salvini calenda meloni vannacci

DAGOREPORT – LA ''SUGGESTIONE'' DI GIORGIA MELONI SI CHIAMA “SALVIN-EXIT”, ORMAI DIVENTATO IL SUO NEMICO PIU' INTIMO A TEMPO PIENO - IN VISTA DELLE POLITICHE DEL 2027, SOGNA DI LIBERARSI DI CIO' CHE E' RIMASTO DI UNA LEGA ANTI-EU E VANNACCIZZATA PER IMBARCARE AL SUO POSTO AZIONE DI CARLO CALENDA, ORMAI STABILE E FEDELE “FIANCHEGGIATORE” DI PALAZZO CHIGI - IL CAMBIO DI PARTNER PERMETTEREBBE DI ''DEMOCRISTIANIZZARE" FINALMENTE IL GOVERNO MELONI A BRUXELLES, ENTRARE NEL PPE E NELLA STANZA DEI BOTTONI DEL POTERE EUROPEO (POSTI E FINANZIAMENTI) - PRIMA DI BUTTARE FUORI SALVINI, I VOTI DELLE REGIONALI IN VENETO SARANNO DIRIMENTI PER MISURARE IL REALE CONSENSO DELLA LEGA - SE SALVINI DIVENTASSE IRRILEVANTE, ENTRA CALENDA E VIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026, PRENDENDO IN CONTROPIEDE, UN'OPPOSIZIONE CHE SARA' ANCORA A FARSI LA GUERRA SUL CAMPOLARGO - LA NUOVA COALIZIONE DI GOVERNO IN MODALITÀ DEMOCRISTIANA DI MELONI SI PORTEREBBE A CASA UN BOTTINO PIENO (NUOVO CAPO DELLO STATO COMPRESO)....

DAGOREPORT

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse

Chi conosce bene il Teatrino della Politica de' noantri tiene sempre bene in mente la celebre frase del filosofo Eraclito: "Tutto scorre" (in greco antico Panta rhei). Per gli vecchi habituè dei palazzi romani, è un monito che sta lì a dire: il cambiamento è l'unica costante e nulla rimane immutato.

 

Finite le ideologie, obsoleti gli ideali, scarseggiando le idee, la politica è fatto di scenari futuri che vanno "creati", pena il rischio di trovarsi davanti a qualche bieca sorpresa del destino.

 

giorgia meloni al senato foto lapresse 4

E i Fratellini d'Italia, magari ricordando anche il celebre motto del loro antico Mascellone con l'orbace ("Chi si ferma, è perduto"), non stanno a Palazzo Chigi a pettinare le bambole del loro successo ma si industriano ad architettare i possibili scenari prossimi venturi. Quindi, è cosa buona e giusta prestare attenzione alle “suggestioni” che circolano nella Roma Potentona.

 

Giorgia Meloni, stabilmente al Governo da tre anni con un inedito e intonso beneplacito popolare al 30%, accreditata di un consenso personale del 46% (altro record), ha i neuroni rivolti alle elezioni politiche del 2027. Certo: chiunque, al suo posto, si sentirebbe solido e rinfrancato da tutti i sondaggi e salamelecchi tributati da gran parte dei giornali e dei media Rai e Mediaset. Eppure, la Ducetta soffre di un invasivo rodimento, che si sta rivelando deleterio al massimo grado per il suo primario obiettivo di democristianizzazione, che porta il nome di Matteo Salvini.

 

 

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

L’ingombrante alleato, vicepremier e ministro dei Trasporti, è da un pezzo il suo nemico più intimo, che ogni giorno si trasforma in un immenso sfracellamento di cojoni e di otoliti: eccolo che flirta con l’estrema destra fascio-populista di Vannacci, avanti il putiniano di vecchio conio che strizza l’occhio ai ''patrioti'' anti-Europa Le Pen ed Orban e ai nazistelli di Afd, arieccolo che immancabilmente prova a scavalcarla su chi è più filo-Trump.

 

Ora il "Capitone" è impegnatissimo a  piantare grane sulla manovra finanziaria al Governo e al suo stesso ministro a capo del Mef, Giorgetti, chiedendo di stangare le banche e le assicurazioni per varare chissà quale ed ennesimo condono fiscale o rottamazione per raccattare qualche voto dei soliti evasori fiscali per una Lega sempre pù slegata e declinante.

 

giovanni donzelli giorgia meloni carlo calenda (4)

Con un junior partner così, è difficile immaginare un’altra legislatura fianco a fianco, con Palazzo Chigi trasformato in un ring, gong!, fuori i secondi. In questi ultimi tre anni, con il progressivo sfarinamento della Lega (oggi accreditata di un 8 virgola per cento), gli scazzi tra Giorgia e Matteo sono stati così frequenti e ripetuti che solo il cemento armato del Potere ha permesso alla coalizione di dribblare gli ostacoli in Parlamento.

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA

 

 

Ma questa lotta è sempre più deleteria e logorante e soprattutto non si può ripetere all’infinito. Ecco perché nella bionda testolina della Statista della Sgarbatella si insinua una suggestione, appunto: perché non trovare il modo di sostituire la Lega con un partito di centro, come Azione di Carlo Calenda? (Che poi si trasformerebbe in una bella beffa per l'opposizione che se ne sta inventando di tutte per dar vita a una "terza gamba" moderata e riformista al fianco del sinistrato Pd by Elly Schlein).

 

calenda meloni

L’idea non è per niente malvagia e avrebbe molti risvolti positivi per la premier con il cagnolino (suo ultimo spot social: i cani portano sempre consenso): da un lato si libererebbe di un Salvini ormai più che indigesto agli occhi degli europoteri, accoglierebbe un esecutivo del tutto filo-atlantico e pro-Bruxelles, aprendo una via in discesa  verso il Ppe, la più grossa coalizione al potere in Europa che esprime il presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, verso cui Fratelli d’Italia è in marcia già da tempo.

 

MATTEO SALVINI - VLADIMIR PUTIN - ROBERTO VANNACCI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Non è un mistero, infatti, che Giorgia Meloni, da Camaleonte in chief, stia gradualmente spostando al centro, almeno in Europa, i suoi Fratellini, e ha bisogno di lasciarsi alle spalle un alleato di governo inviso (eufemismo) alle stanze dei bottoni di Bruxelles, avendo compreso che senza la “bollinatura” della Commissione non si governa (leggi: finanziamenti e posti nevralgici), né ora né mai.

 

Per realizzare l’ambiziosa sostituzione di partner, però, è necessario che il peso dei voti di Lega ed Azione si equivalgano nelle urne: al cambio, il centrodestra non deve rimetterci troppo. Il ragionamento fatto a via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, è questo: se noi abbiamo il 30% e Forza Italia può raggiungere il 10, quanto ci manca per vincere tranquilli, considerando la debolezza e il tafazzismo endemico dei nostri avversari?

 

LUCA ZAIA IN VERSIONE DOGE - MEME BY EMILIANO CARLI

Potrebbe bastare un 5-6% facilmente raggiungibile mettendo insieme l'1,5% di Noi moderati di Lupi e il 3,5% di Azione di Calenda. L’altro partito centrista della coalizione, Forza Italia, non si metterebbe di traverso.

 

Anzi, ad Arcore stapperebbe una cassa di champagne (gli emissari di Giorgia Meloni avrebbere condiviso con il vero segretario del partito, Marina Berlusconi, il brillante progetto di sfanculare il "matto" del Carroccio).

 

Da un bel pezzo, i talk di Rete4, da Del Debbio a Porro, hanno messo sulla black-list degli invitati gli esponenti leghisti, tant'è che Salvini non demorde di chiedere l'abbattimento del costo del canone Rai, o addirittura la sua cancellazione: cosa che farebbe aumentare il tetto pubblicitario della Rai, con pessime conseguenze per il bilancio del Biscione.

SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTIN

 

Il “Churchill dei Parioli”, d’altronde, dopo aver rotto brutalmente ogni rapporto col suo ex compare Matteo Renzi, ha cannoneggiato qualsiasi idea di avere a che fare con un Campolargo, comprendente i detestati Cinque Stelle, considerato un movimento che ha destabilizzato la democrazia italiana.

 

Quindi, oggi Calenda si può considerare a tutto titolo un “fiancheggiatore” del Governo: gradito ospite di "Porta a Porta", presente con dotte articolesse sul "Sole 24 Ore", protagonista recentemente, in un convegno della meloniana Coldiretti, di un coattissimo scazzo con l’ad di Enel, Flavio Cattaneo, in merito al costo esorbitante delle bollette elettriche che grava sui cittadini e sulle imprese che esportano, diventate non più competitive.

 

Al convegno della Coldiretti, Carletto non l'ha toccata piano. Come un kamikaze giapponese è sceso in picchiata, facendo ritornare il sorriso alla Sora Giorgia: “Enel distribuzione fa più utili di Hermes e prende pure il bonus. Cattaneo è un po’ cafone, lo conosco da quando stava per far zompare per aria Tim, per lui è sempre una questione di chi è il padrone…”.

 

LA LITE TRA FLAVIO CATTANEO CARLO CALENDA VIGNETTA BY OSHO

Il giorno successivo, Calenda ha continuato su X a mazzolare il marito della Ferillona tirando in ballo i grandi sponsor che hanno spinto Cattaneo al vertice di Enel (dove Meloni voleva Donnarumma), ovvero La Russa e Salvini: “Ciò dimostra l’arroganza di molti manager pubblici che per ragioni varie considerano la politica al loro servizio", ha digitato il Toro Scatenato di Azione. "Forse anni di amicizia e frequentazione con La Russa e Salvini hanno prodotto in Cattaneo questa idea. Gliela faremo passare...".

 

La suggestione di imbarcare Calenda è subordinata ovviamente a una preliminare “verifica” della reale consistenza elettorale della Lega. Nel voto regionale nelle Marche, in Calabria e in Toscana, il Carroccio ha faticato.

 

MATTEO SALVINI IGNAZIO LA RUSSA

A Firenze e dintorni, in particolare, dove si era affidato alla “cura Vannacci”, Salvini ha preso una scoppola fermandosi al 4,38%.

 

Il vero banco di prova, per scoprire se il Carroccio è ormai diventato una scatorcio da rottamare, sarà la tornata elettorale del 23-24 novembre: con le Regionali in Veneto, Campania e Puglia, tre regioni popolose e dunque probanti in ottica nazionale.

 

Una volta in mano i risultati delle urne, Giorgia Meloni peserà la forza della Lega. La tenuta interna del Carroccio è in gioco soprattutto nello storico fortino del Veneto, dove Salvini ha ottenuto la candidatura di un suo uomo, Alberto Stefani.

 

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI

Una vittoria a caro prezzo, quella di Salvini: ha dovuto non solo accettare di lasciare a Fratelli d’Italia il candidato per la Regione Lombardia nel 2028, ma ha anche dovuto stroncare le ambizioni del fu Doge Luca Zaia. Infatti, la presenza di una Lista Zaia, quanti voti avrebbe portato via al partito della Fiamma?

 

Non potendosi ricandidare, il Governatore uscente sperava almeno di poter presentare una lista a suo nome, con l’obiettivo, neanche troppo nascosto di portare in Consiglio regionale molti suoi fedelissimi, così da orientare le scelte della futura amministrazione. Di qui, il no secco di Meloni.

 

ROBERTO VANNACCI RICEVE LA TESSERA DELLA LEGA DA MATTEO SALVINI

Anziché mandarli a farsi un giro in gondola, dopo il no alla sua lista, e senza aver in tasca manco un futuro posto al sole a livello nazionale (ministro), quel cuor di coniglio di Zaia si è accontentato di mettere il suo nome come capolista per la Lega in tutti i collegi. È ovvio che non potrà avvenire un nuovo plebiscito sul suo nome, come quello di cinque anni fa, quando trionfò con oltre il 75% dei voti e la sua lista ottenne il 44%. 

 

 

Intanto, non è più lui il candidato alla presidenza della Regione. Secondo: votare per Zaia significa scegliere la Lega di Salvini e Stefani e molti fedelissimi della Liga veneta non sono così convinti di volersi sbattere pancia a terra per far fare bella figura al segretario che ha trasformato il partito in un’Afd alla polenta.

meloni cagnolino

 

Non è detto, dunque, che il risultato della Lega in Veneto sia eclatante. Come Dago-dixit, il rischio, serio, che corre il partito di Salvini è quello di vedersi sorpassare da Fratelli d’Italia. E, a quel punto, una sconfitta nell'unica roccaforte leghista rimasta, l'irrilevanza di Salvini sarebbe acclarata.

 

Forse all’interno del possibile “Salvini-exit” va letto l’atteggiamento sorprendentemente critico dei media meloniani nei confronti del generale Roberto Vannacci: dopo avergli steso tappeti rossi sotto i piedi per le sue posizioni contro migranti e “politicamente corretto”, adesso pucciano il biscotto sulla spaccatura interna alla Lega.

 

meloni vannacci

L’obiettivo di Donna Giorgia è evidente: soffiare sul fuoco delle incomprensioni per dividere e indebolire il partito di Salvini, puntando a marginalizzarlo fino al punto che basterà un Calenda qualsiasi per sostituirlo.

 

A quel punto, è fatta: sbattere la Lega fuori dal governo è un gioco da ragazzi, Mattarella è costretto a sciogliere le camere ed aprire la campagna per il voto anticipato, i partiti dell'opposizione nel 2026 saranno ancora impegnati a farsi la guerra tra di loro, e la nuova coalizione di governo in modalità destra-democristiana della Melona  si porta a casa un bottino pieno (nuovo Capo dello Stato compreso)....

 

Trattasi solo di ''suggestioni'' romane? Ah, saperlo....

 

 

DAGOREPORT - LUCA ZAIA MINACCIAVA DI DIVENTARE UN SERIO “PROBLEMA” PER MATTEO SALVINI E FORSE LO SARÀ: NON POTENDO IL “DOGE”, PER ORDINE DI SALVINI IN COMBUTTA CON MELONI, GUIDARE UNA LISTA A SUO NOME, UNA VOLTA SBATTUTO A CAPOLISTA IL SUO ENTUSIASMO POTREBBE SCEMARE E LA LEGA IN VENETO CORRE IL RISCHIO DI UN SORPASSO DI FRATELLI D'ITALIA - EVENTUALITA' CHE METTEREBBE DI NUOVO IN DISCUSSIONE LA LEADERSHIP DEL "CAPITONE" - I RAS LOCALI HANNO CRITICATO PER ANNI SALVINI, SENZA MAI AVERE IL CORAGGIO DI SFIDUCIARLO. QUESTA VOLTA, TRA UN VANNACCI CHE SI PRENDE I PIENI POTERI NEL PARTITO E I MALUMORI PER LA "CESSIONE" DELLA LOMBARDIA A FDI, UN FLOP IN VENETO POTREBBE ESSERE LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO - SE SALVINI NON RIDE IN VENETO, ELLY SCHLEIN POTREBBE PIANGERE IN CAMPANIA: IL GRILLONZO ROBERTO FICO NON ENTUSIASMA E FA INCAZZARE DE LUCA CON LE SUE LEZIONCINE ETICHE SUI CANDIDATI. TANT'E' CHE TRA I FEDELISSIMI DI DON VICIENZO È PARTITO IL FUGGI FUGGI VERSO LE SIRENE DELLA DESTRA DI POTERE...

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-luca-zaia-minacciava-diventare-problema-per-matteo-salvini-451382

 

matteo salvini bacia roberto vannacci creato con ia

DAGOREPORT - IL CONTESTO IN CUI È ESPLOSO LO SCONTRO-CON-SCAZZO TRA CARLO CALENDA, E L’AD DI ENEL, FLAVIO CATTANEO, HA COLPITO GLI HABITUÉ DEI PALAZZI ROMANI - IL DURO SCAMBIO NON È AVVENUTO IN UN TALK DE LA7, BENSÌ A UN GALLONATISSIMO CONVEGNO DI COLDIRETTI, LA FILO-GOVERNATIVA ASSOCIAZIONE CHE RAGGRUPPA 1,6 MILIONI DI IMPRENDITORI AGRICOLI (LA PRIMA USCITA PUBBLICA DI MELONI PREMIER FU A UN CONVEGNO COLDIRETTI) - L’INVITO AL CALENDA FURIOSO, DA MESI SMANIOSO DI ROMPERE LE OSSA A CATTANEO, È STATO “LETTO” NEI PALAZZI ROMANI COME UN SEGNO DI “DISTACCO” TRA LA STATISTA DELLA SGARBATELLA E L’AD DI ENEL, IL CUI MANDATO SCADE LA PROSSIMA PRIMAVERA DEL 2026 – E QUANDO IN UN SUCCESSIVO TWEET CALENDA COINVOLGE I GRAN MENTORI DELL'INARRESTABILE CARRIERA DI CATTANEO, LA RUSSA E SALVINI, SI ENTRA IN QUEL LUNGO E SOTTERRANEO CONFLITTO DI POTERE CHE FECE SBOTTARE ‘GNAZIO: “GIORGIA VUOLE CONTROLLARE TUTTO: PALAZZO CHIGI, IL SUO PARTITO, QUELLI DEGLI ALTRI, MA È IMPOSSIBILE’’ -  ORA IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE SUL CAPOCCIONE DI CATTANEO, OLTRE ALLA MANGANELLATA DI CALENDA, SIA ARRIVATO UNO SGRADITO OSPITE, UN NON IDENTIFICATO SPYWARE CHE L’HA SPIATO NOTTE E DÌ... - VIDEO - LA VIGNETTA ANTI-CALENDA DI "OSHO": "A PROPOSITO DE UTILI, VOLEMO PARLA' DELL'UTILITÀ DI AZIONE?"

https://www.dagospia.com/politica/l-invito-coldiretti-calenda-e-letto-come-distacco-meloni-cattaneo-russa-450711

 

 

 

 

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