“MINCHIA…” – SINNER FESTEGGIA CON UN TUFFO DAL TRAMPOLINO LA VITTORIA A MONTECARLO E IL RITORNO AL NUMERO 1 DELLA CLASSIFICA ATP – LA SCENETTA, L’INDECISIONE LEGATA ALL’ALTEZZA E POI IL TUFFO A BOMBA: VIDEO - PANATTA: “SINNER HA LA TESTA DA NUMERO UNO, ALCARAZ NON LO SO. NON È RIUSCITO A SOPPORTARE LA PRESSIONE CHE GLI HA MESSO ADDOSSO JANNIK E AL SUO ANGOLO HA SPESSO URLATO: "AL MOMENTO BUONO LUI FA IL PUNTO, IO NO". MI CHIEDO SE ERA DAVVERO NECESSARIO MOLLARE IL COACH, JUAN CARLOS FERRERO, CHE L’HA FORMATO E AVVIATO ALLE VITTORIE. HO QUALCHE DUBBIO IN PROPOSITO” - VIDEO
Adriano Panatta per il “Corriere della Sera” - Estratti
Ce l’ha Sinner la testa da Numero Uno.
E mamma mia quanta ne ha. È lei che fa la differenza, nel tennis di oggi. Lei che può allargare la distanza fra due campioni altrimenti vicini, al punto da equivalersi perfino nei risultati.
Ventisette vittorie a 26 per Sinner, 8 Masters 1000 per uno, con lo spagnolo in vantaggio negli Slam, ma qui vale la pena di attendere, per scoprire come andrà a finire, la sfida, perché qualcosa succederà anche tra i Major. La testa di Sinner non fallisce mai, è sempre presente, è il suo «colpo» migliore. Anche quando si trova in difficoltà, quando la giornata non è delle migliori. Lui ha sempre una risposta da dare, un obiettivo da inseguire. Senza mai concedersi passaggi a vuoto.
Quest’ultima è invece la specialità di Alcaraz, e mi chiedo se era davvero necessario mollare il coach, Juan Carlos Ferrero, che l’ha formato e avviato alle vittorie. Ho qualche dubbio in proposito.
Non mi sembra che i risultati siano migliorati. E non saprei dire se il successo agli ultimi Australian Open appartenga al nuovo corso, o non sia da considerare piuttosto l’ultimo lascito della vecchia gestione.
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Ciononostante, si è ripetuta ieri a Montecarlo una scena già vista nella finale di Wimbledon, l’anno scorso. Con Alcaraz che si rivolge al suo angolo, da dove gli dicono di avere più pazienza, di aspettare il momento buono, e lui che ribatte secco: «Sì, ma al momento buono lui fa il punto, io no». Ed è quasi un’ammissione dolorosa di impotenza, espressa tra l’altro proprio a metà del tie break a fine del primo set. Nel quale Carlos è stato capace di recuperare lo svantaggio proprio sul primo set point di Sinner, per poi gettarlo al vento sulla sua successiva battuta, e con un doppio fallo.
Lo stesso è successo nel secondo set.
Avanti 3-1, Alcaraz non è riuscito a sopportare la pressione che gli ha messo addosso Sinner. E Jannik, non è come gli altri tennisti, che magari ti fanno un break e lì si fermano. Se gliene dai la possibilità, Jannik ti fa cinque game di fila e vince l’incontro. Ed è quello che è successo nella finale di ieri.
Penso che il Numero Uno a Sinner gli stia un gran bene, gli doni parecchio. Ma anche che la disputa, nel Duopolio che regge il tennis di oggi, sia solo agli inizi.
Alcaraz è un grande giocatore, e punta ai grandi traguardi. Ma Sinner ha dimostrato di saper vincere trofei importanti anche sulla terra rossa. Avanti con Roma e Parigi, dunque. Con i metodi di sempre. Alzarsi la mattina con il pensiero fisso di migliorare. Non so se lo faccia anche Alcaraz, ma non ne sono così convinto. Mentre so per certo che con quella testa, Sinner può fare ciò che vuole.
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