giusi bartolozzi carlo nordio

LA DESTRA LE TENTA TUTTE PER SALVARE IL “SOLDATO BARTOLOZZI” – LA MAGGIORANZA SOLLEVA DAVANTI ALLA CONSULTA UN CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE PER L'INDAGINE SUL CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATA DI “FALSE AFFERMAZIONI” SUL CASO ALMASRI - UNA MOSSA PER ESTENDERE ALLA “ZARINA DI VIA ARENA” L’IMMUNITÀ PARLAMENTARE DI CUI GODONO GLI ALTRI TRE INDAGATI PER IL PASTICCIO SUL TORTURATORE LIBICO (NORDIO, PIANTEDOSI E MANTOVANO) E QUINDI EVITARE CHE VADA A PROCESSO – MA PER I TRE GIUDICI DEL TRIBUNALE DEI MINISTRI, CHE HANNO SOLLECITATO AI PM DI ROMA L’INDAGINE A CARICO DI BARTOLOZZI, IL REATO CONTESTATO NON HA BISOGNO DEL VAGLIO DEL PARLAMENTO

1 - BARTOLOZZI, LO SCUDO DELLA MAGGIORANZA L’IDEA DI RICORRERE ALLA CONSULTA

Estratto dell’articolo di Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”

 

carlo nordio e giusi bartolozzi

Nell’ultimo anno «si era rafforzata la relazione» dell’Italia con la milizia libica Rada del generale Osama Almasri, strategica per tenere sotto controllo l’immigrazione clandestina. Anche se Almasri era un personaggio orrendo, a cui la Corte penale internazionale, che aveva spiccato un mandato di cattura nei suoi riguardi, contestava «34 omicidi accertati e 22 violenze sessuali documentate».

 

Ecco, nelle 36 pagine della sua relazione introduttiva, alcuni dei nuovi particolari forniti ieri sul caso Almasri dal deputato Federico Gianassi (Pd), vicepresidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera che dovrà pronunciarsi sulla richiesta del Tribunale dei ministri nei confronti del sottosegretario Alfredo Mantovano, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e di quello della Giustizia Carlo Nordio (archiviata invece la posizione di Giorgia Meloni).

 

GIUSI BARTOLOZZI

Camera che ieri si è divisa, perché la maggioranza sembra intenzionata a mandare gli atti alla Consulta sulla posizione della capo di Gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi.

 

Gianassi ha dunque ricostruito i tre giorni caldissimi, dal 19 al 21 gennaio 2025, che videro l’arresto a Torino del generale libico e poi la repentina liberazione e il suo rimpatrio a Tripoli su un volo di Stato. Il governo, a leggere la relazione, era nelle mani dei libici: «Nell’arco dei tre giorni — scrive Gianassi — si tennero riunioni di emergenza sul caso a cui parteciparono i vertici del governo, dei Servizi e delle forze di polizia per valutare le conseguenze dell’arresto, le possibili ritorsioni contro il governo italiano e la gestione della cooperazione con la Cpi».

 

EMPORIO ALMASRI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Secondo l’istruttoria svolta dal Tribunale dei ministri, citata da Gianassi, «nel corso delle riunioni l’Aise (il servizio segreto italiano per l’estero, diretto da Giovanni Caravelli, ndr ) avrebbe sottolineato il rischio di tensioni a Tripoli che avrebbero potuto sfociare in azioni ostili».

 

[...]

 

Secondo Gianassi, dalla lettura dell’istruttoria, emerge chiarissima «la strategia condivisa dai membri del governo nelle riunioni del 19 e 20 gennaio sul mancato intervento del ministero della Giustizia». E proprio su questo punto, il caso ora si complica ulteriormente dopo che la Procura di Roma ha indagato anche la capo di Gabinetto di Nordio.

 

Per fare scudo intorno a lei (la maggioranza della Camera non darà mai l’autorizzazione a procedere) il centrodestra parrebbe orientato a sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

 

Osama Njeem Almasri

I componenti della maggioranza della Giunta per le autorizzazioni, attraverso il capogruppo FdI, Dario Iaia, ieri hanno chiesto infatti di verificare la possibilità che anche nei confronti di Bartolozzi, come per Nordio, Piantedosi e Mantovano, possa arrivare la richiesta di autorizzazione alla Giunta come «imputata laica»: se il reato contestato fosse «in concorso» e non solo «connesso» con quelli relativi ai ministri, è la tesi, anche Bartolozzi potrebbe essere giudicata dal Tribunale dei ministri.

 

Ma il presidente della Giunta, Devis Dori (Avs) è stato tranchant: «Un caso Bartolozzi al momento non c’è — ha detto — Se il reato per cui è indagata è esclusivamente il 371 bis c.p., le false informazioni ai pm, sarebbe autonomo rispetto a quelli che riguardano i ministri, quindi non sussisterebbe concorso». [...]

 

2 - PER LE TRE GIUDICI DEL TRIBUNALE LA DECISIONE È GIÀ PRESA: IL REATO NON C’ENTRA CON I MINISTRI

Estratto dell’articolo di Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

carlo nordio e giusi bartolozzi

È stato il Tribunale dei ministri a sollecitare l’indagine a carico di Giusi Bartolozzi per le «false dichiarazioni» rese da testimone sul caso Almasri. Quando hanno trasmesso alla Procura di Roma la richiesta di autorizzazione a procedere contro i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano per l’invio alla Camera dei deputati, le tre giudici del collegio hanno emesso un provvedimento separato riguardante la capo di gabinetto del Guardasigilli, segnalando al procuratore Francesco Lo Voi la violazione dell’articolo 371 bis del codice penale. Per il quale deve procedere la magistratura ordinaria.

 

carlo nordio e il caso almasri

Di qui l’iscrizione di Bartolozzi sul registro degli indagati, che essendo magistrata ha comportato il contestuale avviso al Consiglio superiore della magistratura, al procuratore generale della Cassazione e al ministro della Giustizia. Che è come dire alla stessa indagata, principale collaboratrice di Nordio.

 

Si è aperto così un fascicolo distinto e separato da quello approdato a Montecitorio, che non ha bisogno di alcun vaglio parlamentare.

 

Tuttavia, dal momento in cui s’è saputo della nuova indagine molti nella maggioranza di centrodestra hanno cominciato a dire (pure ieri nella Giunta per le autorizzazioni) che la capo di gabinetto dovrebbe essere chiamata a rispondere «in concorso» con il suo ministro; quindi accusata degli stessi reati (omissione d’atti d’ufficio, favoreggiamento e peculato).

 

Giusi Bartolozzi

Con l’effetto di estendere anche a lei lo «scudo» dell’autorizzazione a procedere (che sarà negata). Tesi rafforzata dall’opinione di qualche docente di Diritto.

 

Il problema è che questa ipotesi è stata già valutata e respinta dal giudice competente, cioè lo stesso Tribunale dei ministri, che ha ritenuto di non coinvolgere negli ipotetici reati i collaboratori dei membri del governo inquisiti.

 

Nell’interlocuzione che ha preceduto la decisione finale, il procuratore Lo Voi aveva evidenziato che sulla base degli elementi emersi durante l’indagine svolta dal collegio andava analizzata anche la posizione di Bartolozzi, che certamente ebbe un ruolo nella scelta del governo di non convalidare l’arresto del generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale, di farlo scarcerare e infine riportarlo in patria con un aereo dei servizi segreti.

 

CARLO NORDIO MATTEO PIANTEDOSI ALLA CAMERA - FOTO LAPRESSE

Il Tribunale aveva già messo in risalto le dichiarazioni «inattendibili e anzi mendaci» della capo di gabinetto, e il procuratore aveva invitato le tre giudici a considerare se fossero un indizio dell’eventuale correità di Bartolozzi con il ministro oppure altro, che inevitabilmente si sarebbe tramutato nelle ipotetiche «false informazioni».

 

[...]

 

La maggioranza di centrodestra, avendo i numeri, può anche imporre alla Giunta di rimandare gli atti al Tribunale chiedendo l’integrazione di Bartolozzi e, in caso di prevedibile diniego (vista la valutazione già fatta e la determinazione già espressa), sollevare il conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. Ma al momento l’unico effetto sarebbe quello di allungare i tempi del procedimento penale a carico dei ministri e dunque la sospensione di quello a carico della capo di gabinetto, come previsto dal codice.

 

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Del resto, la collaboratrice di Nordio non è l’unico «tecnico» che ha partecipato alle riunioni con Palazzo Chigi contribuendo alle scelte che hanno portato alla liberazione di Almasri. C’erano, fra gli altri, il capo del servizio segreto esterno Giovanni Caravelli, il capo della polizia Vittorio Pisani, il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Vittorio Rizzi, tutti testimoni ascoltati dal Tribunale come Bartolozzi. E come Bartolozzi non considerati «complici» dei componenti del governo.

 

Anche le loro deposizioni sono state valutate dal collegio, a volte in maniera critica. Caravelli, ad esempio, avrebbe fornito una versione «poco verosimile», sostenendo di aver saputo che Almasri era sotto indagine della Cpi solo dopo l’arresto; e le risposte di Rizzi sono state giudicate «laconiche» ed «evasive» quando gli è stato chiesto di precisare i termini delle discussioni, soprattutto per ciò che riguarda le posizioni espresse dal ministero della Giustizia, e quindi da Nordio e dalla sua capo di gabinetto.

 

GIUSI BARTOLOZZI

In generale — hanno scritto le tre giudici — le deposizioni di chi ha partecipato alle riunioni «risultano in certa misura reticenti e contraddittorie», in particolare quando hanno cercato di sostenere che in quegli incontri riservati non erano state prese decisioni. Ma secondo il Tribunale «non possono dirsi senz’altro mendaci». A differenza di quelle di Bartolozzi, per le quali il giudizio è stato netto e chiaro. Al punto da imporre alla Procura di indagarla per «false dichiarazioni».

matteo piantedosi e carlo nordio alla camera foto lapresse

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