andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

DAGOREPORT

Il ribaltone senese, con Luigi Lovaglio di nuovo e inaspettatamente ricicciato al comando di MPS, ha rimesso in moto il risiko.

 

Ecco una polaroid dello stato dell’arte del sistema bancario e assicurativo italiano. Tutto è in divenire e il futuro è tutto da scrivere.

 

Naturalmente all’italiana, in modalità del sempiterno ‘’Principe” di Machiavelli (“il fine giustifica i mezzi”), tra taciti accordi sottobanco e oscure operazioni.

 

Del tipo: se non ci fosse stato il voto favorevole a Lovaglio del Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, non ci sarebbe stato il ribaltone in Mps.

 

giuseppe castagna - banco bpm

Ancora: se non ci fosse stato l’appoggio del Credit Agricole, primo azionista di Bpm, Castagna non sarebbe stato riconfermato alla guida dell’ex Popolare di Milano, cara alla Lega di Salvini e Giorgetti.

 

Perché Castagna dà una mano a Lovaglio e Agricole dà due mani a Castagna? La risposta forse si può rintracciare sbirciando la messaggistica telefonica con ministri e sottosegretari dell’ex direttore generale del Tesoro, Marcello Sala.

 

ROBERTO PELLICANO

Ed è notizia di oggi del beninformatissimo Luigi Ferrarella sul “Corriere” che la Procura di Milano, che non vuole correre il rischio di farsi scippare dal Tribunale dei Ministri le indagini sulla oscura vendita da parte del Mef di Giorgetti del 15% di Mps, ha chiesto, prima di ficcare il naso nel telefonino sequestrato di Sala, opportuna autorizzazione agli organi parlamentari della Camera.

 

Nella richiesta di autorizzazione, informa Ferrarella, "i pm milanesi Pellicano-Gaglio-Polizzi fanno riferimento ai deputati Giancarlo Giorgetti (ministro leghista dell’Economia), Federico Freni (sottosegretario leghista all’Economia, e candidato alla presidenza della Consob), Maurizio Leo (viceministro FdI dell’Economia), Edoardo Rixi (viceministro leghista delle Infrastrutture) e Giulio Centemero (ex tesoriere leghista)”.

marcello sala

 

"Analoga richiesta al Senato sui messaggi tra Sala e Matteo Salvini (leader della Lega e ministro delle Infrastrutture), Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario FdI alla Presidenza del Consiglio), Massimiliano Romeo (capogruppo leghista) e Antonio Misiani (unico non della maggioranza di governo, già viceministro Pd dell’Economia)".

 

L'operazione della vendita “overnight” del 15% di Mps da parte del Tesoro - che ha fatto felici Banco Bpm di Castagna (5%), Anima Holding (3%), Gruppo Caltagirone (3,5%) e Delfin della famiglia Del Vecchio (3,5%) - ha segnato un passo decisivo per la scalata di Mps a Mediobanca, con il suo 13% di Generali, vero obiettivo del risiko, che ha poi portato i pm della Procura di Milano a iscrivere nel registro degli indagati Caltagirone, Milleri (Delfin) e Lovaglio (Mps).

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Fatto che avrebbe scosso il sistema nervoso di Milleri: abbandonata Milano, rinchiuso nella sua casa di Fano, dove si sposta solo per raggiungere Parigi per Essilor-Luxottica e il Lussemburgo per Delfin, maledice il giorno in cui è finito nella scalata di Mediobanca, al guinzaglio di Caltariccone.

 

In compenso, la sua posizione al comando di Delfin si è rafforzata con l’acquisizione del sodale Leonardo Maria Del Vecchio delle quote dei fratelli Luca e Paola, diventato così socio di maggioranza relativa della holding con il 37,5%. Operazione finanziata da un pool di banche per la sommetta di 10 miliardi.

 

LILLI GRUBER LEONARDO MARIA DEL VECCHIO

Il quartogenito del fondatore di Luxottica,  noto al grande pubblico per la sua catatonica performance televisiva nel salotto di Lilli Gruber, ha portato in porto anche l’accordo sulla chiusura del dossier dell’eredità testamentaria del Patriarca di Agordo, trapassato a miglior vita da quattro anni, che due eredi avevano accettato con beneficio di inventario.

 

Un successo che potrebbe rivelarsi però una vittoria di Pirro per Del Vecchio Jr.. Intanto, questa dannata eredità, anziché restare integra, come sognava il defunto fondatore dell’impero degli occhiali, si sta frantumando.

FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO

 

I sei figli più la vedova Nicoletta Zampillo - che ha diviso la sua quota con il rampollo di un precedente matrimonio, Rocco Basilico – si sono subito fatti notare per essere in disaccordo su tutto, dalla distribuzione di dividendi ai "legati" testamentari, compresi 2,15 milioni di azioni EssilorLuxottica, equivalenti allo 0,5% del capitale e dal valore stimato oggi di oltre 400 milioni di euro, che il Patriarca ha destinato al suo braccio destro Francesco Milleri.

 

Ora, a Piazza Affari, si domandano: come farà Del Vecchio Jr. a restituire a Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole tutti gli 11 miliardi di euro (10 per acquisire le quote dei fratelli Luca e Paola, più un miliardo per rifinanziare l’esposizione del suo family office Lmdv Capital)?

 

ROCCO BASILICO - NICOLETTA ZAMPILLO - LEONARDO MARIA DEL VECCHIO

Intanto, per pagare gli interessi bancari su 11 miliardi - al tasso del 5%, per Leo Junior sono 400 milioni di euro ogni dodici mesi -, l’assemblea di Delfin di fine giugno, convocata per firmare il bilancio 2025, prevede anche l’approvazione, per il triennio 2025-2027, dei nuovi dividendi innalzati dal 10% all’80% dell’utile netto registrato; cifra che ovviamente va a pesare sui futuri investimenti della Delfin.

 

Se poi agli altri eredi, indiziati Rocco Basilico e il fratello Clemente, vien voglia di vendere il loro 12,5% di Delfin? A quel punto, non resterebbe che la cessione delle partecipazioni finanziare nel Monte dei Paschi (17,5%), in Generali (10,15%) e in Unicredit (2,7%), che valgono circa 15 miliardi.

 

ANDREA ORCEL UNICREDIT

Partecipazioni che, non è mistero, sono tra i vari dossier che affollano la scrivania di Andrea Orcel, oggi impegnatissimo a lanciare la contestata Ops di Unicredit su Commerzbank, mentre prosegue la trattativa con Donnet di Generali sul risparmio gestito.

 

Essì, tutto è in divenire e il futuro della finanza italica è ancora tutto da scrivere...

 

GIOVANBATTISTA FAZZOLARI E DANIELA SANTANCHELUCA DEL VECCHIO paola del vecchio jerome grivet - credit agricolefederico freni e giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 4GIULIO CENTEMEROedoardo rixi salvinimaurizio leo

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI