donald trump elon musk

DAGOREPORT – SIC TRANSIT GLORIA MUSK: A TRUMP SONO BASTATI MENO DI DIECI GIORNI DA PRESIDENTE PER SCAZZARE CON IL MILIARDARIO KETAMINICO – LA VENDITA DI TIKTOK A MICROSOFT È UN CAZZOTTO IN UN OCCHIO PER MR. TESLA (BILL GATES È UN SUO ACERRIMO NEMICO). POI C’È LA DIVERSITÀ DI VEDUTE SUL REGNO UNITO: MUSK VUOLE ABBATTERE IL GOVERNO DI STARMER, CHE VUOLE REGOLAMENTARE “X”. E TRUMPONE CHE FA? DICE CHE IL LABURISTA STA FACENDO UN “GOOD JOB” – L’INSOFFERENZA DEL VECCHIO MONDO “MAGA”, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E I DAZI ALL’EUROPA: IL TYCOON ASPETTA PERCHÉ VUOLE DISCUTERE CON LONDRA…

elon musk e donald trump

DAGOREPORT

Sono bastati meno di dieci giorni a quelle due prime donne di Trump e Musk per mandarsi serenamente a fanculo.

 

I punti d’attrito tra il tycoon e l’uomo più ricco del mondo sono molti, e iniziano ad emergere con chiarezza.

 

A soffiare sul clima di tensione c’è la sfiducia del vecchio mondo "Maga" e della classe dirigente del partito repubblicano di fronte ai conflitti di interessi, grandi come razzi, di Musk.

 

steve bannon ospite di lettera22 alla biblioteca angelica di roma 11

Basta andarsi a leggere le molte dichiarazioni rilasciate da Steve Bannon, artefice del primo successo di Trump nel 2016, per capire che per i falchi sovranisti anti-cinesi il “globalista” e filo-Pechino Musk è peggio della kryptonite.

 

Anche la potentissima capo di gabinetto di Trump, Susie Wiles, chiamata “lce Baby” per il suo sorriso “di ghiaccio”, si è già stufata delle intemperanze del fondatore di Tesla, che dal giorno della vittoria, il 4 novembre 2024, è rimasto sempre tra le palle del presidente Usa.

 

Sarebbe stata lei, infatti, a premere per non concedere a Musk un ufficio nella “West Wing”, l’ala occidentale della Casa Bianca, dove si trova la vera stanza dei bottoni del potere americano.

 

DONALD TRUMP ANNUNCIA STARGATE IL PROGETTO PER L INTELLIGENZA ARTIFICIALE CON SAM ALTMAN LARRY ELLISON E Masayoshi Son

I segnali che Trump e Musk siano in una fase di tensione iniziano a essere numerosi. Sono almeno tre i “dossier” su cui, nelle ultime ore, l’arancione Donald e il suo braccio destro (e teso), si stanno scannando: l’intelligenza artificiale, TikTok e il Regno Unito

 

Trump, in tutti e tre i casi, sta “flirtando” con i nemici di Musk: per il mega-piano di investimenti sui data center, “Stargate”, si è affidato a Sam Altman, il capoccione di OpenAi che dopo aver fondato la sua startup con Elon Musk l’ha sfanculato per trasformarla in società a fini di lucro.

 

IL SALUTO ROMANO DI ELON MUSK ALLA PARATA PER TRUMP - CAPITOL ONE ARENA - WASHINGTON

L’imprenditore preferito da Giorgia Meloni ha preso allegramente per il culo, via “X”, Altman, sostenendo che non abbia i soldi per realizzare quegli investimenti, e quello gli ha risposto per le rime: “Mi rendo conto che ciò che è grande per il Paese non è sempre ottimale per le tue compagnie, ma nel tuo ruolo spero che vorrai mettere prima l’America” (parafrasando l’America first di Trump).

 

Il caso TikTok è ancora più interessante. Trump, che nel suo primo mandato chiedeva il ban totale del social media cinese negli Usa, è diventato il sostenitore number one dell’app, convinto che sia stata fondamentale per orientare il voto dei più giovani e garantirgli la vittoria. Il suggello all’inversione a U è stata la presenza del ceo di TikTok, Shou Zi Chew, all’inauguration day.

 

SCAZZO TRA ELON MUSK E SAM ALTMAN SU STARGATE

Da ostile randellatore di TikTok, Trump si è trasformato nel suo principale sponsor. E così, quando, a cavallo del passaggio di consegne tra Biden e l’ex palazzinaro, è scattato il bando dell’app, votato dal Congresso con un voto bipartisan di democratici e repubblicani, il tycoon pregiudicato ha subito firmato un ordine esecutivo per prendere tempo e trovare un acquirente americano di TikTok.

 

Musk si è subito fatto avanti e ha fatto sapere che stava “valutando” l’acquisto della divisione americana dell’applicazione.

 

La notizia è stata fatta circolare tramite “Bloomberg”, diventata una sorta di ufficio stampa di Elon: fu sempre l’agenzia americana a spifferare il contratto di “SpaceX” con il governo italiano. Evidentemente, la fonte era sempre il tecno-ketaminico.

 

Trump però si è messo in mezzo: capendo che concedere ulteriore potere al survoltato Musk sarebbe stato un boomerang (già tramite “X” prova a sovvertire le democrazie di mezzo mondo, figurarsi cosa potrebbe fare con TikTok), ha cercato di coinvolgere altri miliardari, che in America non mancano mai.

 

DONALD TRUMP TIKTOK

Il primo a cui si è rivolto è stato l’80enne Larry Ellison, considerato una sorta di padre nobile della Silicon Valley, in quanto fondatore di Oracle. Ma il vecchio Larry ha gentilmente rifiutato: già si è imbarcato una quota dei 500 miliardi del progetto Stargate, meglio non strafare.

 

Ottenuto il “no, grazie” di Ellison, Trump ha alzato la cornetta e ha chiamato Bill Gates.

 

Il fondatore di Microsoft, ufficialmente, non mette bocca negli affari dell’azienda (ha venduto quasi tutte le quote, scendendo all1,38%, che comunque vale una trentina di miliardi) ma di fatto ne è ancora il gran visir.

 

Gates ne ha parlato con il Ceo, Satya Nadella, e i due hanno dato il loro assenso a Trump. L’operazione è molto sensata: Microsoft ha moltissima liquidità (vale 3mila miliardi di dollari, ben oltre il Pil italiano), e non ha “finestre” nel mondo dei social. TikTok, con i suoi 170 milioni di utenti, è una gallina dalle uova d’oro.

 

il tweet di elon musk contro bill gates

Problema: Elon Musk odia profondamente Bill Gates. Tra i due ci sono vecchie ruggini, legate a presunti investimenti che l’occhialuto ex marito di Melinda avrebbe dovuto fare in Tesla, mai portati a termine.

 

Elon nel 2022 accusò Gates di essere un para-guru che ciancia di cambiamento climatico ma non investe in Tesla, la società di auto elettriche “che fa di più per risolvere il climate change”.

 

Il vendicativo Musk si divertì poi a modo suo facendo body shaming su Gates, pubblicando un emoji di uomo incinto accanto a quella del fondatore di Microsoft.

 

Lo stesso Gates che giusto qualche giorno fa ha dato del “folle” al miliardario ketaminico per le sue ingerenze in Europa: “I Paesi dovrebbero adottare misure di salvaguardia per assicurarsi che i super-ricchi non influenzino le elezioni. Elon dovrebbe usare il suo talento per dare una mano invece che lasciarsi andare all’agitazione populista…”

 

keir starmer elon musk - financial times

A proposito di ingerenze, l’ultimo scazzo tra Musk e Trump riguarda il Regno Unito. Elon ritiene il primo ministro britannico Keir Starmer un nemico ed è arrivato ad accusarlo di ogni nefandezza, compresa quella di essere complice dei pedofili.

 

Nonostante le braccia tese e gli ammiccamenti all’estrema destra, l’unica ideologia che orienta il “Tesla di minchia” è quella del suo portafoglio.

 

Se la prende con Starmer, come fa con il cancelliere tedesco Olaf Scholz (ecco perché fa campagna elettorale per i nazisti di Afd), perché i governi di sinistra di Londra e Berlino sono quelli più intenzionati a regolamentare il discorso pubblico sui social network. Sostengono, entrambi, la necessità di mettere limiti, lacci e lacciuoli alla disinformazione e al dibattito su “X”, l’ex Twitter diventato, da quando Musk l’ha comprato a 44 miliardi, una fogna di fake news e contenuti inaffidabili.

 

trump musk

E si arriva allo scazzo con Trump. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, domenica sera, il tycoon ha avuto parole al miele per Starmer: “He’s doing a very good job” (sta facendo davvero un ottimo lavoro), ha detto, annunciando di aver preso in considerazione l’ipotesi di effettuare in Inghilterra il suo primo viaggio da presidente (l’alternativa è l’Arabia Saudita, come fece già nel 2017 rompendo la tradizione che vuole Londra prima meta dei nuovi presidenti).

 

Il rapporto con Starmer è cruciale per Trump anche su un altro dossier: quello dei dazi. Il tycoon ha infatti annunciato “tariffs” contro Messico, Canada, Colombia, ma con l’Europa, al momento ci sono state solo minacce.

 

Il presidente americano vuole infatti parlare con il premier laburista, alle prese con una difficile crisi economica dovuta principalmente alla Brexit, per capire come muoversi, senza fare e avere troppi danni, con l’Unione europa.

elon musk contro keir starmerkeir starmer tulip siddiq 1keir starmer donald trump ed elon musk assistono al lancio di un razzo di spacex foto lapresse 1elon musk e donald trump vestiti da nazisti che si baciano - foto creata con l'intelligenza artificiale DONALD TRUMP CHIEDE A ELON MUSK DI ANDARE A RIPRENDERE GLI ASTRONAUTI INTRAPPOLATI NELLO SPAZIOla reazione di elon musk quando donald trump annuncia che vuole mandare gli astronauti su marte 3DONALD TRUMP CONTRO ELON MUSK - IMMAGINE CREATA DA GROKelon musk donald trumpelon musk alla rotonda del campidoglio per il giuramento di trump foto lapresse elonia musk meme su elon musk first lady di trump 1elon musk contro keir starmer

Elon Trump - Donald Musk - meme by sirio

lo scambio di messaggi tra bill gates e elon musk 3

VIGNETTA SU ELON MUSK E DONALD TRUMP

lo scambio di messaggi tra bill gates e elon musk 1Bill Gates

mark zuckerberg - lauren sanchez - jeff bezos - sundar pichai elon musk al giuramento di trump

donald trump e elon musk vignetta by charlie hebdo elon musk e donald trump DONALD TRUMP CONTRO ELON MUSK - IMMAGINE CREATA DA GROKDONALD TRUMP CONTRO ELON MUSK - IMMAGINE CREATA DA GROK

spunta blue bill gateslo scambio di messaggi tra bill gates e elon musk 2

 

Ultimi Dagoreport

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO