di francesco

IL GRANDE FREDDO TRA LA ROMA E DI FRANCESCO – SE NON CENTRA LA QUALIFICAZIONE CHAMPIONS, SARA’ ADDIO– I CALCIATORI NON SEGUONO PIU’ LE DIRETTIVE TATTICHE DELL’ALLENATORE: PERCHÉ NON SONO D'ACCORDO O PERCHÉ HANNO FINITO LA BENZINA? I LIMITI DELLA ROSA E QUELLA PANCHINA-GRATICOLA: LA ROMA HA VISTO SUSSEGUIRSI 14 ALLENATORI NEGLI ULTIMI 14 ANNI

roma milan

Alessandro Angeloni per il Messaggero

 

Sparate sul pianista, oppure è meglio non sparare, perché nulla cambierebbe. Eppure c'è chi lo fa: tutta colpa di Di Francesco, cioè il pianista. Uno sport molto locale, lo si è praticato - a prescindere - all'inizio del suo percorso romano, figuriamoci ora. Eusebio, colpe ne ha. Ci mancherebbe. E' entrato in uno stato confusionale che lo porta a dire certe cose e farne altre.

 

Lo porta a trovarsi distante da una squadra che aveva forgiato ben bene e che qualche risultato lo aveva prodotto fino al periodo nero di dicembre, quando non c'era la neve ma cominciava a fare un certo freddo. Se la Roma va male non è per colpa delle radio, né per la stampa brutta e cattiva, né perché non ci sono più le mezze stagioni; se la Roma va male è per una serie di motivi sportivi, uno di questi è sicuramente legato alle scelte dell'allenatore. Ma non solo. E tutto non si risolve di certo con il ritiro punitivo, che nessuno a Trigoria prende in considerazione. Per ora.

 

di francesco

IL RAPPORTO COL GRUPPOParlavamo di confusione. Non tattica, nel senso che non ci riferiamo al modulo: va bene il 4-3-3, va bene il 4-2-3-1, va bene (o male) tutto, il problema è che la squadra, in qualsiasi modo la si schieri, appare spaesata, fragile, prevedibile e inconsistente. Prima segnava poco, ora non tira in porta; prima non subiva gol, ora sembra la banda del buco e, alla minima criticità, crolla. Dicevamo distanti. I calciatori, riguardando le partite, danno la sensazione di non seguire fino in fondo le direttive tattiche: perché non sono d'accordo o perché non ce la fanno. La Roma, s'è detto, dura un tempo, con il Milan nemmeno quello.

 

roma milan bonaventura

La prima frazione con i rossoneri lascia di positivo il fatto di non aver preso gol e di aver subito poco, ma come produzione offensiva siamo allo zero, o poco più, come fluidità di manovra anche. Poche idee e confuse. Certo, non è facile far girare a mille una squadra che ha il cinquanta per cento dei calciatori fuori condizione, probabilmente sarebbe stato meglio in questo periodo adottare una politica conservativa, fatta di un semplice meglio non prenderle. Ma Di Francesco non è fatto così, di conservativo non ha nulla e se va a sbattere lo fa con le sue convinzioni, sapendo che se non raggiunge il risultato (il quarto posto) diventa il primo colpevole a dover pagare. La ricaduta, quella con il Milan, è peggio della malattia dicembrina. La confusione/involuzione non si vede solo in campo, l'origine ce l'ha anche nelle sue parole. Ad esempio: sabato Di Francesco aveva detto che Schick e Dzeko non rendevano al meglio se schierati insieme, col Milan, zac, eccoli insieme per quasi tutto il secondo tempo. Di Francesco, da un punto di vista dialettico, era stato perfetto fino a poco tempo fa, anche nella fase rigida del mercato. La sua sincerità aveva ottenuto consensi. Quindi, quello che vediamo e ascoltiamo ora, è solo figlio della situazione: confusa questa, confuso lui. Ed è il primo a sapere che in certe situazioni, è il tecnico a doversi misurare con le proprio responsabilità. Sempre.

de rossi di francesco

 

L'ATTENUANTE ROSA Non è colpa di Di Francesco se l'esterno alto non è mai arrivato, se alcuni calciatori comprati non li ha praticamente mai avuti a disposizione, vedi Karsdorp (terzino, elemento indispensabile per la Roma, al di là di chi sia l'allenatore), Schick mai avuto con regolarità, Defrel ha combattuto con una serie di infortuni, così come ultimamente Gonalons (a proposito, che fine ha fatto?). A sinistra c'era Kolarov e basta, Emerson è stato ceduto e Silva si sta vedendo (in panchina) solo ora. Dzeko era solo col 4-3-3 ed è solo nel 4-2-3-1, insomma è sempre solo, che può fare Di Francesco per lui? Un crollo dei nuovi e di alcuni vecchi hanno portato a queste difficoltà. E lui deve insistere, senza mollare. A meno che non lo molli qualcun altro più in alto di lui. Ma in questo caso saremmo al solito refrain, per cui è sempre colpa dell'allenatore. Il futuro è adesso. In bocca al lupo.

 

 

 

2. PROTEGGERLO O CACCIARLO

Mimmo Ferretti per il Messaggero

 

di francesco

Ufficiosamente, Eusebio Di Francesco non è in discussione. La Roma, per ora, non pensa ad un cambio in panchina. Si va avanti con lui perché - sostengono - il traguardo minimo stagionale (arrivare tra le prime quattro del campionato) è ancora alla portata del gruppo, e in più c'è da giocare un ottavo di ritorno di Champions. E forse anche perché non può essere soltanto colpa del tecnico se le cose adesso non vanno come dovrebbero. Nulla è perduto, in sintesi, anche se molto è andato già sprecato. Tipo, la Coppa Italia. Arrivati a questo punto, però, le strade da percorrere sono soltanto due: cacciare l'allenatore o dargli forza. Con i fatti, non solo a parole.

 

La palla, insomma, passa alla società. Far finta di nulla sarebbe un grave errore; anzi, la premessa di altri errori più pericolosi. Era lecito aspettarsi, prendendo un allenatore alla sua prima esperienza in una grande società, che le difficoltà prima o poi sarebbero arrivate, specie se all'allenatore in questione non è stata data una rosa completa. È giunto il momento che il club dimostri la sua presenza. In un senso o nell'altro. Se si sceglie la strada della continuità, almeno fino al termine della stagione, non si dovrà più cambiare direzione. E non soltanto perché, al momento, su piazza non ci sono valide alternative.

di francesco

 

Di Francesco, però, deve dimostrarsi meno incline ai compromessi, con tutti. Esentarlo da responsabilità sarebbe da irresponsabili: nessuno nella Roma oggi può o deve sentirsi incolpevole. Compresi (o in primis?) quei calciatori che camminano anziché correre e che giocano ognuno per conto loro senza seguire uno spartito comune. Ma perché non vogliono farlo o perché nessuno ha insegnato loro come farlo?

 

 

di francescode rossi di francesco

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