1- TOH! ORA LOR SIGNORI SCOPRONO CHE SIAMO UN PAESE SENZA SOVRANITÀ, SENZA DIRITTO DI SCEGLIERE I PROPRI RAPPRESENTANTI IN PARLAMENTO. UNO STATO IN MANO A GERMANIA, AL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE, ALLA BCE, AI POTERI FINANZIARI. TUTTA GENTE CHE IN ITALIA NON HA DIRITTO DI VOTO, MA NE HA UNO ASSAI PIÙ IMPORTANTE DI VETO E PER QUESTO HA IMPOSTO A COLPI DI SPREAD UN LORO TECNOCRATE A PALAZZO CHIGI, D’ACCORDO CON RE GIORGIO 2- L’HA CAPITO PURE BERSANI: “PERCHÉ VOTARE? LA SPENDING REVIEW TAGLIA ANCHE LA DEMOCRAZIA E MONTI RIMANE A VITA A PALAZZO CHIGI...” - E RENZI: “NON SO SE QUESTO SIA UN MESSAGGIO AI MERCATI O AI PARTITI. PENSO PIÙ AI MERCATI, DOPODICHÉ IL PREMIER LO DEVONO DECIDERE I CITTADINI ALLE ELEZIONI CHE NON SONO “SCHERZI A PARTE” 3- MA FORSE HANNO RAGIONE I GREMBIULINI: L’ITALIA È ANCORA “UNFIT” PER LA DEMOCRAZIA

1 - GELO DEL PD: CAMBIA TUTTO...
Carlo Bertini per "la Stampa"

Spesso il silenzio è più eloquente di tante chiacchiere: per tutto il giorno dallo stato maggiore del Pd non esce una parola sul fantasma di un Monti bis e già è un segnale del colpo incassato dai democratici, a cominciare dal leader Bersani e dal suo sfidante Renzi. D'ora in poi cambia tutto è il tam tam nel Pd, dove gli unici a definire questa disponibilità «una splendida notizia» sono i «supermontiani» come Gentiloni.

Nessun altro dice nulla fino a quando a sera il segretario non se ne esce contro le larghe intese, svelando così tutta la sua irritazione verso Casini: perché «se qualcuno pensa di prenotare le elezioni, di rendere il voto inutile e che io mi ritrovo il giorno dopo a dover fare una maggioranza con Berlusconi o Grillo, allora mi riposo». E viceversa, «l'immagine di rigore e credibilità che Monti ha offerto al mondo è un punto di non ritorno, ma noi ci metteremo dentro più lavoro più equità, più diritti».

Con una postilla consegnata non a caso all'agenzia tedesca Dpa, sul fatto che dopo Monti deve tornare la politica altrimenti l'Italia resterebbe in condizione di emergenza. E a far capire meglio come la pensi la pancia del Pd e il suo leader ci pensa Stefano Fassina che sul sito Huffington si scaglia contro «chi fa di tutto per promuovere una democrazia degli ottimati». E su twitter si rivolge all'amico Pier, chiedendogli «perché votare? La spending review taglia anche la democrazia e Monti rimane a vita a Palazzo Chigi...».

Fino a sera, sulle agenzie compare solo Fioroni: che apprezza il primo passo, ma chiede a Monti di proporsi al paese prima delle elezioni e non dopo. «Certo è che Monti in campo è un dato politico di grandissima rilevanza», taglia corto l'ex Ppi, che mal digerisce le primarie con Vendola e Renzi. E non è un mistero che alcuni coltivino la speranza che si realizzi una grande lista dei moderati che investa Monti di una candidatura ufficiale alle elezioni.

Ma le implicazioni di quella che molti definiscono un'irruzione «a gamba tesa» investono in pieno la campagna per le primarie e le trame per cambiare il porcellum. Perché se tornasse un sistema proporzionale, quale che sia, si aprirebbe un'autostrada al Monti bis, ma il Pd non può restare col cerino in mano e deve mediare con gli altri. Dovendosela vedere con Casini, ancora più scatenato dopo l'uscita del premier. «Le nostre liste saranno per un Monti bis», gongola il leader Udc, che torna a chiedere «un documento di impegni vincolanti siglato dalla maggioranza che rassicuri la comunità internazionale che l'Italia continuerà sulla strada intrapresa».

Ma è la reazione di Renzi a far capire la minaccia che incombe sulle primarie, che di colpo assumono la veste di un esercizio quasi superfluo, se si desse per scontata una reinvestitura del professore a Palazzo Chigi. Dopo aver detto da giorni che vedrebbe bene Monti al Quirinale, Renzi va da Formigli a Piazzapulita e si mostra in sintonia con Bersani. «Non so se questo sia un messaggio ai mercati o ai partiti. Penso più ai mercati, dopodiché il premier lo devono decidere i cittadini alle elezioni che non sono "Scherzi a parte".

Insomma, non è pensabile che i partiti fingano di combattersi magari con una legge elettorale peggio del porcellum e poi tutti insieme richiamino Monti: sarebbe un'umiliazione per la politica». Ma lei accetterebbe di farsi da parte se vincesse le primarie? «La politica deve tornare a fare il suo mestiere e Monti ha restituito prestigio all'Italia ma, a parte alcune cose giuste fatte, su altre vedo il governo molto timido. E chi lo vota Monti? Di nuovo una grande coalizione? Ho rispetto per il centrodestra, ma io non voglio stare al governo con loro».


1 - MONTI MINACCIA IL BIS...
Maurizio Belpietro per "Libero"

Ma l'Italia è ancora un Paese democratico? Non lo so. Se sono incerto non è solo per il caso Sallusti, il direttore del Giornale condannato a 14 mesi per aver pubblicato un'opinione scritta da Renato Farina (a proposito: la storia èmolto diversa da come è stata finora raccontata e oggi Fosca Bincher si incarica di ricostruirla). Il carcere per un giornalista è cosa da regime sovietico non da sistema parlamentare, e dunque già il pericolo che un cronista finisca in gattabuia per ciò che ha pubblicato fa venire dubbi a ogni liberale sul tipo di Paese in cui vive. Tuttavia, c'è dell'altro.

A parte il caso Sallusti, esiste un caso Monti, ovvero un presidente del Consiglio che non è stato scelto dagli italiani ma a loro imposto. Da chi? Dalla Germania, dal Fondo monetario internazionale, dalla Bce, dai mercati finanziari. Tutta gente che in Italia non ha diritto di voto, ma ne ha uno assai più importante di veto e per questo ha messo un tecnocrate a Palazzo Chigi, mettendosi d'accordo con il Quirinale per evitare l'impiccio di sentire il parere degli elettori.

Che Monti sia stato scelto fuori dai confini nazionali e in barba a qualsiasi regola parlamentare è cosa arcinota, di cui questo giornale si è occupato più volte. Ora però la storia minaccia di ripetersi. Più si avvicina la conclusione della legislatura e quindi si approssima il momento di chiamare gli italiani alle urne e più c'è chi si preoccupa di trovare il sistema per confermare l'ex presidente della Bocconi alla guida del governo. E questa volta non ci sono solo i soliti noti, ovvero Angela Merkel e gli altri di cui abbiamo fatto cenno: a votare a favore di Rigor Montis è anche l'America.

Lo avevamo già capito nei giorni scorsi, quando l'ambasciatore a stelle e strisce si era preso la brigadi lodare il nostro premier, informandoci che Obama fa con lui delle telefonate affettuose. Tuttavia da ieri abbiamo la conferma di ciò che si prepara. Il presidente del Consiglio, in trasferta a New York e dopo aver incontrato l'inquilino della Casa Bianca, ha annunciato che non si candiderà (anche perché non nehabisogno: è già senatore a vita e dunque non deve sottoporsi allo stress di una campagna elettorale), ma, se servirà, sarà disponibile a un secondo mandato.

Rimangiandosi ciò che aveva ripetuto più volte e cioèdi essere interessato, dopo l'esperienza a Palazzo Chigi, a ritornare al più presto ai suoi amati studi da economista,Monti ha svelato il desiderio di succedere a se stesso. Da tempo sospettavamo che questo fosse il disegno e le smentite del professore non ci avevano maiconvinto, ma oraabbiamo chiaro che nel 2013 si prepara un film dal titolo Il ritorno dei tecnici.

Magari non sarà una rimpatriata di tutti, ma solo di alcuni degli attuali ministri, quel che è certo è che a guidarla sarà Mario Monti, il quale con un governo di docenti oppure uno di coalizione minaccia di completare l'opera cominciata alla fine del 2011, facendo sprofondare la nostra economia ancora più giù.

Nonostante i risultati fin qui ottenuti, che, vale ricordarlo, hanno fatto diminuire i consumi al livello di quarant'anni fa con una caduta del prodotto interno lordo del 2,6 per cento, l'ex rettore non ha alcuna intenzione di cambiare rotta. Dunque, se gli sarà offerta l'occasione di continuare a guidare il Paese, insisterà nell'applicare all'Italia la sua terapia, che consiste in dosi massicce di tasse e quasi nessun taglio alla spesa pubblica.

Per la nostra economia sarebbe una sciagura e saremmo condannati ad anni di recessione. Uno scenario sobrio ma da incubo, che le grandi potenze e i cosiddetti poteri forti si apprestano ad allestire senza curarsi minimamente di consultare gli italiani. Il Monti bis si prepara infatti all'insaputa degli elettori, i quali in primavera andranno a votare convinti di dover scegliere tra Bersani (che potrebbe essere sostituito da Renzi nel caso in cui il sindaco di Firenze vincesse le primarie), Berlusconi (sempre che all'ultimo minuto non candidi qualcun altro), Montezemolo (a patto che si decida) o un grillino (ammesso enon concesso chenel MoVimento 5 Stelle non finisca tutto in una rissa).

E invece, indipendentemente dal risultato che uscirà dalle urne, a Washington, Berlino e qualche altra capitale del mondo hanno già votato per Monti, per cui almomento buono,quandosi tratterà di incaricare il primoministro, il professore rispunterà dal cappello del presidente della Repubblica. Che ci sia Napolitano o il suo sostituto poco importa: il gioco di prestigio è pronto.

Tanto varrebbe a questo punto rinunciare alle elezioni, una farsa che non ci possiamo permettere. Almeno, oltre alla beffa, non avremmo il danno di dover pagare il conto di votazioni inutili: di tasse ne abbiamo già troppe, ci manca solo di versare anche quella di finte consultazioni elettorali. Facciamola finita: se la democrazia non c'è più e qualcuno decideper noi,almenoci avvisino. Eviteremmo di essere cornuti e mazziati.

 

 

MARIO MONTI PIERLUIGI BERSANIMATTEO RENZI CASINI Silvio BerlusconiBEPPE GRILLO DURANTE UN COMIZIOSTEFANO FASSINA jpegNICHI VENDOLAANGELA MERKELMARIO DRAGHIcasini monti MONTI E BERSANI A CERNOBBIOberlusconi monti

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”