ebrei montefiore corbyn

PERCHÉ GLI EBREI FUGGONO DALL’EUROPA? – PER IL "CORRIERE" SONO “SFUGGITI AL NAZISMO E ORA SCAPPANO DALLA BREXIT”. MA NON È PROPRIO COSÌ. IN REALTÀ LASCIANO LONDRA PERCHÉ TEMONO LA VITTORIA DEL LABOUR DI CORBYN, ACCUSATO DI ESSERE ANTI SEMITA. A PARIGI SUCCEDE LO STESSO PER VIA DEL RISCHIO ATTENTATI – LO STORICO MONTEFIORE: “LA CAMPAGNA DEL LABOUR RICORDA LA DEMONIZZAZIONE DEGLI EBREI SOTTO STALIN”

1 – Troppi islamici: gli ebrei scappano dall' Europa

Antonio Socci per “Libero Quotidiano”

 

CARTELLO LONDRA ATTENTI AGLI EBREI

Ieri il Corriere della sera annunciava con questo incredibile tweet un suo articolo: «I discendenti degli ebrei sfuggiti al nazismo ora scappano dalla Brexit». Sotto - per rincarare la dose - c' era una foto in bianco e nero di soldati nazisti che convogliano deportati verso i campi di sterminio.

 

Ma davvero al Corriere pensano che gli ebrei fuggano dalla Brexit come fuggivano dallo sterminio nazista? Cosa c' entra l' uscita della Gran Bretagna dall' Unione Europea (cioè appunto la Brexit) con lo sterminio degli ebrei sotto il nazismo? C' è da trasecolare. Oltretutto nella Brexit è riemersa proprio la storica avversità britannica al formarsi di qualunque impero continentale europeo (tentato sia sotto Napoleone, sia sotto il III Reich). Oggi la Ue ha perlopiù natura economica, non militare, ma gli inglesi continuano a voler restare indipendenti da questa Ue a egemonia tedesca.

 

invito al boicottaggio dei negozi ebrei

L' INDIPENDENZA UK

In ogni caso la Brexit è una decisione libera della maggioranza degli elettori del Regno Unito. Il nazismo è tutt' altra cosa. Perché mai la comunità ebraica britannica dovrebbe sentirsi minacciata dalla Brexit? Anzi, il fatto che venga limitata la già vasta immigrazione musulmana può casomai rasserenarla.

 

In effetti nell' articolo sul Corriere di Luigi Ippolito si parla di ebrei «in fuga evidentemente dalla Brexit». Ma senza dimostrare che la comunità ebraica si sente minacciata dalla Brexit. Se si approfondisce altrove la questione si scopre poi tutt' altra storia. Due mesi fa un sondaggio ha rivelato che il 40 per cento della comunità ebraica inglese «sta seriamente pensando di emigrare» se Jeremy Corbyn dovesse vincere le prossime elezioni.

JEREMY CORBYN CON LA KEFIAH

 

Il leader laburista - che, detto per inciso, non era per la Brexit - è noto per le sue posizioni estremistiche contro Israele. Lord Jonathan Sacks, ex rabbino capo della Gran Bretagna, intervistato dalla Bbc, ha affermato che l' ascesa di Corbyn comporta per gli ebrei del Regno Unito una «minaccia esistenziale», tanto che molti di loro pensano di andarsene.

 

Sacks, che ha usato parole durissime nei confronti di Corbyn, ha fra l' altro affermato: «Non conosco altre occasioni in questi 362 anni in cui gli ebrei - la maggior parte della nostra comunità - si sono chiesti "questo paese è sicuro per allevare i nostri figli?"».

EBREI ORTODOSSI

L' ottimo Giulio Meotti che sul Foglio segue meravigliosamente la questione ha ricordato anche le parole di Pinchas Goldsmith, presidente della Conferenza europea dei rabbini: «Gli ebrei potrebbero fuggire se Corbyn venisse eletto».

 

Poi una lettera aperta al Guardian di 68 rabbini britannici che «accusavano la leadership laburista di ignorare la comunità ebraica e l' antisemitismo "grave e diffuso" che affligge il partito».

 

La settimana scorsa Meotti ha pubblicato un articolo intitolato: «"Se vince Corbyn me ne vado", dice Sebag Montefiore». Riferiva le preoccupazioni del grande storico Simon Sebag Montefiore, espresse in una sua intervista al Times. Meotti scrive: «Lo storico nell' antisemitismo corbyniano vede tracce di quello stalinista. "Sento che considerano gli ebrei una classe ostile, sfruttatrice, coloniale-capitalista".

CORBYN POSA UNA CORONA DI FIORI VICINO ALLE TOMBE DEGLI IDEATORI DELLA STRAGE DI MONACO 1

 

In una lettera al Times, Sebag e altri due eminenti scrittori ebrei un anno fa hanno accusato il Partito laburista di Corbyn di "diffuso" antisemitismo camuffato da critica a Israele«. C' è poi il problema rappresentato dall' Islam, anche per le comunità ebraiche di tutta Europa.

 

Dopo gli attentati jihadisti di Barcellona e Cambrils dell' agosto 2017, il rabbino di Barcellona Meir Bar-Henha invitò la comunità ebraica a trasferirsi in Israele, perché la Spagna, secondo lui, è diventata «un hub di terrore islamista per tutta l' Europa». Ma - al di là del terrorismo - è la convivenza con grosse comunità islamiche non integrate, in città come Parigi, Londra o Bruxelles, a rivelarsi drammatica. Particolarmente grave la situazione in Francia.

 

SENZA INTEGRAZIONE

EBREI FRANCIA

Era lo stesso Corriere della Sera, il 22 novembre 2017, a fare questo titolo: «Il grande esodo degli ebrei di Parigi. "Ci aggrediscono, costretti a fuggire"». Il sommario diceva: «Minacce e violenze nelle periferie a maggioranza araba. Dei 350 mila residenti, 60 mila si sono rifugiati altrove. Alcuni in Israele. Molti si stanno trasferendo in un unico quartiere della capitale, accanto alla sinagoga. Il rischio di un nuovo ghetto».

 

Dalla comunità ebraica in questi anni sono arrivate anche riflessioni generali che i popoli d' Europa dovrebbero meditare attentamente. Penso agli interventi - in Italia - del rabbino capo di Roma Riccardo di Segni o del rabbino Giuseppe Laras sull' emigrazione musulmana. Non mi pare che la Brexit sia mai stata ricordata come un pericolo apocalittico.

 

Invece il già citato Jonathan Sacks, nel giugno 2016, ricevendo il Premio Templeton, tenne un discorso memorabile dove parlò del crollo demografico dell' Occidente come sintomo di una crisi spirituale che lo avrebbe portato alla sparizione. Richiamò parole fondamentali come «identità», «memoria» e civiltà occidentale.

Parole che però la cultura egemone aborre. Preferendo demonizzare la Brexit.

 

2 – “SE VINCE CORBYN ME NE VADO”, DICE SEBAG MONTEFIORE

Giulio Meotti per “il Foglio”

 

CORBYN POSA UNA CORONA DI FIORI VICINO ALLE TOMBE DEGLI IDEATORI DELLA STRAGE DI MONACO

Simon Sebag Montefiore, oltre che essere uno dei più grandi storici della Russia, è una superpotenza intellettuale. Lui e la moglie scrittrice, Santa, sono amici del principe del Galles e di David Cameron, sono stati invitati al matrimonio del duca e della duchessa di Cambridge e le sue biografie internazionali (Stalin, i Romanov) sono state consigliate al grande pubblico da Bill Clinton, Tony Blair, George W. Bush e Vladimir Putin. Adesso però Simon Sebag Montefiore vede a rischio il suo futuro in Inghilterra, a causa dell’antisemitismo.

 

SEBAG MONTEFIORE

“Non vorrei rimanere in Inghilterra e vedere i miei figli vivere in un ambiente ostile agli ebrei”, ha detto mercoledì al Times. La comunità ebraica inglese è in un vero e proprio stato di angoscia e di assedio, tanto che a settembre è uscito un sondaggio secondo cui il 40 per cento di loro “sta seriamente pensando di emigrare” in caso di vittoria di Corbyn alle prossime elezioni.

 

Pochi giorni prima, l’ex rabbino capo britannico, Sir Jonathan Sacks, in un’intervista alla Bbc ha detto che con l’ascesa di Corbyn gli ebrei stanno affrontando una “minaccia esistenziale” in Gran Bretagna e che molti stanno pensando di lasciare la nazione. “Non conosco altre occasioni in questi 362 anni in cui gli ebrei – la maggior parte della nostra comunità – si sono chiesti ‘questo paese è sicuro per allevare i nostri figli?’”, ha detto Sacks.

JONATHAN SACKS

 

Sebag Montefiore ha appena curato un’antologia di grandi lettere, fra cui la celebre epistola di Émile Zola al presidente francese Félix Faure sul caso Dreyfus. “La storia è stata insegnata al fine di evitare questo vomito di veleno antisemita. La mia famiglia ne ha discusso: i miei figli mi hanno fatto domande al riguardo”. I Montefiore sono inglesi dal 1790, arrivati dall’Italia, dal Portogallo e dalla Spagna, e i Sebag sono venuti dal Marocco negli anni Venti dell’Ottocento.

 

EBREI LISTA NERA 1

“La famiglia di mia madre sfuggì ai pogrom russi nel 1904, quindi non sottovalutate come ci si sente”, dice lo storico al Times. “È un’agonia per noi: amiamo la Gran Bretagna, siamo britannici e siamo ebrei, una piccola comunità, e non vogliamo andare da nessuna parte. Ma la storia dimostra che devi sempre avere pronte delle valigie psicologiche.

 

Gli ebrei quando sono insieme ne discutono (del nuovo antisemitismo, ndr). Non aspettiamo che accada”. Dove andrebbe? “In Europa, a New York o in California”. Lo storico nell’antisemitismo corbyniano vede tracce di quello stalinista. “Sento che considerano gli ebrei una classe ostile, sfruttatrice, coloniale-capitalista”. In una lettera al Times, Sebag e altri due eminenti scrittori ebrei un anno fa hanno accusato il Partito laburista di Corbyn di “diffuso” antisemitismo camuffato da critica a Israele.

 

SIMON SCHAMA

Il pluripremiato romanziere Howard Jacobson, Simon Sebag Montefiore e Simon Schama hanno scritto di una “demonizzazione del sionismo: il diritto del popolo ebraico a una patria e l’esistenza stessa di uno stato ebraico. Le critiche costruttive dei governi israeliani si sono trasformate in qualcosa di più vicino all’antisemitismo sotto il mantello del cosiddetto antisionismo.

 

Noi crediamo che l’antisionismo, con le sue caratteristiche di antisemitismo, non abbia spazio nella società civile”. Perché, a forza di sdoganare antisemitismo a sinistra, tanti ebrei inglesi anche blasonati ora mettono in discussione il proprio di spazio in Inghilterra.

 

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI