di pietro spinelli toti gardini

CI MANCAVA SOLO ANTONIO DI PIETRO SULL’AFFAIRE TOTI: "SPINELLI? DICE CHE PAGAVA TUTTI. QUINDI, FACEVA COME RAUL GARDINI. SI ATTENDEVA UN RITORNO. TANGENTOPOLI NON È MAI FINITA, SEMMAI SI È INGEGNERIZZATA" – POI “TONINO” ESIBISCE UN PROFILO GARANTISTA: “IN QUELLE INTERCETTAZIONI SULLA BARCA CI SONO BATTUTE DA PANFILO O CONFESSIONI GRAVISSIME?” – “LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE? NON CAPISCO L'ANM SECONDO CUI TOGLIE INDIPENDENZA AI MAGISTRATI” 

Giuseppe Legato per lastampa.it - Estratti

 

DI PIETRO TRATTORE

«Mi aspetta un attimo in linea?» Certo. «Ho finito di levare le erbacce dall'orto. Il trattore ormai lo prendo ogni tanto, ma il tempo passa meglio se non si è seduti a fare nulla. Mi faccia posare gli attrezzi». Prego: «Tangentopoli? Non è mai finita, semmai si è ingegnerizzata». Eccolo Tonino di Pietro, simbolo di una stagione che sembrava consegnata al passato: «Ho finito, dica pure».

 

Di Pietro, ci risiamo o stiamo esagerando?

«Mi sembra che ci sia un filo di continuità che non si è mai interrotto. Qualcosa è cambiato, non tutto».

 

Cosa è rimasto della sua Tangentopoli?

«La privatizzazione della funzione pubblica: un fenomeno sociale che è sempre lo stesso direi».

 

aldo spinelli toti

(...)

«Spinelli dice che lui pagava tutti. Quindi, sul punto, faceva come Raul Gardini. Evidentemente si attendeva un ritorno».

 

Ha letto dei cellulari lasciati fuori dallo yacht prima degli incontri?

«Sì, ma su questo devo dire che per quello che mi risulta, leggendo Palamara, lo facevano anche alcuni magistrati».

 

Una stilettata al suo ex mondo per dire cosa?

«Per riflettere su questa domanda: in quelle intercettazioni sulla barca ci sono battute da panfilo o confessioni gravissime? Stare attenti coi telefonini a prescindere vuol dire tutto e niente».

 

È diventato più garantista?

DI PIETRO TRATTORE

«Sono orgoglioso di quello che ho fatto in anni molto impegnativi, ben sapendo che - come tutti quelli che fanno qualcosa - ho commesso degli errori. Ma bisognerebbe vivere due volte per non sbagliare mai».

 

Tornando a Tangentopoli?

«Quando scoppiò Mani Pulite percepimmo tutti nel cittadino un sussulto d'orgoglio, di speranza, un anelito di rivincita perché vedevano una possibile svolta per le loro vite. Oggi nell'elettore è intervenuta una forma di assuefazione, di indifferenza».

 

Altri distinguo?

«Tra l'eletto corruttore e l'elettore corrotto sono più arrabbiato con il secondo. Non è possibile svendere l'ultimo vero diritto rimasto che è quello del voto per 50 euro».

Le diranno che se la prende coi poveri disperati...

«Non do colpa all'elettore, specifichiamolo: voglio stimolarlo a reagire. Piuttosto si saltano due pranzi e due cene, ma si rimane liberi».

 

raul gardini

È più triste un cittadino, vedi Bari, che promette il suo voto per una bombola del gas per cucinare perché non ha soldi o un primario, leggi Torino, che garantendo il suo consenso riceve una tessera autostradale gratis?

«La risposta è nella domanda. Il ladro per bisogno non è il medico per una tessera del pedaggio».

 

E poi c'è la questione dei tempi degli arresti. Bari, Genova: non pochi abbracciano il complotto della "giustizia a orologeria". Lei?

«Quale sarebbe rispetto alle 24 ore di un giorno, quella giusta per fare le indagini o seguire le misure cautelari? Quale mese? Quale anno? In Italia si vota di continuo. Le inchieste sono complesse: il giudice deve leggere migliaia di pagine, valutarle criticamente, immagazzinare i contenuti, per fare una sintesi intellegibile».

 

ANTONIO DI PIETRO CIRCONDATO DAI GIORNALISTI

Le dicevano che arrestava troppe persone. Ricorda?

«Ma io seguivo lo schema della formica. Un reato alla volta, un indagato dopo l'altro e poi avevo un solo filo conduttore: bloccare il possibile inquinamento delle prove».

 

Sta per dire che oggi è diverso?

«Ci sono molte inchieste sulla corruzione ed è un bene - anche - eredità dei tempi di Mani Pulite, ma questo presuppone il rischio che alcune indagini più che per accertare chi ha commesso il reato vengano svolte per accertare se qualcuno lo ha commesso. Ed è la tecnica della pesca a strascico».

 

Altra stilettata…

«Non sposo a pieno il modo in cui alcuni pm svolgono il proprio lavoro. Ho le mie riserve, ma ho anche la mia solidarietà. Non credo affatto che le inchieste siano finalizzate a fermare nessuno in particolare: non ho mai chiesto a che partito appartenesse una persona e credo che gli altri magistrati stiano facendo altrettanto».

 

Il ministro Crosetto dice che alcuni pm sono politicizzati.

ANTONIO DI PIETRO CON I SUOI ASINI

«Accusare pm e giudici di faziosità non è corretto perché semmai al magistrato va fatta una riflessione su quale sia il meccanismo investigativo che ha utilizzato. E si torna alla formica e al pescatore. Certo il pm è come un becchino e di solito arriva quando il reato c'è già stato ergo quando c'è scappato il morto».

 

Che idea si è fatto delle riforme (già portate a casa e in cantiere) sulla giustizia? Indeboliscono la lotta alla corruzione?

«Assolutamente sì a cominciare dalle intercettazioni. Limitarle anche sui reati di pubblica amministrazione è deleterio: non condivido questa battaglia di Nordio».

 

E l'Alta Corte per giudicare i magistrati?

«La giustizia extraprocessuale non mi ha mai convinto. Perché, per la sua conformazione di correnti, rischia di aiutare te oggi e me domani».

 

Via l'abuso d'ufficio. Bene, male, malissimo?

«È stato talmente sbriciolato che, così com'è, non serve a niente: rischia di creare processi che si concludono in nulla».

 

La separazione delle carriere è il male assoluto o è l'antidoto?

«Io professo senza se e senza me l'indipendenza della magistratura, ma non ho ancora capito alcuni politici e l'Anm che dicono che con la separazione delle carriere viene a mancare l'indipendenza».

ANTONIO DI PIETRO ACCERCHIATO DA CRONISTI DURANTE MANI PULITE

 

Vede che è d'accordo con Nordio?

«È Nordio che è d'accordo con me (sorride ndr)».

Posizione un po' isolata nel suo ex mondo…

«Ma sono abituato. Quando ci fu lo sciopero dei magistrati con Cossiga, quest'ultimo mandò felicitazioni all'unico che non aderì. Cioè io».

 

Il concorso esterno in associazione mafiosa - sempre Nordio dixit - è un reato gassoso.

la deposizione di bettino craxi davanti ad antonio di pietro

«È un reato giurisprudenziale: liquefarlo ha i suoi benefici e i suoi rischi è inutile nasconderci dietro un dito. Per capirci: c'è un sistema criminale mafioso e c'è il sistema di chi la gira ma non la tocca».

 

Le viene in mente qualcuno?

«Andreotti chissà perché».

 

Perché?

«Lima ha fatto tutto senza che lui sapesse niente?».

antonio di pietro gherardo colombo francesco greco piercamillo davigo

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: LA MINORANZA INTERNA E LA STESSA MARINA BERLUSCONI VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO LETIZIA MORATTI O MASSIMILIANO SALINI - E TAJANI? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI. L'EX MONARCHICO CIOCIARO SI SBATTE PER UN POSTO PER LA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…