crampi mestruali

IN QUEI GIORNI...LAVORARE O NO? - LA PROPOSTA DI LEGGE SUL ''CONGEDO MESTRUALE'' PER LE DONNE CHE SOFFRONO DI DISMENORREA. ''CON CERTIFICATO MEDICO, CI SI PUÒ ASSENTARE FINO A TRE GIORNI AL MESE, CON IL 100% DELLO STIPENDIO''. IN ALCUNE AZIENDE GIÀ ESISTE - LA PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI TREVISANI: ''FOLLE E DISCRIMINATORIO''

1. LA PROPOSTA DI LEGGE SUL CONGEDO PER DISMENORREA

Barbara Ganz per www.ilsole24ore.com

 

dolori mestruali leniti dalla cannabisdolori mestruali leniti dalla cannabis

L’argomento è di quelli che si presta a ogni genere di commento, battuta, previsione di abusi e di crollo delle assunzioni di giovani donne eccetera eccetera. La proposta di legge 3781 “Istituzione del congedo per le donne che soffrono di dismenorrea” –  firmatarie Mura, Sbrollini, Iacono e Rubinato – è stata presentata lo scorso 27 aprile: al momento il Pdl risulta soltanto depositato e non è ancora prevista una sua calendarizzazione, anche se è probabile che il clamore suscitato in questi giorni possa portare, alla ripresa dei lavori parlamentari, a un suo rapido incardinamento nella commissione competente.

 

Prima di commentarla, vale la pena leggere i cinque commi dell’unico articolo di cui è fatta.

 

In Italia i dati sulla dismenorrea – si legge nella premessa – sono allarmanti: dal 60 al 90 per cento delle donne soffrono durante il ciclo mestruale e questo causa tassi dal 13 per cento al 51 per cento di assenteismo a scuola e dal 5 per cento al 15 per cento di assenteismo nel lavoro. Per questa ragione alcune associazioni per i diritti delle donne nel mondo del lavoro in Italia, dopo l’apertura di un dibattito in questa direzione negli Stati Uniti d’America, stanno lavorando da tempo a una bozza di proposta di legge per istituire

un « congedo mestruale » che permetta alle donne di rimanere a casa nei giorni di picco del ciclo.

 

riunioneriunione

In Italia il dibattito sul cosiddetto congedo mestruale si è riacceso dopo che la Coexist, un’azienda di Bristol, ha deciso di inserire nello statuto l’esenzione dal lavoro per le impiegate con il ciclo mestruale. L’azienda ha deciso di concedere alle dipendenti un congedo a cadenza mensile che garantisca loro di restare a casa nei giorni in cui i dolori mestruali sono più forti. Alla Coexist hanno persino valutato che appena finito il ciclo le donne sono tre volte più produttive.

 

L’idea della Coexist ha alcuni precedenti: la Nike ha inserito il congedo mestruale nel proprio codice di condotta sin dal 2007 e in Giappone alcune aziende avevano adottato il «seirikyuuka », cioè il congedo, addirittura nel 1947 e un anno dopo la stessa pratica era stata introdotta in Indonesia. Più recentemente, il congedo per le donne che soffrono di dismenorrea è stato adottato anche in Sud Corea (nel 2001) e a Taiwan (nel 2013). In Oriente esiste infatti la credenza che se le donne non si riposano nei giorni del ciclo avranno poi numerose difficoltà durante il parto: il permesso, dunque, è vissuto come una forma di protezione.

 

PROPOSTA DI LEGGE

ARTICOLO 1.

1. La donna lavoratrice che soffre di dismenorrea, in forma tale da impedire l’assolvimento delle ordinarie mansioni lavorative giornaliere, ha diritto di astenersi dal lavoro per un massimo di tre giorni al mese.

2. Durante l’astensione dal lavoro ai sensi del comma 1, di seguito denominato « congedo mestruale », alla lavoratrice sono dovute una contribuzione piena e un’indennità pari al cento per 100 per cento della retribuzione giornaliera.

 

3. La donna lavoratrice che intenda usufruire del congedo mestruale presenta al datore di lavoro la certificazione medica specialistica relativa alle condizioni previste dal comma 1.

4. La certificazione medica di cui al comma 3 deve essere rinnovata entro il 31 dicembre di ogni anno e presentata al datore di lavoro entro il successivo 30 gennaio.

 

dolori mestrualidolori mestruali

5. Il congedo mestruale non può essere equiparato alle altre cause di impossibilità

della prestazione lavorativa e la relativa indennità che spetta alla donna lavoratrice

non può essere computata economicamente, né a fini retributivi né contributivi, all’indennità per malattia.

6. Il congedo mestruale si applica alle lavoratrici con contratti di lavoro subordinato o parasubordinato, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato o determinato ovvero a progetto.

 

“Ho aderito alla proposta scritta dalla collega Mura – spiega Simonetta Rubinato – perché tocca un tema importante che riguarda certo i diritti delle donne ma che, come testimoniano i casi di molte aziende europee e mondiali che hanno già riconosciuto il congedo dal lavoro per dismenorrea, è anche interesse delle nostre imprese affrontare. È infatti dimostrato che le donne che soffrono di forti dolori durante il ciclo mestruale siano in quei giorni molto meno produttive.

crampi in periodo mestrualecrampi in periodo mestruale

 

Riconoscere il diritto di assentarsi dal lavoro in quel periodo significa ritrovarle molto più produttive al loro rientro. Credo che la proposta di legge sia stata utile a porre il tema  e per questo sta suscitando grande interesse anche nel nostro Paese”.

 

In vista di una sua possibile calendarizzazione in aula, “siamo disponibili a discutere le forme e condizioni della misura sostenibili anche per il minor impatto sulla finanza pubblica. Ad esempio si potrebbe partire su base volontaria con un gruppo di aziende che siano disponibili a una fase sperimentale anche prevedendo che le ore di assenza dal lavoro, che possono essere al massimo di tre giorni e comunque su certificazione medica specifica per evitare abusi e furberie, possano essere recuperate successivamente quando la donna lavoratrice ritorna in piena forma ed è molto più produttiva”.

 

 

2. «FOLLE IL CONGEDO MESTRUALE: PENALIZZA AZIENDE E DONNE»

Brunella Bolloli per ''Libero Quotidiano''

 

 «Più che anacronistica, questa proposta è folle. È discriminante per le donne e dannosa per le imprese».

 

Maria Cristina Piovesana, presidente di Unindustria Treviso, boccia la proposta di legge presentata da quattro deputate del Pd (Romina Mura, Maria Iacono, Daniela Sbrollini e Simonetta Rubinato) sul congedo mestruale per chi soffre di dismenorrea, ciclo doloroso. Prevede: fino a tre giorni al mese di astensione dal lavoro, previo certificato medico, per ogni lavoratrice sia del pubblico che privato, contribuzione piena e un' indennità pari al cento per cento della retribuzione giornaliera. Piovesana, al vertice di un' azienda del settore del mobile con un gruppo che impiega 350 dipendenti e 2000 collaboratori nell' indotto, conosce bene il mondo delle aziende, non solo quelle attive nel Veneto.

Rupi Kaur e la foto con le sue mestruazioni Rupi Kaur e la foto con le sue mestruazioni

 

Presidente, perché giudica folle questa proposta di legge?

«Innanzitutto perché va totalmente contro gli interessi delle donne e crea disparità con gli uomini. Ci penalizza. Noi abbiamo bisogno proprio del contrario; cioè di più donne che lavorano, non di meno».

 

Le firmatarie, però, dicono che la dismenorrea è una patologia invalidante e che questa proposta rispetta le differenze di genere.

«Io non sono un medico, ma sono sicura che al giorno d' oggi esistono cure efficaci per chi soffre di questo disturbo. Inoltre, se si tratta di una patologia, sono già sufficienti le norme di legge e il contratto collettivo, applicabili sia alle donne che agli uomini, senza disparità di trattamento, volte a tutelare lo stato di malattia. Da veneta, poi, sono ancora più sconcertata».

 

Da cosa?

«Dal fatto che tra le firmatarie ci sia l' onorevole Rubinato, veneta come me e come tantissime donne che lavorano con passione e impegno. Nel nostro territorio ci sono molte aziende, penso ad esempio al settore manifatturiero, alle piccole e medie imprese che sono la maggior parte del nostro tessuto economico, il cui personale impiegato è per la maggior parte femminile. Sa cosa significa se passa il congedo mestruale? Un delirio per noi dal punto di vista organizzativo».

daniela sbrollinidaniela sbrollini

 

C' è il rischio che questa norma diventi un alibi per non lavorare pur intascando lo stesso la paga?

«Voglio pensare che prevalga sempre il senso di responsabilità, di amore per il lavoro e per il proprio Paese. Ma, certo, che insegnamento diamo alle ragazze che si avviano alle professioni?».

 

Se la proposta dovesse passare?

«Spero che il Parlamento non la voti. Non abbiamo bisogno di aumentare costi e burocrazia e noi ci attiveremo tramite Confindustria affinché non passi questo ulteriore laccio a carico e in danno delle imprese pubbliche e private».

 

Non teme di essere attaccata dalle donne stesse?

«E perché? Dopo anni di battaglie per avere autorevolezza e considerazione al pari degli uomini, in un momento storico in cui le donne si candidano in ruoli importantissimi, pensare di orientare il calendario degli impegni di lavoro in base al ciclo lo trovo folle».

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