STASERA L'ITALIA AFFRONTA L'IRLANDA DEL NORD PER LA SEMIFINALE PLAYOFF - IL PRESIDENTE DELLA FIGC, GABRIELE GRAVINA, SI E' GIA' BARRICATO NEL SUO BUNKER: HA FATTO SAPERE CHE ANCHE IN CASO DI MANCATA QUALIFICAZIONE AI MONDIALI, E SAREBBE LA TERZA FILATA, NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DIMETTERSI. SOSTIENE CHE NON ESISTONO NORME PRECISE, IN PROPOSITO (SICURO? SAREBBE TRAVOLTO DA UN'ONDA DI INDIGNAZIONE POPOLARE CHE LO COSTRINGEREBBE A FUGGIRE DA VIA ALLEGRI A GAMBE LEVATE) – RONCONE: “L’ATMOSFERA E’ CUPA, I PRESAGI NEGATIVI TANTI. GIANLUIGI BUFFON, CON ARIA INDIGNATA, HA PARLATO DI 'SCETTICISMO E DI CRITICONI'. MA DEV’ESSERSI DISTRATTO DURANTE LE PARTITE CON LA NORVEGIA. POSSIAMO CONTARE SU UN SOLO FUORICLASSE, CHE È DONNARUMMA. ESCLUSO LUI, IL PIÙ BRAVO È TONALI, MA È MALCONCIO. A GATTUSO È STATO CONCESSO DI VEDERE I SUOI RAGAZZI SOLO IN RANDOMICI PRANZI. PERCHÉ LA LEGA SERIE A NON È RIUSCITA A TROVARE UN BUCO PER ORGANIZZARE NEPPURE UNO STAGE….” - DOVESSE ANDAR MALE, SO' CAZZI PER TUTTI
Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera" - Estratti
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Caro Gattuso, (...)il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina s’è chiuso a chiave nel suo ufficio ormai già da alcune settimane. La spiegazione fatta pervenire è che, anche in caso di mancata qualificazione ai Mondiali, e sarebbe la terza filata, lui non ha alcuna intenzione di dimettersi. Sostiene che non esistono norme precise, in proposito.
E che casomai si sentirebbe responsabile, ma non colpevole.
Immagino che pure lei, Rino, abbia colto in queste affermazioni uno slancio di efferato ottimismo. Certo lei sa tutto, ha capito tutto. Le sue occhiate nell’ultima conferenza stampa valevano più di qualsiasi parola.
L’atmosfera è cupa, i presagi negativi sono tanti alla vigilia di questa partita, che non è una semplice partita. E ha ragione quando suggerisce: pensiamo, per adesso, solo all’Irlanda del Nord. Ammetterà che però anche solo a pensarci, qualche preoccupazione, diciamo così, è comprensibile.
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Gianluigi Buffon, con aria indignata, come quando accusava gli arbitri giusti di avere un bidone al posto del cuore, ha parlato di «scetticismo» e di «criticoni». Ma dev’essersi distratto durante le partite con la Norvegia. Mi prendo la briga di scrivere le cose che lei, Rino, per ovvie ragioni, non può dire davanti ai microfoni accesi (però in privato, forse, sì).
Possiamo contare su un solo fuoriclasse, che è Gigio Donnarumma. Escluso lui, il più bravo che abbiamo è Tonali, ma è malconcio. Come tutta la difesa. Mancini, Bastoni, Calafiori: ciascuno di loro ha qualche acciacco. A centrocampo siamo involuti (Barella), esausti (Cristante), inaffidabili (Frattesi), elementari (Locatelli). Del resto, se aveva deciso di richiamare un quasi ex calciatore come Verratti, un motivo ci sarà. Suppongo sia perciò tentato da Pisilli. E da Pio Esposito.
Freschi. E pieni di entusiasmo. Ecco: con gli altri come stiamo messi a voglia di rinunciare alle vacanze per andare ai Mondiali?
Sappiamo che le è stato concesso di vedere i suoi ragazzi solo in randomici pranzi. Perché la Lega, con profondo senso di responsabilità, non è riuscita a trovarle un buco per organizzare neppure uno stage. Le prime e ultime prove tattiche le ha così potute svolgere solo a Coverciano, un giorno fa.
Intendiamoci: è chiaro che, presi singolarmente, gli azzurri sono comunque più bravi degli irlandesi. Però è lei, Rino, con la sua storia da calciatore, a spiegarci che poi su un prato non contano solo la tecnica e il mestiere, ma anche e soprattutto la forza e la furia, le ambizioni e il coraggio. Per questo, pure per questo, stasera siamo nelle sue mani
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Davanti a una bottiglia di rosso, le chiederei perché ha rinunciato alla classe di Bernardeschi o alla corsa di Zappacosta. E che cosa pensa quando vede Gatti, lei che ha giocato con Nesta e Maldini. Però sarebbero chiacchiere di calcio, in libertà. Mentre tra qualche ora la faccenda diventa piuttosto seria, per quanto può essere seria la passione per il pallone. Glielo dice uno che ha avuto il privilegio, sia pure con ricordi sfumati e in bianco e nero, di vedere un padre e una madre abbracciarsi quando Rivera segnò il gol del 4-3 contro la Germania, in quella notte del 1970.
E che non dimentica l’allegria dei balli in strada dopo il Mundial dell’82 e l’urlo di Grosso quando buttò dentro l’ultimo rigore a Berlino, nel 2006. Ci sono un sacco di ragazzi che non sanno di che felicità parlo. Ci sono generazioni di tifosi che l’Italia ai Mondiali non l’hanno proprio mai vista.
È anche per questo che deve portarci dall’altra parte dell’Oceano, Rino.
Con stima e simpatia, buon lavoro (e suerte) .
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GABRIELE GRAVINA, GIANLUCA ZAMBROTTA E SIMONE PERROTTA
buffon gattuso gravina
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