john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

DAGOREPORT

MARIO ORFEO - SERGIO MATTARELLA - JOHN ELKANN - MOSTRA 50 ANNI REPUBBLICA

Altissima tensione sulla "trattativa esclusiva” tra la Holding Exor, cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann, e Antenna Group del magnate greco Theo Kyriakou per la vendita del gruppo Gedi.

 

Il negoziato doveva concludersi il 31 gennaio ma i due contraenti non riescono a trovare un accordo sul valore dell’operazione. Per disfarsi di “Repubblica”, “Stampa”, HuffPost, le radio Deejay, Capital e m2o, più la concessionaria di pubblicità Manzoni, la sommetta (non ufficiale) che John Elkann vorrebbe incassare gira intorno a 120/140 milioni di euro.

 

rappresentanti dei giornalisti di repubblica protestano contro john elkann foto lapresse 5

Dopo oltre sei mesi di “due diligence” di un plotone di avvocati e contabili, portati a termine i "conti della serva", pare che Kyriakou sarebbe disposto a fare un bonifico che non raggiungerebbe nemmeno 90 milioni di euro.

 

I “numeri” non quadrano e le probabilità che l’operazione con il greco antennato vada a puttane aumentano giorno dopo giorno, al pari delle perdite accumulate dal Gruppo Gedi, in un lustro 360 milioni, quasi tutte imputabili a "Repubblica" e "Stampa".

 

"Oggi 'Repubblica' è iscritta a bilancio per 65 milioni di euro, nel 2019 valeva 150 milioni”, scrive Stefano Vergine sul “Domani”. “Sono dati che aiutano a capire perché Elkann ha deciso di vendere, da tempo, e uscire definitivamente dall’editoria italiana (non da quella internazionale, visto che è azionista di maggioranza di 'The Economist')". E conclude: “Con questi numeri, però, piazzare bene Gedi non è facile”.

 

elkann la repubblica

Non è facile nemmeno per John Elkann, già di suo incazzatissimo per il rischio di andare a processo con l’accusa di truffa allo stato e frode fiscale per la causa intentate dalla madre Margherita sull’eredità “occulta” di Marella Agnelli, ritrovarsi la palla al piede di Gedi.

 

Se salta la trattativa con Kyriakou, che fa il presidente di Exor? Prende il fardello Gedi e lo mette all’asta al miglior offerente? Riciccia Leonardino Del Vecchio, che ha scoperto di avere smanie da editore, avendo già egli rilevato il 30% de "il Giornale" e la maggioranza delle quote di QN?

 

Finora, tutto era andato in discesa per Elkann: l’acquisizione nel 2020 de “La Repubblica” e “La Stampa”, da sempre quotidiani di riferimento del Partito Democratico, è stata un’abile mossa non solo per squagliare via via la ex Fiat in Stellantis, senza rotture di cojoni mediatiche e sindacali, ma anche per portare a termine tranquillamente la cessione delle grandi aziende italiane della Holding Exor:

 

rappresentanti dei giornalisti di repubblica protestano contro john elkann foto lapresse 3

dalla Magneti Marelli, al gruppo statunitense CK Holdings, alla Iveco agli indiani di Tata Motors, mentre Iveco Defence Vehicles è stata acquistata il 30 luglio 2025 da Leonardo, azienda partecipata dallo Stato (di seguito, l'elenco di tutte le cessioni da quando c’è il nipotino dell’Avvocato a capo di Exor).

 

Mentre per Stellantis e imprese dell’indotto lo stillicidio dei licenziamenti e cassa integrazione e incentivi all’esodo continua inesorabile: la delocalizzazione e il disinvestimento che, tra il 2023 e il 2025, hanno coinvolto non solo grandi multinazionali come Stellantis e Whirlpool, ma anche numerose Pmi, hanno causato la perdita di oltre 35.000 posti di lavoro.

john elkann

 

L’unico "rosso" che fa felice il malmostoso Elkann è quello del Cavallino Rampante: la Ferrari ha chiuso il 2025 con 7,146 miliardi di euro di ricavi netti, con un aumento del 7% rispetto all'anno precedente.

 

Mentre la vendita della Juventus, un’altra palla al piede che al 30 giugno 2025 ha registrato una perdita netta di 58,1 milioni di euro, è stata opportunamente messa in standby: la sollevazione popolare per l’errore arbitrale che è costata la sconfitta dei bianconeri con l’Inter domenica scorsa, fa ben capire che solo il calcio, e non la politica, potrebbe oggi far esplodere una rivoluzione nel Belpaese.

 

theodore kyriakou

Dunque, portato trionfalmente a termine gran parte del lavoro di liquidazione, la "copertura" dei giornali del gruppo Gedi non serviva più a John Elkann, ed era giunto il momento di togliersi il fardello prima di trasferirsi stabilmente sotto il ciuffo del prediletto Trumpone. Ma, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco…

 

TUTTE LE CESSIONI DI EXOR DA QUANDO C’È JOHN ELKANN AL COMANDO:

 • Nel 2018 Exor ha venduto l'intera quota in Banca Leonardo (16,51%) a Indosuez Wealth Management (Credit Agricole)

 

LEONARDO MARIA DEL VECCHIO

• Nel 2019 Exor ha ceduto Magneti Marelli al gruppo CK Holdings, per un valore complessivo di circa 5,8-6,2 miliardi di euro

 

• Nel luglio 2022 Exor ha ceduto la compagnia riassicurativa PartnerRe al gruppo francese Covéa per 9,3 miliardi di dollari.

 

• Nel luglio 2024 Exor, attraverso Stellantis, ha ceduto la maggioranza del capitale di Comau – specializzata nei processi di automazione industriale, produzione e robotica avanzata – al fondo di investimento statunitense One Equity Partners (non si conosce il prezzo di vendita)

 

• Nel 2015, Exor aveva già ceduto la totalità delle sue quote in Cushman & Wakefield, colosso americano dei servizi immobiliari, per 1,28 miliardi di dollari.

 

THEODORE KYRIAKOU IN QATAR ALLA CENA CON DONALD TRUMP E AL THANI

• Nel febbraio 2025 Exor ha venduto il 4 per cento di Ferrari, cedendo sul mercato le quote per un valore di 3 miliardi di euro, riducendo la sua partecipazione al 20,8 per cento ma restandone comunque l’azionista di controllo.

 

• Nel luglio 2025 Exor ha venduto Iveco agli indiani di Tata, che hanno lanciato un’opa volontaria, per un corrispettivo di circa 3,8 miliardi per Iveco.

 

• Nel novembre 2025 Exor ha ceduto il suo 17,1% in Banijay, società di produzione televisiva guidata dall'imprenditore dei media Stephane Courbit, per 60,1 milioni di euro. La vendita, che genera una plusvalenza di 24,8 milioni è avvenuta nell'ambito della fusione di Banijay con Zodiak Media, società di produzione televisiva del gruppo De Agostini.

 

• Notizia del 16 nel febbraio 2026, Exor cede Lifenet Healthcare, l’ex “Mutua Fiat’, a Reale Group, in un’operazione da 600 milioni di euro.

stabilimento magneti marelli a crevalcore

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI