elly schlein gaetano manfredi giorgio gori stefano bonaccini pina picierno vincenzo de luca matteo ricci

DAGOREPORT - MENTRE ASSISTIAMO A UNO SPAVENTOSO SVALVOLAMENTO GLOBALE, IN ITALIA C’È CHI SI CHIEDE: ‘’COME SI FA A MANDARE A CASA LA SPERICOLATA ELLY SCHLEIN?’’ - ANCHE SE HA UN IMPATTO MEDIATICO PIÙ TRISTE DI UN PIATTO DI VERDURE LESSE, LA FANCIULLA COL NASO AD APRISCATOLE HA DIMOSTRATO ALTE CAPACITÀ DI TESSERE STRATEGIE DI POTERE, PRONTA A FAR FUORI IL DISSENSO DELL’ALA CATTO-DEM DEL PD - SE IL CENTRO RIFORMISTA HA LA MAGGIORANZA DEGLI ISCRITTI DEL PD, HA PERMESSO DI AVERE UN RISULTATO IMPORTANTE ALLE EUROPEE E FA VINCERE CON I SUOI CANDIDATI LE PROSSIME REGIONALI, PERCHÉ NON TIRA FUORI UN LEADER ALTERNATIVO AL SINISTRISMO FALCE & MART-ELLY? -  LIQUIDATO BONACCINI, ORMAI APPIATTITO SULLA SCHLEIN, SCARTATO DECARO PRIVO DEL CORAGGIO PER SPICCARE IL VOLO, SULLA RAMPA DI LANCIO CI SONO IL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, MA SOPRATTUTTO GIORGIO GORI. L’EUROPARLAMENTARE ED EX SINDACO DI BERGAMO È IN POSSESSO DEL FISICO DEL RUOLO PER BUCARE LO SCHERMO E IL MELONISMO PAROLAIO. A PARTE LE GELOSIE INTERNE DEI RIFORMISTI, LA BASE, CON LA GRUPPETTARA ELLY AL COMANDO, OGGI È TALMENTE RADICALIZZATA CHE RIUSCIRÀ AD INGOIARE UN EX MANAGER DI MEDIASET SULLA PRIMA POLTRONA DEL NAZARENO?

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ELLY SCHLEIN SUL PALCO - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE -

Mentre assistiamo a uno spaventoso svalvolamento globale, in Italia c’è chi si chiede: "Come si fa a mandare a casa la spericolata Elly Schlein all’indomani di un sondaggio che vede salire il Pd in quota 22,3%, alla faccia del flop di giugno sui referendum?’’

 

Da mesi nell’ala dei riformisti, che rappresenta oltre il 50% degli iscritti del Pd, si è scatenato un acceso dibattito su come liquidare, a due anni dalla vittoria, l’equivoca radicalizzazione della linea politica portata avanti dalla segretaria con tre passaporti e una fidanzata.

 

ANGELO BONELLI - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - GIUSEPPE CONTE - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE

Anche se in un tele-duello la Ducetta se la mangerebbe con un sol boccone possedendo il leader del Pd un impatto mediatico più triste di un piatto di verdure lesse (per trovare segni di vitalità della sua segreteria occorre vedere le sue danzanti partecipazioni sui carri dei gay-pride), la fanciulla col naso ad apriscatole ha dimostrato alte capacità di tessere strategie politiche, talento che è stato del tutto sottovalutato.

 

Attivista secchionissima che architetta la sua rete di potere giorno e di notte, Elly Schlein va avanti rapida e invincibile come un sommergibile, tra una strizzata d’occhio al sinistrismo dei Conte e ai Fratoianni-Bonelli, un buffetto al centro-dem dei Guerini e dei Prodi e un ammiccamento ai Calenda e ai Renzi (Matteonzo ha capito di dover fare un passo indietro ed è diventato il predicatore dell’opposizione).

 

giorgio gori elly schlein

Con l’imbarbarimento geopolitico, la discriminante della politica estera ha fatto esplodere l’allergia di Elly al dissenso interno, innescando conflitti continui e clamorosi con l’ala centrista: sono volati stracci bagnati sull’Ucraina e sulla proposta di riarmo europeo, su Israele e le stragi di Gaza, sulla decisione di sposare i referendum della Cgil di Landini.

 

Ma finché ripete, come un disco rotto il ritornello “L’unica speranza è la pace“, fa salire i sondaggi, chi può detronizzarla?

 

francesco boccia elly schlein

 

Che sia un osso duro da rimuovere, tutelata da un manipolo di cinque o sei fedelissimi e salvaguardata in Parlamento dai capigruppo Francesco Boccia (Senato) e Chiara Braga (Camera), se ne stanno accorgendo con colpevole ritardo i capoccioni del centrosinistra.

 

A partire dal subdolo Dario Franceschini che, accoltellando la corrente dei riformisti che aveva espresso alla segreteria Stefano Bonaccini, catapultò via gazebo Elly al Nazareno, con il retropensiero di diventare il burattinaio dell’inesperta ex assessore della regione Emilia-Romagna.

 

pina picierno elly schlein

Ci ha pensato la signorina stessa a ripescare nell’armadio l’eskimo da gruppettara e a tagliare i fili con l’ala riformista, creando un Pd a vocazione maggioritaria radicalizzato a sinistra, eliminando qualsiasi dialogo e compromesso con la Base Riformista.

 

In vista delle politiche del 2027, il timore tra i parlamentari piddini di non essere ricandidati ha spento una aperta opposizione alla linea di Elly (gli unici che si mettono di traverso sono gli europarlamentari come Gori e Picierno che scadono nel 2029, oppure Alessandro Alfieri che siede nella segreteria del Nazareno).

 

ELLY SCHLEIN E STEFANO BONACCINI

Sul “Domani”, Daniela Preziosi, dopo aver notato che la segreteria del Pd non si riunisce più da tre mesi, mette il dito nella piega: “Non è più un retroscena che la responsabilità del Pd è affidata a un direttorio informale di stretta fiducia della segretaria, i cui membri si contano sul palmo di una mano”.

 

A questo punto, ai riformisti non è rimasto altro che trovarsi prossimamente una nuova guida della loro corrente al posto di Bonaccini, europarlamentare e presidente del Pd, troppo appiattito sulla Schlein (i possibili candidati sono Giorgio Gori, Pina Picierno e Alessandro Alfieri).

 

elly schlein allo spettacolo di andrea scanzi (1) foto di jessica guidi

Ma la Signorina troppo movimentista ed estranea alla cultura dei cattolici democratici, fatti due conti, non ci pensa proprio a convocare la direzione del partito, dove rischia di finire azzoppata.

 

Per tagliare la testa all’ala riformista, meglio un’assemblea nazionale del partito, dove può buttarla più facilmente in caciara avendo saldamente nelle sue mani la maggioranza.

 

Passata l’estate tra una bomba e l’altra, all’orizzonte spunta il test delle regionali di autunno.

 

Sarà l’occasione per un regolamento di conti tanto atteso dopo quello mancato alle ultime amministrative.

 

DECARO SCHLEIN

Ma i duellanti hanno una visione diversa sui possibili risultati. Se il centrosinistra conquisterà quattro regioni (Campania, Puglia, Toscana, strappando le Marche alla destra) su cinque (Veneto), Elly è già pronta a salire sul carro per cantare vittoria.

 

E cavalcando l’onda del successo convocherà nei primi mesi del 2026 un Congresso anticipato che costringerà i catto-dem a presentare una candidatura alternativa a quella di Schlein: occasione perfetta per dare una bella sforbiciata ai riformisti, e conquistare una maggioranza bulgara dentro il partito. Che le garantirebbe la possibilità di stilare le liste dei candidati a lei cari alle politiche del 2027.

 

EUGENIO GIANI MEME

Però, per l’altra metà del Pd, l’irresistibile ascesa di di Falce & Mart-Elly è solo un “wishful thinking”, una pia illusione perché l’eventuale 4-1 delle regionali sarà nel segno dei candidati centristi: a partire dalla conferma in Toscana del presidente uscente Eugenio Giani, che Elly ha fatto di tutto per sfrattare a favore del fedelissimo Emiliano Fossi, segretario regionale del partito, oppure Marco Furfaro, membro della sua segreteria.

 

Forte del mezzo milione di voti alle Europee, l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro non ha rivali per la presidenza della regione Puglia.

 

luca zaia e massimiliano fedriga 3

Purtroppo, per Elly, anche Decaro è un esponente di punta dei riformisti; infatti hanno puntato invano su di lui come alternativa a Elly.

 

Oggi quel disturbatore seriale di Salvini, per rabbonire la furia dei suoi governatori, ha presentato in Senato un emendamento per superare il limite di due mandati per i presidenti di regione, e rimettere in pista Zaia e Fedriga, destinato a finire nel cestino (Er Truce del Papeete preferisce mantenere il potere in Lombardia anziché sul Veneto).

 

gaetano manfredi - assemblea anci

Comunque, se passa il terzo mandato, il nemico più intimo della Schlein, Vincenzo De Luca stravince, altrimenti si deve accontentare solo di vincere perché, grazie alla mediazione del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, c’è in ballo la soluzione di candidare Sergio Costa, ex ministro M5S, ovviamente ben accetto allo Sceriffo di Salerno. Di Fico, non se ne parla.

 

Nelle Marche il candidato in testa ai sondaggi contro il melonissimo Francesco Acquaroli è un altro riformista, Matteo Ricci, l’ex sindaco di Pesaro che sostenne Bonaccini alle primarie contro Elly.

 

Ora, se la somma fa il totale, il possibile 4-1 è solo appannaggio dei candidati che non sostennero due anni fa Elly e attualmente sono all’opposizione della segreteria.

 

schlein matteo ricci

A questo punto, la domandina sorge spontanea: se l’ala riformista ha la maggioranza degli iscritti, fa vincere il Pd con i suoi candidati alle regionali, ha permesso di avere un risultato importante alle europee, perché non tirano fuori un leader alternativo al sinistrismo Falce & Mart-Elly?

 

Se Decaro non possiede il carisma e il coraggio per spiccare il volo nazionale, azzoppato per di più dalla cadenza spiccatamente barese, sulla rampa di lancio c’è il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ma soprattutto l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che è in possesso del fisico del ruolo per bucare lo schermo e scodellare i limiti del governo Meloni in campo economico.

 

A parte le gelosie interne dei colonnelli riformisti, la base del Pd, con la gruppettara Elly al comando, è talmente radicalizzata che riuscirà ad ingoiare un ex manager di Mediaset sulla prima poltrona del Nazareno?

alessandro alfierivincenzo de luca - manifestazione pro gaza a roma

GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - ANGELO BONELLI - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE -

luca zaia e massimiliano fedriga 4

 

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