giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

DAGOREPORT

giorgia meloni foto lapresse

Pur di non rischiare una nuova batosta, dopo quella del referendum, sulla riforma della legge elettorale la Meloni azzoppata è disposta a ritoccare il famigerato premio di maggioranza: potrebbe abbassarlo riducendo il numero dei parlamentari guadagnati dalla coalizione vincente, passando da 70 deputati e 35 senatori. a 45 deputati e 20 senatori.

 

Una disponibilità a rivedere l'abnorme premio di maggioranza dello “Stabilicum” che punta a far convergere l’opposizione sul sì alla riforma.

 

Una condivisione di cui, sulla carta, Giorgia Meloni non avrebbe bisogno. Come avvenuto con la riforma della Giustizia, il centrodestra potrebbe approvare la nuova legge elettorale a colpi di maggioranza. Ma la fu Ducetta si trava davanti due ostacoli: gli alleati dei Camerati d’Italia, cioè Forza Italia e Lega, sono più che scettici (eufemismo) e votando a scrutinio segreto il rischio per la Fiamma Tragica di prendere una seconda batosta si fa concreto. Quanti franchi tiratori potrebbero tentare di affossare lo “Stabilicum” in aula? Ah, saperlo...

 

RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE

Infatti, giocando con il pallottoliere, sia gli azzurri sia i leghisti, si chiedono in coro: ma ci conviene? Salvini e Tajani, anche nel loro piccolo, hanno capito che, in questo "proporzionale mascherato", come primo partito della coalizione, Fratelli d’Italia drenerebbe gran parte dei seggi disponibili.

 

La contrarietà più grande è legata appunto all’incertezza dei seggi sicuri: chi se li prende? Chi decide come ripartire le poltrone? 

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

Visti i mal di pancia del Carroccio e i retroscena sulle riflessioni di Marina Berlusconi su un eventuale “pareggione” (Forza Italia diventerebbe l’ago della bilancia), davanti al rischio di finire trombati, non è detto che la maggioranza voti compatta.

 

Ma nubi cupe si addensano anche sui Fratellini d'Italia che si chiedono: ma in caso di sconfitta alle politiche del 2027, a causa de' 'sto premio di maggioranza, molti noi non torneranno a scaldare gli scranni in parlamento...

 

Certo, la storia, dai tempi di Berlusconi, insegna che quando si è trattato di conquistare il potere, la destra si è sempre compattata nonostante le divergenze, dimostrando di conoscere il segreto di ogni coalizione di successo: “Prima si vince e poi si regolano i conti”. 

 

Viceversa la sinistra, fin dal 1921 con la scissione di Livorno tra socialisti e comunisti, è storicamente affezionata al "Dividi e perdi". Ed eccola sconquassata dalle solite competizioni interne, marcato ideologismo a un passo dal disfattismo, velleità e antipatie personali, non riuscendo a restare insieme per più di un biennio. Lo stesso schema si ripropone oggi sulla legge elettorale.

 

marina berlusconi vota per il referendum sulla giustizia 3

Nel presunto campolargo (o ''campostretto"?), sono abbastanza favorevoli alla riforma meloniana i Cinque Stelle, i quali sperano di allargare le proprie file parlamentari agguantando, in caso di successo, il premio di maggioranza; altrimenti, non hanno nulla da perdere.

 

Nel Pd invece sono molte le perplessità: Elly Schlein ha condiviso i suoi dubbi con l'Avs di Fratoianni & Bonelli, che è l’unico alleato con cui ha un accordo politico stabile, e ha deciso di sabotare ogni possibile discussione. 

 

LE TELEFONATE DEL CENTRODESTRA ALLE OPPOSIZIONI: “DIALOGHIAMO”. RIFIUTO SECCO: “NESSUNO SPAZIO”. SOLO AZIONE DICE SÌ

Estratto dell’articolo di Federico Capurso e Niccolò Carratelli per “La Stampa”

 

ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

«Pronto? Ciao, stiamo raccogliendo le disponibilità per un confronto sulla legge elettorale».

 

Nel primo pomeriggio di ieri, come deciso al vertice dei leader di lunedì, apre il call center del centrodestra. 

 

I capigruppo alla Camera di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia sono incaricati di telefonare ai loro omologhi del centrosinistra. Al leghista Riccardo Molinari toccano i colleghi del Pd e di Italia viva, a Galeazzo Bignami di FdI spettano i Cinque stelle e Azione, al forzista Enrico Costa restano Avs e +Europa. Chiamate piuttosto brevi e risposte tutte molto simili. «Non ci interessa». L'unico che non riattacca subito il telefono è il calendiano Matteo Richetti. […]

 

LEGGE ELETTORALE

 Cosa ci sia dietro la voglia del centrodestra di confrontarsi […] è chiarissimo anche ad Azione: «Stanno solo giocando a chi si intesta la disponibilità a fare una porcheria. La maggioranza sa che se va avanti da sola sulla legge elettorale verrà bersagliata di critiche».

 

Uno dei titolari del dossier, il dirigente di FdI Giovanni Donzelli, intervenendo in commissione mette comunque sul piatto la sua offerta migliore: «Siamo pronti a qualsiasi cambiamento, non c'è un pacchetto chiuso. Ascolteremo le proposte».

 

CARLO CALENDA MATTEO RICHETTI

Ma le opposizioni, al momento, non si spostano di un centimetro dalla linea «intransigente». Al telefono si risponde, ma «non c'è nessuno spazio per intavolare una trattativa», dice il deputato del Pd Peppe Provenzano, «questo è il secondo tempo del referendum, per tempi e modalità».

 

Nella maggioranza non si aspettavano nulla di diverso.

 

«Se non accettano il dialogo, andremo avanti da soli», minacciano da FdI. Anche se nemmeno tra alleati si respira grande fiducia. 

 

[…] Se a destra la strategia è tendere la mano per poi accusare gli avversari di essersi sottratti al confronto, a sinistra si punta sul classico refrain «le priorità del Paese sono altre».

 

GIOVANNI DONZELLI PARLA DEL CASO CONTE-PIANTEDOSI

[…] Per altro, secondo Giuseppe Conte, il centrodestra vuole cambiare la legge elettorale solo «per provare in tutti i modi a vincere, dopo la batosta del referendum. Intanto - sottolinea il presidente M5s - i rincari sono fuori controllo a carico di famiglie e imprese». Dunque, centrosinistra compatto nel negare un dialogo. «La destra si è infilata in un vicolo cieco», dice il segretario di +Europa Riccardo Magi. E, sottinteso, non saranno certo loro ad aiutarli a trovare l'uscita.

LEGGE ELETTORALE

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