giorgia meloni matteo piantedosi ciriani cirielli mantovano santanche lollobrigida

DAGOREPORT - PROMOSSI, BOCCIATI O RIMANDATI: GIORGIA MELONI FA IL PAGELLONE DEI MINISTRI DI FDI – BOCCIATISSIMO MANTOVANO, INADEGUATO PER GESTIRE I RAPPORTI CON IL DEEP STATE (QUIRINALE, SERVIZI, MAGISTRATURA) E DOSSIER IMMIGRAZIONE – RESPINTO URSO, TROPPO COINVOLTO DAL SUO SISTEMA DI POTERE – CADUTO IN DISGRAZIA LOLLOBRIGIDA, CHE HA PERSO NON SOLO ARIANNA MA ANCHE COLDIRETTI, CHE ORA GUARDA A FORZA ITALIA – BOLLINO NERO PER IL DUO CIRIANI-CIRIELLI - DIETRO LA LAVAGNA, LA CALDERONE COL MARITO - NON ARRIVA ALLA SUFFICIENZA IL GAGA' GIULI-VO, MINISTRO (PER MANCANZA DI PROVE) DELLA CULTURA - LA PLURINDAGATA SANTANCHÉ APPESA A LA RUSSA, L'UNICO A CUI PIEGA IL CAPINO LA STATISTA DELLA GARBATELLA – SU 11 MINISTRI, PROMOSSI SOLO IN 5: FITTO, FOTI, CROSETTO, ABODI E…

DAGOREPORT

raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresse

A quasi tre anni dalla vittoria alle elezioni politiche del 2022, Giorgia Meloni sta facendo un bilancio della squadra di undici ministri in quota Fratelli d'Italia spediti al governo.

 

La “finestra” temporale è ormai sufficientemente ampia, dall’inizio del mandato, per stilare un pagellone dei suoi rappresentanti in Cdm.

 

Super promossi (da lei) Raffaele Fitto e Tommaso Foti, che si sono occupati l’uno dopo l’altro del sempre più claudicante Pnrr; sempre caro al suo cuore il co-fondatore di FdI, il gigante buono Guido Crosetto, che ha ottimi rapporti con il Quirinale ma pessimi con Mantovano; nessuno tocchi Nello Musumeci, grande portatore di voti in Sicilia; applausi per Matteo Piantedosi, nominato tre anni fa ministro degli Interni in quota Lega, ormai approdato chez Fratelli d’Italia.

Andrea Abodi - un giorno da pecora

 

Se le quotazioni del ministro dello Sport, Andrea Abodi, salgono grazie alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina e per aver portato nel golfo di Napoli a prossima American Cup. si inabissa il voto per Marina Elvira Calderone, la ministra del Lavoro che ha suscitato polemiche riguardo alla sua laurea triennale, conseguita presso Link Campus, l'università di Pulcinella di Roma, a cui si aggiunge la "grana" del di lei marito, Rosario De Luca, presidente dell'Ordine dei Consulenti del lavoro (insieme hanno uno studio di consulenza sul lavoro con sedi a Roma, Cagliari e Reggio Calabria). 

 

Schiava dell’ossessione di avere tutto e tutti sotto controllo, la Ducetta non manca di far pesare il carattere fumantino con i suoi ministri e sottosegretari, da cui pretende la massima efficienza e obbedienza, finendo inevitabilmente per incazzarsi.

rosario de luca marina elvira calderone foto di bacco (2)

 

 

Ai suoi occhi, il più deludente, soprattutto per le alte aspettative di cui era stato investito, è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Scelto nel 2022 su consiglio di Gianfranco Fini, l’ex magistrato avrebbe dovuto essere l’ufficiale di collegamento con il deep state, l'uomo che doveva risolvere i problemi con gli apparati della Stato, e invece, proprio su quel delicatissimo e fondamentale fronte, il governo Meloni sconta notevoli e quotidiane difficoltà.

 

 

GIORGIA MELONI E ALFREDO MANTOVANO - FOTO LAPRESSE

 

Il confronto con la magistratura è conflittuale come mai prima d’ora, le frequenti tensioni con la Corte dei Conti e il Quirinale dimostrano una scarsa capacità di tessitura (e infatti Giorgia Meloni preferisce gestire personalmente il rapporto con il Presidente Mattarella), e infine le lotte di potere all’interno dei servizi segreti certificano una flebile gestione dei dossier più caldi (il recente caso di Giuseppe Del Deo, docet).

 

Ma finisce dietro la lavagna soprattutto per il dossier dell’immigrazione, che la premier aveva sfilato al ministro dell’Interno, Piantedosi, per consegnarlo alle manine sante, in teoria esperte, di Mantovano.

GIORGIA MELONI ADOLFO URSO - MEME BY EMILIANO CARLI

 

E invece, l’ex magistrato non solo non è diventato il Mr. Wolf del Governo, ma si è trovato a gestire la fallimentare campagna d’Albania, con i centri per migranti a Gdjaer e Shengjin, senza riuscire a risolvere un bel niente.

 

Un’altra bocciatura va al ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, il cui feeling con Giorgia Meloni si è via via affievolito.

 

 

All’ex AN viene imputata un’eccessiva attenzione al suo sistema di potere al ministero e una poco cauta gestione dei dossier strategici, come il possibile contratto con Starlink di Elon Musk:

arianna meloni lollobrigida

 

 

all’origine dello scazzo tra Fratelli d’Italia e il miliardario ketaminico e il suo tuttofare in Italia, Andrea Stroppa, c’è stato la ritrosia del ministero delle Imprese all’ipotesi di consegnare il transito dei dati sensibili italiani all’internet satellitare di Mr. Tesla.

 

Va male anche per l’ex cognato di Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida. Un tempo ascoltato e influente all’interno del Governo, dopo la rocambolesca separazione da Arianna, il fu “stallone di Subiaco” sconta la perdita di potere. La sua caduta in disgrazia ha innescato molti malcontenti nel mondo degli stakeholder del ministero dell’Agricoltura, cioè la Coldiretti del tandem Prandini-Gesmundo.

giorgia meloni al villaggio della coldiretti 1

 

La potente organizzazione agricola negli ultimi anni è sempre stata vicinissima a Fratelli d’Italia, al punto che Meloni scelse proprio un convegno di Coldiretti come prima uscita pubblica da premier.

 

Nel tempo però l’indebolimento di Lollobrigida ha tolto peso e incisività alle battaglie degli agricoltori, al punto che l’organizzazione avrebbe avuto un primo abboccamento con Marina Berlusconi. Non è da escludere che Coldiretti possa, in futuro, dirottare il suo enorme bacino elettorale verso Forza Italia.

 

giuli arianna meloni

Secondo il severo giudizio della Statista della Garbatella, non raggiunge la sufficienza il successore del povero Sangiuliano, il parolaio dell'Infosfera, tendenza Julius Evola, l'esoterico Alessandro Giuli.

 

Il suo logorroico bla-bla da gagà egolatrico non incanta nessuno e fa ridere tutti ma soprattutto non porta risultati per la fantomatica conquista dell'''egemonia culturale" della destra al governo. Al ministero della Cultura il Giuli-vo non sa dove mettere le mani per governarei il primo patrimonio culturale al mondo, e rimanda nomine urgenti come i sovrintendenti di Napoli, Bari, Cagliari e Trieste.

 

EMANUELE MERLINO

Il D'Annunzio alla cacio e pepe non riesce nemmero a decidere le nomine dei consiglieri nei Cda dei musei. E nulla può fare Emanuele Merlino, messo dall'intoccabile Fazzolari alle calcagna per evitare le sue minchiate al Mic, quando il gagà sbrocca con i suoi sottosegretari, e non solo con la leghista Lucia Bongonzoni ma anche con il suo compagno di Fratelli d'Italia, Gianmarco Mazzi. Si salva dalla totale bocciatura solo per il suo buon rapporto con Arianna Meloni e con il pio Mantovano.

 

Pessimi voti anche per Luca Ciriani e Edmondo Cirielli. Il primo, da ministro dei Rapporti con il Parlamento, avrebbe dovuto disinnescare i molti trappoloni di Camera e Senato, e distendere i rapporti con le opposizione.

 

luca ciriani a villa taverna per la festa dell indipendenza usa 1

E invece, gli inciampi in Aula ormai sono un genere letterario (tra emendamenti tagliati, maggioranze che saltano in Commissione e abuso del voto di fiducia) fino alla sceneggiata al Senato sul decreto sicurezza, con le opposizioni sedute a terra davanti al banco del Governo a protestare come manco in un liceo occupato.

GIORGIA MELONI - EDMONDO CIRIELLI

 

Edmondo Cirielli, che sogna la candidatura alle prossime regionali in Campania, si sta dimostrando un viceministro degli Esteri caratterialmente ''scomodo''.

giovanbattista fazzolari bruno vespa - foto lapresse

 

Dopo aver rotto i rapporti con il suo diretto superiore, quel bonaccione di Tajani, il deputato salernitano viene visto come una spina nel fianco alla Farnesina, già esautorata di responsabilità dalla pretesa di Giorgia Meloni di gestire personalmente e mediaticamente la politica estera.

 

Nella lista dei bocciati non può che esserci Daniela Santanchè: la Pitonessa, da ministra del Turismo, ha inanellato una collana di processi e gaffe. Lady Giorgia non vede l’ora di liberarsi di lei, e l’occasione giusta si potrebbe materializzare con l’eventuale rinvio a giudizio (sarebbe il terzo: è già a processo per falso in bilancio per il crac di Visibilia, e per diffamazione) per la truffa aggravata all’Inps, sulla cassa integrazione Covid.

ignazio la russa daniela santanche 2003

 

Se la ministra finisse a processo anche per aver “gabbato” lo Stato, a quel punto neanche la potentissima protezione del suo amico Ignazio La Russa potrà salvarla dalle dimissioni.

 

La decisione sarebbe dovuta arrivare con l’udienza preliminare del 20 maggio, ma è stata bloccata dalle richieste della difesa sulla riqualificazione dell’accusa (gli avvocati della “Santa” chiedevano di riformularla in “indebita percezione a danno dello Stato di erogazioni pubbliche”, ma la Gup ha rifiutato).

 

MELONI DI LOTTA E DI GOVERNO - VIGNETTA BY VAURO

Senza considerare i fallimenti a cascata delle sue aziende: l’ultimo, oggi, riguarda la “Ki group holding” del gruppo del cibo biologico di cui facevano parte anche “Bioera” e “Ki group” (entrambe già fallite). Ma il duplex Santa & 'Gnazio non demorde e lavoro affinché tutto finisca in prescrizione...

edmondo cirielli

 

DANIELA SANTANCHE ALESSANDRO GIULI arianna meloni e lollobrigidaDANIELA SANTANCHE - REGINA DI DENARI - MEMETAROCCO - ARIANNA MELONI E FRANCESCO LOLLOBRIGIDA COME CHIARA FERRAGNI E FEDEZ - MEME BY EMILIANO CARLI MELONI URSO

 

daniela santanche alla camera - foto lapresseedmondo cirielli con la compagna maria rosaria campitiello

DANIELA SANTANCHE E IGNAZIO LA RUSSAGIORGIA MELONI ALLE PRESE CON I CASI LA RUSSA E SANTANCHE - VIGNETTA BY MANNELLI

 

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI