la grazia toni servillo

IL CINEMA DEI GIUSTI – ESCE FINALMENTE “LA GRAZIA” DI PAOLO SORRENTINO, CON TONI SERVILLO NEI PANNI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MARIANO DE SANTIS, UN PO’ MATTARELLA, UN PO’ GRANDE GIURISTA, UN PO’ IL POLITICO SERIO DEL ’900 - DOPO I DUE FILM NAPOLETANI CHE USCIVANO DA QUALSIASI COMFORT ZONE SORRENTINIANA, “LA GRAZIA” SEMBRA UN TORNARE ALLE ORIGINI - NON È PER NULLA UN FILM POLITICO, ANCHE SE NESSUNO COME SORRENTINO SA RIEMPIRE DI SENSO LA MESSA IN SCENA DELLA SOLITUDINE DEL POTERE ANCHE POLITICO, NÉ TANTO MENO UN FILM NOSTALGICO SULLE GRANDI FIGURE ISTITUZIONALI DEL NOSTRO PAESE (CHE PURE CI STAREBBE…): È UNA SORTA DI COMMEDIA ETICA, A TRATTI DAVVERO MOLTO DIVERTENTE, CON DEI MOMENTI STRACULT… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

la grazia toni servillo e paolo sorrentino foto © andrea pirrello

Esce, finalmente, dopo una serie di anteprime mattutine durante le feste, dopo una frettolosa uscita americana, “La grazia”, ultimo film di Paolo Sorrentino, premiato a Venezia con La Coppa Volpi al suo magnifico protagonista, Toni Servillo, nei panni del Presidente della Repubblica Mariano De Santis, un po’ Mattarella, un po’ grande giurista, un po’ il politico serio del ’900 che ci piacerebbe avere come capo dello stato. Al di fuori di qualsiasi polemica e ideologia.

 

“Di chi sono i nostri giorni?” è il tormentone del film. E mi piacerebbe rispondere come il protagonista del film, il democristianissimo Presidente della Repubblica di Toni Servillo, che seguiamo nei sei mesi bianchi prima che sia decaduto dopo sette anni, chiedendo ulteriore tempo per riflettere. Non solo per rispondere alla domanda, di chi sono i nostri giorni?, ma per ragionare un attimo su un film che sembra far ripartire dall’inizio la filmografia del regista.

 

la grazia da sinistra in prima fila milvia marigliano, roberto zibetti, toni servillo, simone colombari, orlando cinque foto © andrea pirrello

Dopo i due film napoletani che uscivano da qualsiasi comfort zone sorrentiniana e quindi più coraggiosi, “E’ stata la mano di Dio” e “Parthenope”, che, vi piacciano o meno, segnano anche ben due scudetti della squadra del cuore del regista, il Napoli, “La grazia” sembra appunto un tornare alle origini.

 

Ci basta l’inizio, con Servillo che dal Quirinale si accende una sigaretta, fuma davanti alla macchina da presa sussurrando Aurora… Aurora, per capire che Sorrentino è più interessato a mettere in scena Servillo Presidente che fuma con un polmone solo alla ricerca di una verità e quindi di un giudizio piuttosto che di una vera storia da raccontare. Inoltre sappiamo bene che la verità, soprattutto al cinema, non esiste. Per non parlare della giustizia.

 

la grazia toni servillo foto © andrea pirrello

L’amatissima moglie Aurora, scomparsa otto anni prima, ha lasciato il Presidente con un dubbio. Un tradimento. Ma con chi? Col suo amico del cuore Ugo, Massimo Venturiello, che punta anche al suo appoggio per essere eletto come nuovo Presidente?

 

In questi sei mesi bianchi, le sue uniche preoccupazioni, che divide con l’amatissima figlia, una Anna Ferzetti bravissima, di grande misura e umanità, sono per la firma sulla legge sull’eutanasia che, da bravo cattolico, legato a un papa nero motociclista (è così, Sorrentino di papi ne ha una collezione, ma questo gli mancava), non vorrebbe firmare (“Se firmo divento un assassino, se non firmo un torturatore”).

 

la grazia toni servillo e anna ferzetti foto © andrea pirrello

E due grazie, come da titolo, per due carcerati che hanno uno ucciso la moglie malata di Alzheimer e l’altra un marito violento che le faceva qualsiasi sopruso. Alla figlia che spinge sia la legge sull’eutanasia che le due grazie, risponde da freddo giurista. Del resto proprio in questo semestre bianco ha scoperto di essere stato ribattezzato “cemento armato” e sa che non si sposterà facilmente né per coraggio né per amore della figlia passionaria. “Sono grigio”, “Non sono un argomento divertente”, continua a ripetere ai tanti che gli vogliono bene.

 

Un po’ Mattarella, un po’ Andreotti, ma, va detto, vestito benissimo, del resto Servillo porta benissimo cappotto e cappello, al punto che la direttrice di Vogue vuole intervistarlo per un servizio sulla sua visione della moda.

 

la grazia toni servillo e anna ferzetti 4 foto © andrea pirrello

Quel che sogna il Presidente, che pur giura di non sognare mai, è di arrivare a uno stato di grazia, in equilibro tra la pesantezza della vita passata e il vuoto che gli offre la poca vita futura, dove potrà lievitare in leggerezza come vede librarsi in assenza di peso un pilota italiano nello spazio. Ma sogna anche di poter dire al suo segretario il giorno che se ne andrà dal Quirinale la battuta che si tiene da mesi, “Non siamo stati bravi, siamo stati eleganti”.

 

Con la ricerca di grazia, leggerezza e, soprattutto, eleganza, il film di Sorrentino compensa qualche slabbramento narrativo che nella seconda parte, quando la figlia adorata lascia il Presidente per andare dal fratello musicista a Montreal, si sente. E prende corpo una sorta di ossessione per la dimensione di amour conjugal che ha perso non solo per la morte della moglie, ma per il suo tradimento misterioso che rischia di mettere in crisi tutta la sua vita.

 

la grazia toni servillo 14 foto © andrea pirrello

Non è per nulla un film politico, anche se nessuno come Sorrentino sa riempire di senso la messa in scena della solitudine del potere anche politico, né tanto meno un film nostalgico sulle grandi figure istituzionali del nostro paese (che pure ci starebbe…), ma è una sorta di commedia etica, a tratti davvero molto divertente, i dialoghi tra Servillo-Mariano e la sua amica del cuore Cocò Valori, interpretata da Milvia Mirigliani, sono favolosi, ma anche i dialoghi con la figlia, con il generale, frutto della lunga esperienza sui due seriali, “The Young Pope” e “The New Pope”, su un uomo alla ricerca della verità su se stesso nel momento che la fine del suo potere lo renderà inutilmente libero.

 

la grazia anna ferzetti foto © andrea pirrello

Ci sono grandi momenti stracult, Servillo che rappa è notevole, ma anche l’apparizione di Gue Pequeno, mentre non mi piace l’arrivo del presidente del Portogallo sotto la pioggia, o certi momenti più musical. Non so se sia più o meno riuscito di “Parthenope”, non ha certo quegli elementi che potevano rendere cringe o sgradevole “Parthenope”, ma anche più coraggioso, penso alla scena di sesso con il cardinale di Peppe Lanzetta.

 

Mi sembra che funzioni molto bene fino a quando mette in scena il padre e la figlia, cioè il Presidente e la figlia che ha dedicato a lui la sua vita e il loro dialogo continuo sulle scelte morali che daranno come un senso alla sua vita. Meno quando esce da questo schema e affronta le ossessioni personali.

la grazia orlando cinque e toni servillo foto © andrea pirrello

 

Ma come fu l’anno scorso una perfetta apertura della Mostra del Cinema, col suo equilibrismo, anche politico, e una sua qualche leggerezza e eleganza, sarà una perfetta riapertura della stagione del cinema italiano dell’anno nuovo e segnerà un nuovo corso, quasi più adulto del cinema di Paolo Sorrentino. Da domani in sala.

la grazia toni servillo 3 foto © andrea pirrello (2)la grazia poster del film di paolo sorrentino toni servillo la grazia. anna ferzetti la grazia la grazia foto © andrea pirrello

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