NON C’È SOLO GIUSI BARTOLOZZI A INGUAIARE GIORGIA MELONI: SULLA GIUSTIZIA, LA DUCETTA SI INCARTA ANCHE DA SOLA – NEL VIDEO DI 13 MINUTI IN CUI INVITA GLI ITALIANIA A VOTARE “SÌ”, LA PREMIER UTILIZZA UNA SERIE DI MOTIVAZIONI NON PROPRIAMENTE ADERENTI ALLA REALTÀ – PER ESEMPIO, QUANDO DICE: “SE UN MAGISTRATO SBAGLIA, NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI NON SUCCEDE NULLA”, EVITA DI SPECIFICARE CHE IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA HA IL POTERE DI IMPUGNARE LE SENTENZE, MA L’UFFICIO DI CARLO NORDIO, IN QUESTA CONSILIATURA, L’HA FATTO SOLO IN 13 CASI – E QUANDO MELONI SOSTIENE CHE “NELLA GRAN PARTE DEI PAESI EUROPEI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE ESISTE”, SI DIMENTICA DI DIRE CHE ….”
LA PREMIER SI GIOCA TUTTO SUL REFERENDUM E BARTOLOZZI LA INGUAIA
Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”
GIORGIA MELONI - VIDEO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
Con tredici minuti di video, Giorgia Meloni ha inaugurato la settimana / della sua discesa in campo nella battaglia per il referendum della giustizia. Già la scorsa settimana aveva prima dato una intervista a Rtl 102.5 e poi a Rete 4.
[…] Il video – garantiscono fonti di maggioranza – è solo l’antipasto di quel che Meloni dirà il 12 marzo a Milano, dove chiuderà l’evento di Fratelli d’Italia nella prestigiosa cornice del teatro Parenti (direttrice è Andrée Ruth Shammah, che il centrodestra vorrebbe alla guida della Triennale).
GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY ROLLI IL GIORNALONE - LA STAMPA
Prestigiosa ma «ridotta», viene notato dai più attenti, che sottolineano come la premier abbia scelto di evitare il comizio di piazza preferendo un ambiente più controllato e controllabile.
Intanto ha provato a mobilitare la piazza digitale con un video denso di slogan, in cui spiega il contenuto della riforma, accusa di «informazioni distorte» i sostenitori del No e attacca «la magistratura politicizzata» e «la sinistra».
[…] Al netto dell’ovvia posizione politica, Meloni ha utilizzato una serie di motivazioni per sostenere il Sì alla riforma che non corrispondono esattamente al vero. La prima affermazione è che, «se un magistrato sbaglia, nella maggior parte dei casi non succede nulla».
In realtà, la sezione disciplinare dell’attuale Csm è stata difesa nel suo funzionamento anche dal vicepresidente Fabio Pinelli, indicato dal centrodestra, e in ogni caso il ministero della Giustizia ha potere di impugnare le sentenze ma l’ufficio di Carlo Nordio, in questa consiliatura, ha impugnato solo in 13 casi.
Per Meloni, l’Alta corte giudicherà «senza logiche di corrente o di partito», quindi finalmente anche i magistrati «saranno giudicati da un soggetto terzo» e non ci saranno più giudici «che siano stati negligenti senza poi subire conseguenze».
giorgia meloni video per il si al referendum sulla giustizia 8
Anche questo non è del tutto corretto: nel nostro ordinamento molte istituzioni hanno una giustizia “domestica” (il parlamento, ad esempio, irroga le sanzioni disciplinari ai suoi componenti attraverso l’Ufficio di presidenza composto solo da parlamentari). Demandare a soggetti esterni la valutazione delle condotte rischierebbe di essere un modo per interferire nel funzionamento degli organi o dei poteri dello Stato.
Ecco perché proprio la minaccia di «conseguenze» sventolata dalla premier rischia di essere il vero meccanismo repressivo della riforma: l’Alta corte sarà composta – come ora la sezione disciplinare – anche da laici indicati dalla politica, che rischiano di essere l’anello forte rispetto ai togati sorteggiati.
Meloni sostiene poi che «nella gran parte dei paesi europei la separazione esiste» e «una volta tanto vogliamo avvicinare l’Italia all’Europa». Anche in questo caso la premier dimentica di dire che in molti dei paesi europei in cui la separazione è netta (Germania, Austria, Olanda per esempio, solo il Portogallo fa eccezione) il pm è anche sottoposto all’esecutivo e dunque non gode dell’autonomia prevista dalla Costituzione italiana.
Infine, secondo la premier, questa riforma «risolve alla radice» i problemi della giustizia perché «il magistrato che non si dedicherà al lavoro dovrà vedersela con un giudice terzo e un Csm che valuterà il merito e non l’appartenenza», e questo «inciderà in termini di velocità e di giustizia». Peccato che il primo a smentirla sia stato il ministro Nordio, che ha ripetuto in ogni sede che «questa riforma non incide sui tempi e sull'efficienza della giustizia. Solo un ignorante potrebbe pensarlo». […]
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GIORGIA MELONI - CARLO NORDIO - MATTEO PIANTEDOSI - ALFREDO MANTOVANO
carlo nordio matteo piantedosi giorgia meloni – foto lapresse
VIGNETTA DI ELLEKAPPA - GIORGIA MELONI E I MAGISTRATI
GIORGIA MELONI - VIDEO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

