DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - DOPO QUATTORDICI ANNI ESCE UN NUOVO “SILENT HILL”, ANCHE SE NON È AMBIENTATO NELL’IMMAGINARIA CITTADINA AMERICANA MA IN UN BORGO GIAPPONESE DEGLI ANNI ‘60. “SILENT HILL F” RESTITUISCE L’INTIMISMO ANGOSCIOSO E L’HORROR TRUCULENTO DEI MIGLIORI EPISODI DELLA SERIE, RISULTANDO IN UN VIAGGIO DA INCUBO IN CUI FIORISCE UN DISTURBANTE E TRAGICO LIRISMO DELLA DISPERAZIONE CHE NON ESCLUDE UNA CIMITERIALE BELLEZZA... - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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“Ora si sono schiusi dalle terre della morte questi fiori che un lungo sforzo di sogni ha sparso…”

Antonin Artaud, Giardino Nero

 

C’è qualcosa di sensuale e osceno insieme, nella lussureggiante fioritura di scarlatti gigli-ragno che si diffondono più carnosi che vegetali per il borgo di Ebisugaoka, immaginaria cittadina di un Giappone degli anni ‘60 in cui si svolgono le innumerevoli tragedie di Silent Hill f. C’è comunque in tutto il gioco di Konami, il primo originale della serie super-horror dal 2011 quando uscì lo sfortunato Downpour, una continua commistione tra una bellezza decadente e un raccapriccio fiorente che ne determina la macabra poetica, emancipandolo dall’horror convenzionale, contribuendo in maniera decisiva alla sua visionaria, allucinata identità artistica.

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Un’arte dell’orrore che disturba e non lascerà indifferenti, perché originata da una concretezza umanista, laddove il soprannaturale è materia simbolica degli spettri più spaventosi che si agitano nella psiche, quindi un tratto distintivo di Silent Hill. Ma Silent Hill non è una cittadina americana, sebbene immaginaria anche questa come Ebisugaoka? Allora perché il gioco si intitola Silent Hill? E cosa significa quella “f”?

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Lo scoprirete se siete esegeti della serie, ma si tratta di risposte sottili, davvero raffinate, nel corso di questo stralunato, disperato incubo. Non immaginatevi quindi un divertente tunnel dell’orrore, non dovreste se conoscete Silent Hill d’altronde, qualcosa di spassoso e spaventoso in una maniera più carnascialesca e ingenua alla Resident Evil, ma un videogioco che vi ritarderà il sonno con tetre considerazioni sulle sue vicende e vi abbatterà con una violenza truculenta che non è solo “splatter”.

 

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 Ma vale davvero la pena, nella sua più vera accezione, di giocare questo “fiore del male”, malgrado le angosce e il dolore che potrà alimentare in un mondo già così angoscioso, perché non si tratta di una superficie spettacolare ma di fonte di riflessione in un sistema ludico che non si potrebbe mai definire divertente ( perché non c’è ombra di divertimento alcuno e non ce ne è mai stata in un nessun Silent Hill ) ma che risulta assai appagante e funzionale al racconto.

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GIOVENTÙ INQUIETA

Siamo la giovane donna Shimizu Hinako. Ce ne andiamo di casa, mentre il padre ubriaco urla e la madre sottomessa geme. Scendiamo verso il negozio che funge da ritrovo per la nostra piccola compagnia di amiche e amici, per i viottoli vuoti di una paese già cupo tra case e vegetazione. Intanto già risuona la musica sempre eccezionale di Akira Yamaoka, a ricordarci che siamo a Silent Hill anche se non siamo a Silent Hill.

 

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 Dopo un segmento di dialogo tra giovani che ha persino qualcosa del cinema di Ozu, ecco che giunge subito l’orrore, si diffonde la nebbia e fiumi di gigli-ragno (so che sono questi perché sto giocando un altro gioco “giapponese” che li determina del quale vi parlerò prestissimo) sgorgano sulla scia di una creatura malefica, fiorendo in maniera terribile anche sul corpo di una compagna di Hinako. Così fuggiamo inermi, prima di trovare un tubo d’acciaio con il quale combatteremo contro i primi nemici. Il design dei mostri è davvero ispirato, bambole da incubo e obbrobri di varie dimensioni da fare accapponare la pelle solo a sentire i loro sordidi suoni.

 

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Questa odissea dell’angoscia, perfettamente ritmata tra azione, esplorazione e riflessione, ci condurrà attraverso deliranti risaie o scuole infestate e anche nell’altrove, spazi appartenenti al misticismo e all’iconografia giapponese, come quelli infernali e rugginosi dei Silent Hill “americani”. E mentre esploriamo troveremo tante lettere o altri documenti che ci raccontano gli obbrobri neanche troppo sotterranei del paese, le ombre dietro le amicizie, le frustrazioni e l’odio dai quali scaturisce questo dramma fisico e metafisico, fino allo straordinario e stupefacente finale.

 

Ce ne sono tuttavia cinque diversi e potrete rigiocare il gioco per vederli tutti, anche perché i contenuti tendono a variare. Comunque anche una sola partita, ci vogliono circa quindici ore per terminare Silent Hill f, giustifica l’esperienza.

 

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ENIGMISTICA COMPLESSA E SCONTRI SANGUINOSI

Ci sono enigmi diabolici da risolvere, che vi faranno fermare e meditare per qualche tempo, assai ben pensati per muovere il cervello. Sono parecchi e la loro risoluzione vi premierà con una certa soddisfazione. Cercate di risolverli da soli senza consultare le guide che dall’uscita del gioco, il 25 settembre per PlayStation 5, XBox e PC, “fioriranno” su internet.

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Vi perdereste qualcosa di fondamentale nell’ amplificare il fascino di Silent Hill f; al limite consultatevi con qualcuno che conoscete e ci sta giocando, rifletteteci insieme. La difficoltà degli enigmi può essere modificata, ma vi consiglio quella “impegnativa”. Anche gli scontri con i mostri possono essere assai ostici o più o meno elementari in base alla modalità selezionata, ma ricordatevi che questo viaggio è già abbastanza ostico per la psiche, quindi decidete riflettendo se volete anche aggiungerci numerosissimi Game Over da uccisione.

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Dopo il diverso, difficile e tetro Cronos The New Dawn dei Bloober Team, che dopo il remake riuscito di Silent Hill 2 stanno lavorando a quello del primo episodio, Silent Hill F si rivela come un altro grande survival horror da non prendere alla leggera e invece preparandosi ad una specie di tormento e a proposito, fra poco uscirà anche Tormented Souls 2. Un anno di orrori pieno di horror per meditare sull’orrore.

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