella vecchia volpe di Sergei Lavrov.

 

Rubio è uno degli esponenti considerati “falchi” dell’amministrazione in politica estera. Ha un solido background da “vecchio repubblicano”, non è un parvenu del mondo populista e “Maga” e considera Russia e Cina le più grandi minacce esistenziali per gli Stati Uniti.

 

ushakov - lavrov - putin. - trump - rubio - witkoff - summit anhorage, alaska

Quando Rubio ha squadernato le condizioni per aprire un tavolo per la pace (cessate il fuoco e congelamento delle posizioni sul territorio), Lavrov ha propinato la solita storiella (“prima del cessate il fuoco, è necessario rimuovere le cause profonde del conflitto”). A quel punto, Rubio ha chiuso la cartellina, si è alzato e se n’è andato.

 

E tanti saluti a Budapest: "se la Russia non è disposta ad alcun compromesso, perché dovremmo ripetere la passerella dell’Alaska?", si sono detti al Dipartimento di Stato Usa.

 

La risposta non si è fatta attendere: i talk show russi hanno iniziato a prendere in giro Trump come mai prima d’ora, dandogli apertamente del “fesso” con barzellette, imitazioni e perculate, ovviamente approvate da Putin.

 

 

GEORGE JOULWAN

Al di là della guerra di propaganda, che si fa adesso? Ci sono due strategie. La prima è quella che passa da una fornitura dei micidiali missili Tomahawk all’Ucraina.

 

Dei razzi precisissimi, che potrebbero colpire in profondità il territorio russo e far saltare le infrastrutture militari del Cremlino (che invece colpisce direttamente i civili, come l’asilo di Kharkiv bombardato dai droni la scorsa notte).

 

Come spiega bene George Joulwan, generale americano e già comandante della Nato durante la guerra in Bosnia, in un’intervista rilasciata a “Repubblica”: “Fornire i Tomahawk  all'Ucraina lancerebbe alla Russia il messaggio che Kiev è in grado di proteggersi.

 

Se Putin continuerà a bombardare case, centrali elettriche o trasporti, Zelensky potrà rispondere colpendo gli obiettivi militari usati per lanciare questi attacchi. Operazioni solo difensive, niente escalation offensiva. […] Mosca ci penserebbe due volte prima di uccidere i civili, perché saprebbe che ci sarebbe un pesante prezzo militare da pagare.

 

VOLODYMYR ZELENSKY E VLADIMIR PUTIN COME PUGILI SUL RING - FOTO CREATA CON GROK

Non avrebbe scuse per lanciare un'escalation, perché i missili servirebbero solo a proteggere Kiev da azioni illegali contro la popolazione, e se lo facesse potrebbe essere contrastata.

 

Poi forse Putin, davanti alla fermezza di Trump e degli alleati nella difesa dell'Ucraina, si convincerebbe ad aprire un vero negoziato per la soluzione diplomatica della guerra”, ha concluso il generale.

 

La seconda strategia prevede un ruolo più attivo dell’Unione europea, ed è la proposta che arriverà al tavolo del Consiglio Europeo di domani insieme all’utilizzo degli asset russi confiscati dall’Ue.

 

la stretta di mano tra putin e trump ad anchorage, alaska foto lapresse

Si tratta dell’acquisto di 25 batterie di missili Patriot. Si tratta di un’arma anti-aerea, che serve più che altro a difendersi dagli attacchi russi, ma che potrebbe essere riconvertita “artigianalmente” per essere utilizzata come offensiva.

 

Trump è di fronte al solito dilemma: continuare a farsi pperculare da Putin o tornare a ristabilire il primato dell’America poliziotto del mondo e riempire gli arsenali di Zelensky?

 

Nell’inner circle del Presidente, pieno di pupazzi con il cappellino “Maga”, non hanno dubbi: “Siamo già concentrati sul Medio Oriente, l’Ucraina è un problema europeo, lascia che l’Ue se la sbrighi da sola”, sono le parole che arrivano alle orecchie arancioni del Caligola di Mar-a-Lago.

 

lavori per la nuova sala da ballo alla casa bianca 3

Trump, per ora, non decide e aspetta: è convinto di poter aggirare il problema durante l’incontro con Xi Jinping, nel viaggio in Asia della prossima settimana.

 

Senza il supporto della Cina (che fornisce tecnologia e armi alla Russia e compra a basso costo il petrolio di Mosca), il suo più grande alleato, Putin rimarrà impantanato nel fango del Donbass.

 

Ma è una scommessa rischiosa: davvero ci si può fidare del dittatore dagli occhi a mandorla, che vuole ripetere quello che “Mad Vlad” ha fatto in Ucraina nell’isola di Taiwan?

 

il video meme sullo shutdown pubblicato da donald trump

La pace nel mondo, inoltre, non è l’unica bega che affolla il ciuffo platinato di Trump: l’America è sull’orlo di una guerra civile, lo shutdown paralizza l’azione governativa e l’opinione pubblica, compresa quella repubblicana, è furente per i lavori alla Casa Bianca.

 

La balzana idea di buttare giù l’ala est della residenza ufficiale del presidente per realizzare una maxi sala da ballo per 1000 persone è stata visto da molti – quasi tutti – come un affronto senza precedenti da parte di un uomo che si ritiene un presidente migliore di Lincoln e Washington (l’ha detto lui).

 

 

JD VANCE BENJAMIN NETANYAHU

Anche la pace a Gaza, che Trump strombazza in giro come l’accordo del secolo, è fragilissima: Hamas continua a violare gli accordi, rifiutandosi di consegnare i corpi degli ostaggi israeliani, per la gioia di Netanyahu, che non vede l’ora di ricominciare a bombardare la Striscia per finire il lavoro e placare i suoi alleati di ultra-destra, Ben Gvir e Smotrich.

 

Per questo, da Washington sono arrivati i “Bibi-sitter” a ristabilire le gerarchie. Prima hanno mandato avanti Jared Kushner e Steve Witkoff (genero e inviato speciale di Trump): nell’intervista a "60 Minutes", sulla Cbs, hanno detto apertamente di essersi sentiti “traditi” dal premier israeliano quando ha bombardato il Qatar, a settembre.

 

@zonapap94 Witkoff and Kushner reveal their position after Israel bombed the Qatari capital, Doha, in an attempt to assassinate the Hamas negotiating delegation. #israel #qatar #palestine ? suara asli - Z

VLADIMIR PUTIN XI JINPING E KIM JONG UN - PARATA MILITARE IN PIAZZA TIENANMEN A PECHINO

 

Poi è arrivato il mastino JD Vance, l’esponente dell’amministrazione Usa più anti-israeliano, che sbarcato a Tel Aviv ha minacciato Netanyahu. A dicembre cominciamo a costruire le case per i palestinesi, tu non rompere i cojoni, è il senso del messaggio recapitato al riluttante primo ministro…

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