“NON ABBIAMO BISOGNO DELL’AIUTO DELLA CINA SULL’IRAN” – QUEL BULLO DI TRUMP VOLA A PECHINO DA XI JINPING, CHE INCONTRERA’ DOMANI, ED È PRONTO A RILANCIARE GLI ATTACCHI CONTRO TEHERAN - CON L’INFLAZIONE USA AL 3,8%, IL NERONE DELLA CASA BIANCA HA FRETTA DI CHIUDERE LA GUERRA E ATTACCA I MEDIA: “CHI DICE CHE L'IRAN STA VINCENDO È UN TRADITORE. SONO AMERICANI CODARDI CHE SPALLEGGIANO TEHERAN” – IL TIMORE DI CONCESSIONI A PECHINO SU TAIWAN – SI PENSA AI RAID MIRATI PER SEQUESTRARE I CIRCA 400 CHILI DI URANIO ARRICCHITO NELLE MANI DELLA REPUBBLICA ISLAMICA: “LA CINA È FORTE, MA NOI SIAMO PIÙ FORTI DI QUALSIASI ALTRO PAESE MILITARMENTE” - L’IRAN NON ESCLUDE L’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO AL 90% E MINACCIA: “CHI METTERÀ PIEDE SUL NOSTRO TERRITORIO SUBIRÀ GRAVI DANNI”
Trump attacca i media, 'chi dice che l'Iran sta vincendo è un traditore'
(ANSA) Donald Trump è tornato ad attaccare i media sulla guerra contro l'Iran.
"Quando le 'fake News' affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale Tradimento, data l'assoluta falsità — e persino l'assurdità — di tale dichiarazione", tuona il tycoon in duro post su Truth in cui accusa quei media "di favorire e spalleggiare il nemico!"
"Tutto ciò che ottengono è infondere nell'Iran una falsa speranza, laddove non dovrebbe essercene alcuna. Si tratta di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese", ha attaccato ancora. (ANSA). Ansa: link blockchain-info GUE 00:19 13-05-2026
LE OPZIONI DI TRUMP CHE VOLA DA XI
Paolo Mastrolilli per repubblica.it
Le opzioni militari sono sul tavolo. Trump le ha discusse con il Consiglio per la sicurezza nazionale prima di partire per la Cina e secondo la Cnn pende per rilanciare gli attacchi, con azioni dimostrative pesanti che secondo lui potrebbero convincere l’Iran ad accettare le sue condizioni per mettere fine alla guerra.
La decisione però non dovrebbe arrivare prima del suo appuntamento di giovedì con il rivale cinese Xi («Con lui avrò una lunga conversazione sull’Iran»), perché potrebbe rappresentare una chiave per piegare la resistenza degli ayatollah, magari in cambio di concessioni su Taiwan. Lo ha chiarito lo stesso presidente: «L’incontro andrà bene. La Cina è forte, ma noi siamo più forti. Siamo più forti di qualsiasi altro Paese militarmente». Teheran lo ha capito e preme su Pechino affinché giochi la partita opposta, usando la sua influenza per spingere il capo della Casa Bianca ad accettare un compromesso che tutti possano rivendicare come un successo.
Trump ha detto che «con Xi siamo amici, entro fine anno verrà a Washington, l’incontro a Pechino andrà bene ma non abbiamo bisogno di aiuto sull’Iran». Quanto a Teheran, ha aggiunto prima di decollare per la Cina, «non abbiamo ancora definito le linee rosse, ci penseremo durante il volo». Ma si dice certo che «l’Iran «smetterà al 100%» di arricchire l’uranio e cercare di sviluppare una bomba atomica. «Ho parlato con loro, mi hanno detto che avremo la polvere nucleare e la otterremo. Non ho fretta. È solo questione di tempo».
(...)secondo la Nbc il Pentagono starebbe valutando di cambiare il nome della campagna da Epic Fury a Operation Sledgehammer - “Operazione Martello” - in modo da aggirare l’obbligo di far votare al Congresso la ripresa della guerra. Un’opzione discussa anche dal premier israeliano Netanyahu è quella di lanciare raid mirati per sequestrare i circa 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani della Repubblica islamica, nascosti nei sotterranei del sito nucleare di Isfahan.
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Qui entra in gioco la Cina, che potrebbe risultare decisiva. La visita era stata pensata per altre ragioni, a partire dalla necessità di prolungare la tregua commerciale, aumentare gli scambi e gli investimenti con il Board of Trade, garantire le forniture di terre rare. L’Iran però è diventato il tema centrale, perché è il principale fornitore di energia alla Repubblica popolare, e il capo della Casa Bianca spera che la necessità per Xi di tenere aperti i rubinetti del petrolio lo convinca a premere sugli ayatollah allo scopo di fermare la guerra alle sue condizioni. Lo scambio potrebbe avvenire su Taiwan, dove Pechino chiede a Washington di bloccare le forniture militari e affermare di non essere favorevole all’indipendenza dell’isola.
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L’IRAN NON SI FIDA DEGLI STATI UNITI: “SE ATTACCANO CREIAMO LA BOMBA”
donald trump aspetta xi jinping vertice apec in corea del sud foto lapresse
Gabriella Colarusso per repubblica.it - Estratti
Sperando che l’agnello Trump finisca nella bocca del lupo Xi, l’Iran chiarisce ancora, dovesse essercene bisogno, che non si considera sconfitto dalla guerra americano-israeliana e non intende negoziare a condizioni diverse dalle sue. L’ultimo avvertimento arriva dal portavoce della commissione sicurezza del parlamento, Ebrahim Rezaei, che si è fatto notare nelle ultime settimane per un postura parecchio radicale. «Una delle opzioni dell’Iran, in caso di un nuovo attacco, potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%», il grado militare che serve per un’arma atomica, ha detto ieri mentre il presidente americano si imbarcava per Pechino e il faccia a faccia politico più importante di questi mesi.
donald trump xi jinping vertice apec corea del sud foto lapresse 3
Gli iraniani temono che Trump cercherà di fare pressioni sulla Cina perché costringa l’alleato a fare concessioni decisive sul nucleare e a riaprire lo stretto di Hormuz, ma contano sul fatto che Pechino non lo farà, nonostante dipenda dal canale per circa il 40% delle sue forniture di petrolio. «La Cina sa che questa guerra è una sconfitta strategia per l’America e non cercherà di migliorare la situazione a Trump anche se Trump potrebbe fingere di avere piena sintonia con Xi Jinping sul conflitto», dice un analista di Teheran che preferisce non rivelare la sua identità su questioni di cui non è autorizzato a parlare. Il presidente americano, dal canto suo, cerca di sparigliare: l’uranio arricchito sepolto sotto le montagne di Isfahan dai bombardamenti americani può essere recuperato solo «da due paesi», gli Stati Uniti e la Cina, ha detto, perché sono gli unici due che hanno le tecnologie per farlo.
Gli iraniani hanno già chiesto esplicitamente un coinvolgimento della Cina come garante della fine della guerra e di qualsiasi potenziale accordo, resta da capire se Trump vorrà indebitarsi con Xi Jinping chiedendogli un aiuto nel conflitto con Teheran e in cambio di cosa. Pechino ha legami saldi con la Repubblica islamica, cui ha continuato ha fornire beni commerciali e dual use durante la guerra.
DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH
TRUMP XI JINPING MOJTABA KHAMENEI
donald trump xi jinping vertice apec corea del sud foto lapresse 6
donald trump xi jinping vertice apec corea del sud foto lapresse 7
CATENE UMANE INTORNO A SITI ENERGETICI IN IRAN
produzione di petrolio in iran
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